Schwoch si racconta:” Dal Napoli di oggi ai ricordi della promozione del 2000. E quell’aneddoto con Marino…” VIDEO

Stefan Schwoch, ex attaccante del Napoli e grande protagonista del campionato di Serie B 1999/2000, nel quale gli azzurri guidati da Walter Novellino raggiunsero la promozione in Serie A, è intervenuto all’appuntamento settimanale di Campania nel Pallone – Live, rilasciando un’intervista nella quale ha ricordato il suo passato a Napoli, trattato il tema riguardante la ripresa dei campionati e tanto altro.

Per quanto riguarda la ripresa dei campionati, nelle prossime ore è previsto un incontro decisivo tra il ministro Spadafora e i vertici della FIGC per l’approvazione del protocollo, pensi che si vada verso la ripresa? “Penso proprio di sì, si cercherà il modo per portare a termine i campionati di Serie A e Serie B e finalmente potrebbero essere rese note le date ufficiali.

È necessario ripartire anche per l’inizio della prossima stagione, visto che in caso di mancata conclusione dei campionati in corso, potrebbero esserci molte polemiche e ricorsi da parte di tante società. Invece per la Serie C la situazione è sicuramente più complicata, considerate le condizioni in cui versano le società, mentre le riprese di Serie A e Serie B sono certamente più fattibili anche per strutture e fattori economici.”

Per te è giusto ripartire in questo periodo o avresti preferito una soluzione alternativa? I playoff potrebbero essere una soluzione ideale?

“Quest’ultima, potrebbe essere presa in considerazione se fosse l’unica soluzione, ma sono dell’idea che il campionato deve essere portato a termine nel modo più regolare possibile. Penso che ci siano i presupposti per una ripresa abbastanza tranquilla, anche se bisognerà farlo nella massima sicurezza e spero che l’Italia segua esempi come quelli della Germania.”

Perché andasti via da Napoli dopo la promozione in A? O per meglio dire perché ti mandarono via?

“Non sono voluto andare via io, mi hanno mandato via come tutti sanno e probabilmente anche a causa del fatto che purtroppo il Napoli non navigava in buone acque, l’offerta di 11 miliardi di lire da parte del Torino fu ritenuta irrinunciabile dalla società. Dovetti lasciare Napoli a malincuore, ma impuntarsi per rimanere dove non ti vogliono è sempre un qualcosa di sbagliato. Sapevo della stima che i napoletani avevano per me e che hanno tutt’ora; quando vengo a Napoli ancora oggi sono osannato. La gioia che provo quando sono a Napoli e l’affetto dei tifosi mi ripagano ampiamente di non aver giocato quell’annata in Serie A.”

La rincorsa alla Champions per il Napoli è sicuramente molto difficile, tu come la pensi?

“È molto difficile perché ci sono squadre davanti che viaggiano a velocità altissima, o almeno viaggiavano, adesso si parte con un campionato nuovo ed oltretutto i calciatori sono esseri umani e quindi bisogna vedere anche quelle che saranno le loro condizioni psicofisiche e la preparazione che faranno. Il problema è che dipende dagli altri e che non ti basta soltanto il tuo risultato. Il Napoli ha pagato una prima parte di stagione bruttissima, adesso con Gattuso la media punti nelle ultime partite è molto alta. Bisogna vedere mille aspetti ma se vuole credere nel raggiungimento del quarto posto non può più permettersi di sbagliare.”

Secondo te nel prossimo calciomercato il Napoli farà cessioni importanti come quelle di Allan e Koulibaly? O sarà un mercato condizionato dalla crisi economica nel quale sarà difficile monetizzare?

“Ci saranno cessioni importanti, si incasserà meno, ma allo stesso tempo pagherai meno quando andrai ad acquistare. I prezzi potrebbero alzarsi nel momento in cui si verranno a creare delle aste per un calciatore. Credo che ci saranno molti scambi.”
Riguardo a Mertens, quanto è difficile per un esterno diventare una prima punta e portare avanti una media realizzativa altissima?

“Non nascondo che io ero del parere che Mertens da centravanti avrebbe fatto tanta fatica, perché è un modo completamente diverso di giocare. A fare la punta molte volte ci si trova spalle alla porta, si ha il difensore alle spalle e bisogna proporsi, mentre da esterno si ha il difensore di fronte. Non avevo fiducia in Mertens prima punta, ma mi sono dovuto ricredere, Sarri ci ha visto lungo e ha saputo cogliere le doti del calciatore. È una gran prima punta, difatti è il più grande marcatore della storia del Napoli.”

Riguardo al Benevento, i sanniti meritano ampiamente la promozione in A avendo totalmente dominato il campionato di Serie B. Qualcuno ipotizzava l’annullamento del campionato, ma sarebbe un delitto, no? “Non posso neanche pensarlo che il Benevento la prossima stagione non disputi la Serie A, ha fatto un campionato incredibile, ha alle spalle una società molto solida che può fare la Serie A alla grandissima, con un Presidente che ama quello che fa e non si tira indietro quando c’è da spendere e con anche il DS Pasquale Foggia che sta facendo molto bene. È stato puntellato alla perfezione ciò che mancava al Benevento, che nella scorsa stagione era una squadra molto tecnica, ma spesso mancava della giusta personalità per affrontare al meglio le partite decisive. L’arrivo di Pippo Inzaghi ha fatto la differenza, la parola sconfitta non fa parte del suo DNA e ha saputo trasmettere ai calciatori la sua grande voglia di vincere.”

C’è un particolare aneddoto o particolare momento al quale sei legato nella tua esperienza a Napoli?

“Con Napoli è stato amore a prima vista, ricordo che arrivai il 30 dicembre e mangiai sul lungomare a maniche corte. Iniziai molto bene, il Napoli non vinceva da un po’ di partite e feci gol e assist all’esordio contro la Lucchese. L’anno della promozione fu esaltante, il migliore per me da calciatore.”

Ricordi la tua giocata pazzesca in Napoli-Atalanta con la quale servisti l’assist a Stellone?

“La ricordo, me la ricordano sempre quando vengo giù. Città come Napoli, sono città delle quali o ti innamori o non ci puoi più stare, non c’è una via di mezzo e io mi ritengo un fortunato per essere stato a Napoli ed essermi innamorato di questa città e dei suoi abitanti. I napoletani hanno la dote che quando ti prendono nel cuore non ne esci più. Dopo la vittoria contro il Brescia (avvenuta proprio il 28 maggio di 20 anni fa) sapevamo che avremmo raggiunto la Serie A, raggiungere la promozione a Pistoia è stato molto bello, ma se fosse stata raggiunta al San Paolo forse lo sarebbe stato ancor di più; ma la domenica successiva, in occasione di Napoli-Genoa, ci fu una grande festa.”
E’ vero che quando il Napoli era in Serie C e ti cercava, tu non potesti venire, ma consigliasti a Pierpaolo Marino quello che poi fu il bomber della successiva promozione in A, ovvero Emanuele Calaiò?

“Sì è vero”.


Felice B. De Martino

Video: Stefan Schwoch si racconta a Campania Nel Pallone-Live