In questa rubrica abbiamo spesso raccontato di giocatori partiti da molto lontano, molte volte dai campetti di periferia che ognuno di noi può ritrovarsi neanche troppo distante da casa, per poi cominciare una lunga ed ardua salita verso i livelli più alti, fino ad arrivare a giocarsela tra i professionisti: è proprio per questo che Oliver Kragl, il nostro protagonista odierno, oltre ad essere un pallino importantissimo del nostro Benevento, può a tutti gli effetti essere considerato un giocatore emblematico per questa rubrica; infatti la sua storia comincia tanti anni fa e in una realtà diametralmente opposta a quella attuale, ma raccontiamola un passo alla volta.
Oliver nasce in Germania, a Wolfsburg, il 12 Maggio del 1990 e a soli 11 anni entra a far parte delle giovanili dell’omonima squadra locale, mettendosi in mostra fin da subito per il suo gran tiro da fuori e la sua fame di emergere; tuttavia dopo quasi un decennio, il Wolfsburg decide di non rinnovargli il contratto e di lasciarlo andare senza aver mai debuttato in prima squadra: Oliver dopo aver sognato per anni di entrare in Bundesliga dalla porta principale, si vede masticato e sputato dalla squadra che lo aveva cresciuto, e da 19enne si trova a firmare un nuovo contratto con l’Eintracht Braunschweig, club militante nella terza divisione tedesca; l’esperienza non è assolutamente esaltante, e Kragl in due stagioni disputa appena 16 partite, trovando invece maggiore spazio solamente nella seconda squadra (disputando una stagione in quarta divisione e una addirittura in quinta, quindi tra i dilettanti).
Si tratta di un periodo nerissimo per Oliver, che nel 2011 si trasferisce nel Germania Halberstadt in Regionalliga (quindi ancora nei dilettanti di quarta divisione), e dopo un’altra annata tutt’altro che esaltante al Babelsberg (in terza serie) sembra quasi rassegnarsi a vedere il sogno di diventare calciatore svanire nel nulla, dovendo quindi trovarsi qualcos’altro per realizzarsi; Oliver tuttavia non si arrende, lui vuole realizzare il suo sogno ad ogni costo, e sa che per farlo serve lavorare sodo e fare tanti sacrifici: si allena, si migliora, cerca di apprendere il più possibile da ogni esperienza, perfeziona il suo fisico che pian piano diventa sempre più prestante e prorompente, e il duro percorso di redenzione sembra arrivare ad un punto di svolta quando il Ried, club della massima serie austriaca, lo vede e decide di tesserarlo, puntando su di lui.
Dalla periferia al disputare un campionato nazionale di prima divisione, potrebbe già sembrare una sorta di miracolosa storia andata a buon fine, in realtà Oliver non si ferma qui e vuole di più: disputa due ottime stagioni dove trova fiducia e continuità, portando i suoi ad un passo dall’Europa, e quando la terza annata in terra austriaca lo vede alzare ulteriormente l’asticella in termini di prestazioni, nel Gennaio 2016 arriva la chiamata del Frosinone, club militante nella Serie A italiana: un altro tassello nella grandiosa “Cinderella story” di Oliver, che ora non solo può dire di aver raggiunto la massima divisione, ma di essere arrivato anche in uno dei principali campionati europei; l’annata si rivelerà essere difficile per il Frosinone, che infatti retrocederà mestamente in Serie B, tuttavia il nostro Oliver riesce a mettersi in luce risultando spesso il migliore dei suoi, e guadagnandosi all’unisono la conferma in vista della stagione successiva: in Serie B arrivano 28 presenze, 3 reti e tanto lavoro sporco al servizio della squadra, che arriverà ad un passo dalla promozione, arrendendosi soltanto ai Play-Off.
Nell’estate 2017 ritorna in Serie A, quando viene acquistato dal Crotone di mister Nicola: nonostante le buonissime premesse iniziali, Kragl vive 6 mesi difficili, con l’avvicendamento sulla panchina tra Nicola e Zenga (con quest’ultimo che gli concede pochissimo spazio) e una squadra in cui fatica tantissimo a far risaltare le sue caratteristiche; nel mercato invernale viene quindi acquistato dal Foggia, facendo nuovamente ritorno in Serie B ma vivendo i migliori 18 mesi della sua carriera: infatti in un anno e mezzo il roccioso tedesco diventa una colonna portante dei pugliesi, ergendosi a leader morale, incrementando la propria media realizzativa e raggiungendo probabilmente la piena maturazione calcistica, stringendo un rapporto unico con la tifoseria.
Nell’estate 2019, come ormai sappiamo il Foggia è purtroppo fallito in seguito a dei mesi moralmente da montagne russe, lasciando quindi Kragl svincolato ed alla ricerca di un contratto: vecchi scheletri nell’armadio improvvisamente sembrano riaffacciarsi, la situazione è la stessa di dieci anni prima, quando il Wolfsburg lo scaricò mandandolo nei bassifondi della Germania calcistica; tuttavia adesso Oliver è un altro calciatore, un altro uomo, e la difficoltà si tramuta in una bellissima opportunità quando il Benevento decide di tesserarlo per tentare insieme l’assalto alla Serie A.
Il resto, come si suol dire, è storia nota, l’ala tedesca si è immersa nella realtà sannita in maniera ottimale, ha realizzato 4 reti in pochi mesi oltre che fornire numerosi assist, dimostrando definitivamente di essere un giocatore importante, in grado di fare la differenza se gli viene concessa fiducia e libertà d’espressione; bellissima storia quella di Oliver, un ragazzo partito dal basso, dal fondo della piramide e che ha vissuto momenti bui, tuttavia non si è mai arreso e perfezionandosi negli anni ha finalmente raggiunto il suo obiettivo maggiore, quello di spostare gli equilibri tra i professionisti: la sua storia ci insegna che non bisogna mai demordere, mai perdere di vista il traguardo che ci siamo posti, perché siamo artefici del nostro destino e con il duro lavoro, con l’umiltà e la tenacia si può arrivare ovunque si voglia, a dispetto di qualunque sia il punto di partenza.
Pio Perna
