Sabato sera il Napoli ha chiuso il suo campionato battendo 3-1 la Lazio. Un campionato anomalo durato 343 giorni, nel quale è successo tutto e il contrario di tutto. Lo scorso agosto c’erano grandi aspettative sul Napoli di Ancelotti, che parte come una delle maggiori pretendenti al Tricolore, anche tra vari proclami del tecnico che illudono la tifoseria.
La stagione inizia tutto sommato bene, con gli azzurri che vincono tre delle prime quattro partite di campionato e anche in Champions League partono col piede giusto battendo per 2-0 al San Paolo i Campioni d’Europa del Liverpool. Ma il primo campanello d’allarme arriva con la clamorosa sconfitta interna contro il Cagliari, che allontana gli azzurri dalla vetta già di sei lunghezze dopo appena cinque giornate. Successivamente arrivano le vittorie al San Paolo contro Brescia e Verona e il pari in trasferta contro il Torino; la vittoria contro gli scaligeri è l’ultima prima di una profonda crisi e di una lunga serie di risultati negativi in Serie A. Il Napoli non vincerà più in campionato per addirittura oltre due mesi. La squadra entra in un’evidente crisi d’identità, non c’è alcun equilibrio tattico, in campo non sembra più scendere una squadra, ma undici individualità messe allo sbaraglio, con l’assenza totale di qualsiasi tipo di organizzazione tattica.
Le principali colpe sono di Carlo Ancelotti che non ha mai dato alla squadra un suo equilibrio tattico e una sua fisionomia e le prime avvisaglie c’erano già state nella seconda metà della stagione precedente. Il tecnico emiliano ad un certo punto si è fatto totalmente sfuggire la situazione di mano, la sua gestione si rivela sempre più inadeguata e dannosa sotto l’aspetto tecnico-tattico, fisico e mentale e viene meno anche nella gestione del gruppo, che in passato è spesso stata uno dei suoi marchi di fabbrica.
Il fondo viene toccato nella sera dello scorso 5 novembre, quando dopo il pareggio casalingo in Champions contro il Salisburgo, la squadra decide di non proseguire il ritiro in sede a Castel Volturno imposto dalla società. Un gesto che dei professionisti non dovrebbero mai compiere. Da lì in poi la situazione precipita sempre di più e la società sbaglia nel non optare subito per il cambio di allenatore, per provare a dare al gruppo una scossa immediata. L’esonero di Ancelotti arriva oltre un mese dopo, l’ultima partita per l’attuale tecnico dell’Everton sulla panchina del Napoli è quella contro il Genk, che gli azzurri vincono conquistando il pass per gli Ottavi di Champions League. Il girone di Champions disputato dal Napoli è positivo e la qualificazione viene conquistata abbastanza in scioltezza, ma il rendimento disastroso in campionato non può passare inosservato.
Il nuovo tecnico è Gennaro Gattuso, che arriva a Napoli con grande voglia di fare bene e di
rialzare la squadra. L’inizio è molto complicato, troppe sono le macerie lasciate dalla precedente gestione tecnica e c’è bisogno di tempo per ingranare e per recuperare una squadra distrutta tatticamente, fisicamente e psicologicamente. I partenopei alla prima di Gattuso in panchina perdono 2-1 con il Parma e poi nella gara successiva tornano finalmente alla vittoria in campionato dopo oltre due mesi dall’ultima volta, battendo in extremis il Sassuolo al Mapei Stadium.
Alla ripresa, dopo la sosta natalizia, arrivano le sconfitte contro Inter e Lazio, due match nei quali gli azzurri mostrano dei passi in avanti, ma prendono gol ingenui commettendo grossi errori individuali, c’è da scrollarsi di dosso la paura. Il girone d’andata si conclude con soli 24 punti collezionati, così male soltanto nella stagione 2007/2008, ovvero la prima in Serie A dell’era De Laurentiis.
Poi arriva la serata nella quale tutto sembra finito e nella quale si raggiunge il massimo dell’avvilimento e dello sconforto, il Napoli cade ancora e perde al San Paolo 2-0 contro la Fiorentina con una prestazione inspiegabile: la squadra appare a pezzi e la classifica è deprimente, soltanto otto punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Questa sconfitta fa presagire che non ci sia più nulla da fare per far risorgere questo Napoli dalle proprie ceneri. Ma dopo quattro giorni arriva l’inaspettata svolta, i tifosi capiscono che è il momento di sostenere la maglia in un periodo di così grande difficoltà, sugli spalti tornano gli ultras dopo un periodo di sciopero a causa dei posti numerati e lo stadio è una bolgia. C’è Napoli-Lazio, Quarto di Finale di Coppa Italia. La squadra finalmente si scrolla di dosso la paura e reagisce, tira fuori grinta, unghie e denti. Gli azzurri vincono 1-0 con un gol di Lorenzo Insigne, riuscendo a gestire al meglio il vantaggio con una partita gagliarda e di grande compattezza di squadra, sapendo anche soffrire. Determinante non poco la spinta incessante del pubblico.
Poi in campionato arriva un’altra grande vittoria al San Paolo, questa volta contro la Juventus, anche questo match è affrontato con grande grinta, determinazione e organizzazione tattica. La squadra è tornata a lottare e il San Paolo a ribollire di passione. Il lavoro intenso di Gattuso inizia a dare i propri frutti. Da qui la squadra di Gattuso intraprende un alto rendimento e riesce a trovare una certa continuità, a partire dalla vittoria in Coppa Italia contro la Lazio sino allo stop causa Covid, sette vittorie in nove partite, l’unico passaggio a vuoto lo scivolone casalingo contro il Lecce. Tra le sette vittorie c’è anche quella a San Siro contro l’Inter nella gara d’andata della semifinale di Coppa Italia, 0-1 con gran gol di Fabian Ruiz.
Napoli che dunque nel giro di venti giorni batte le tre compagini che si stanno giocando lo scudetto, ovvero Lazio, Juventus e Inter e lo fa con prestazioni perfette sotto l’aspetto tattico. La squadra è ben messa in campo e mostra un’ottima solidità difensiva concedendo poco o nulla a degli attacchi molto prolifici. Stessa cosa la si può dire del match d’andata degli Ottavi di Finale di Champions League al San Paolo contro il Barcellona, gli azzurri affrontano molto bene i blaugrana, il gol del pareggio di Griezmann arriva alla prima vera e propria occasione concessa; Napoli che avrebbe potuto concretizzare meglio alcune occasioni.
Quindi fondamentale a dir poco l’operato di Gennaro Gattuso, che è riuscito a far tornare diversi calciatori ai loro livelli standard (dopo che nel corso della prima parte di stagione erano stati i lontani parenti di loro stessi) e a ridare al gruppo fiducia, entusiasmo, determinazione, unione, compattezza di squadra e un’identità di gioco. Il Napoli gioca la sua ultima partita prima del lockdown il 29 Febbraio e vince 2-1 contro il Torino.
Alla ripresa, che avviene tre mesi e mezzo dopo, i partenopei si giocano subito nel giro di pochi giorni quello che è diventato il principale obiettivo stagionale, la vittoria della Coppa Italia.
Il 13 giugno al San Paolo si disputa il ritorno della Semifinale di Coppa Italia contro l’Inter, il risultato finale è 1-1 e la squadra di Gattuso ha la meglio in virtù della vittoria a San Siro all’andata e si qualifica per la finale. Il gol del Napoli è siglato da Mertens, che portandosi a quota 122 reti supera Marek Hamsik nella classifica all time e diventa il più grande marcatore di sempre della storia del club. Dopo pochi giorni “Ciro”, firmerà anche il rinnovo di contratto per altri due anni.
La Finale si gioca dopo appena quattro giorni, partita per nulla banale allo Stadio Olimpico, Napoli-Juventus. Gli azzurri si rendono protagonisti di una grande prestazione, lasciando le briciole ai propri avversari. La vittoria arriva poi ai calci di rigore, trasformati tutti con grande freddezza, ma sarebbe stata ampiamente meritata già nei 90 minuti regolamentari. E’ un trionfo!! Per le strade di Napoli esplode la gioia per una soddisfazione immensa, nessuno sino a qualche mese prima si sarebbe aspettato di poter vincere un trofeo e vivere una tale emozione. La squadra ha dimostrato di volere fortemente questa coppa e l’ha vinta con grande tenacia. Ma è la coppa anche di Rino Gattuso, di un grande uomo di sport e portatore dei vecchi e sani principi del calcio di una volta, che con il suo intenso lavoro è riuscito a trasformare completamente questa squadra sotto l’aspetto psicologico, tecnico-tattico e fisico rispetto alla prima metà della stagione.
Riguardo al campionato, il rammarico è appunto quello che il cambio di allenatore non sia avvenuto prima, perché se così fosse stato il Napoli qualche punto in classifica in più l’avrebbe avuto. Dopo la conquista della Coppa Italia e del conseguente accesso diretto alla fase a gironi di Europa League, in campionato non ci sono particolari pressioni. Inizialmente c’è ancora una piccola speranza di raggiungimento del quarto posto. Si ricomincia col piede giusto anche in campionato, con le vittorie contro Verona e Spal, ma le speranze Champions svaniscono con la sconfitta di Bergamo per 2-0 contro l’Atalanta. Successivamente i partenopei trovano un’altra bella vittoria in casa contro la Roma e poi battono anche il Genoa al Ferraris.
In seguito nel rush finale, dopo il pareggio contro il Milan, partita nella quale gli azzurri avrebbero però meritato la vittoria anche in virtù di alcune decisioni arbitrali discutibili, c’è un calo di tensione e di rendimento che porta il Napoli a perdere qualche punto che avrebbe potuto evitare di perdere. Ma è stato un finale di campionato molto strano, nel quale si è giocato ogni tre giorni e quando non ci sono grossi stimoli comunque non è semplice rendere a certi livelli con continuità. Però sicuramente la squadra in qualcosa deve ancora crescere e migliorare, dunque su certi aspetti, sia mentali che tecnico-tattici, c’è da ancora da lavorare. Le pecche principali mostrate nelle ultime apparizioni sono la poca concretezza in fase realizzativa e qualche gol di troppo subito. In attacco in alcune gare si è fatta sentire non poco l’assenza di Mertens, che riesce sempre a dare al reparto offensivo maggiore esplosività, concretezza e inventiva, indispensabile soprattutto con il Milik spento di questo finale di stagione. Anche in difesa non si è vista la grande solidità mostrata prima del lockdown e nelle partite di Coppa Italia contro Inter e Juventus; ciò può essere dovuto anche ad una questione di condizione fisica. Perchè, a permettere agli azzurri di fare un certo tipo di prestazioni c’è stata sicuramente anche grande applicazione e condizione fisica.
Il campionato si è poi chiuso con la bella vittoria contro la Lazio, in fase offensiva si è visto ancora una volta quanto Mertens sia determinante. Napoli dunque che conclude il campionato al settimo posto con 62 punti. Il rendimento del girone di ritorno è positivo, 38 punti conquistati, 14 in più rispetto ai 24 del girone d’andata. Terzo posto nella classifica del girone di ritorno. La prossima stagione bisognerà dunque ripartire dalle basi gettate da Gattuso, dalla mentalità e dalle prestazioni che hanno permesso agli azzurri di trionfare in Coppa Italia e di portare avanti un trend positivo per gran parte della seconda metà di stagione. Va fatta una campagna acquisti intelligente e nel frattempo è già arrivato Osimhen, calciatore che ha le giuste caratteristiche per infiammare il San Paolo e che si spera si riveli il bomber che serve.
Ma la stagione non è per nulla finita qui, sabato sera il Napoli giocherà al Camp Nou contro il Barcellona il ritorno degli Ottavi di Finale di Champions League. Gli azzurri non partono favoriti ma neanche già battuti e all’andata hanno mostrato di creare difficoltà ai catalani. Nelle prossime ore ne sapremo di più sulle condizioni di Lorenzo Insigne, il capitano farà di tutto per essere del match, ovviamente la sua presenza in campo sarebbe fondamentale. Si sogna una serata storica!!
