Da sempre conosciuto per la sua rabbia agonistica, la carriera di Gianluca Lapadula ha avuto una svolta decisiva nella stagione disputata a Pescara. Annata 2015-2016, dopo essere stato il traghettatore del Teramo l’anno precedente, portando il club ad un passo dalla B (non fosse stato per la sentenza della Corte Federale d’Appello della FIGC che indagò sul presidente Luciano Campitelli per combine), il calciatore nato da padre pugliese e madre peruviana, sigla ben 30 reti su 44 presenze, playoff compresi, quelli che riporteranno il Pescara in serie A dopo 3 anni dalla sua ultima apparizione.
Poi, 8 le reti con il Milan, che lo acquistò dopo l’eccellente stagione con la squadra biancazzurra (fu a lungo oggetto di interesse anche del Napoli), 7 in due stagioni con il Genoa fino alle 11 realizzate in 25 presenze con la maglia del Lecce, forse la stagione in cui più è tornato a riscattarsi.
Alto 178 cm, lontano dalla stazza fisica dei classici numeri 9, Lapadula non è mai riuscito ad esplodere del tutto in serie A, pur essendo il primo a uscire dal campo con la maglia sudata. La mancanza di centimetri rendono l’italo-peruviano un attaccante atipico e più moderno, in grado di sostenere maggiormente la manovra della squadra. È forse per questo motivo che Inzaghi lo ha scelto come punta di riferimento per il suo Benevento. Inoltre, proprio la sua dinamicità permettono al neo-acquisto della società di Vigorito di essere più duttile e mettersi a disposizione non soltanto in conformità di un attacco a 3, ma anche di un attacco a 2.
Ma Lapadula è conosciuto, come già detto sopra, proprio per la sua tenacia, la sua voglia di mettersi in gioco e la capacità di non mollare mai in partita, di dare il tutto e per tutto fino alla fine del match. Una grande iniezione di grinta e spinta che sarà indispensabile all’interno di un gruppo il cui primo obiettivo è la salvezza.
Ma il Benevento ha saputo ricongiungere la coppia d’oro di Pescara. Al fianco di Lapadula, infatti, l’altro Gianluca, Caprari, aricchiva il bottino delle reti del reparto offensivo biancazzurro. Ben 13 le reti che si aggiungono a quelle dell’ex Lecce. Voluto fortemente da Zeman, il calciatore scuola Roma nasce da prima punta, per poi diventare ala. Più di Lapadula è un calciatore duttile, ambidestro e capace di giocare anche dietro le punte. Non al top le stagioni precedenti: 14 gol su 73 presenze, in tre anni con la maglia blucerchiata e soltanto 2 reti con la maglia del Parma dal gennaio del 2020.
Prima di quel Pescara di Oddo che giunse in serie A nel 2016, Caprari ne fu protagonista già con i biancazzurri dello stesso Zeman. Nell’annata con Lapadula, il modulo preferito era sempre l’albero di Natale, quel 4-3-2-1 in cui Caprari ricopriva il ruolo di copertura dell’unica punta, preferibilmente a sinistra. Modulo, comunque, molto caro ad Inzaghi che ha voluto fortemente l’ex Samp per sostenere proprio lo stesso Lapadula.
Da tutti definiti come i gemelli del gol in quella spettacolare annata a Pescara, riusciranno i due attaccanti ad essere protagonisti della salvezza del Benevento?
Il calcio è spesso strano, ricongiunge uomini di stagione decisive come si trattasse di congiunzioni astrali. Foggia, Inzaghi e Vigorito stanno lavorando insieme per l’unico obiettivo comune e i due gemellini hanno il compito di caricarsi sulle spalle l’attacco delle Streghe e, insieme ad un altro attaccante che conosce piuttosto bene la A come Sau, sapranno sputare sangue fino all’ultima giornata di campionato.
I conti si fanno alla fine, i due Gianluca hanno fame e sono pronti a dar battaglia sul campo per evitare la stessa sorte di 3 anni fa. Il tempo darà risposte e, speriamo con esse, emozioni indimenticabili per il pubblico sannita.
