Fiorentina-Benevento: nel ricordo di Davide Astori, il 13 dalla bontà scolpita sul volto

Nell’avventura del Benevento del primo anno di serie A, la gara al Franchi contro la Fiorentina non fu una gara come le altre. Il 4 marzo 2018, una settimana prima della gara che si disputò in una giornata di pioggia, Davide Astori fu rinvenuto morto nella sua stanza d’albergo, ad Udine, dove di lì a poco la Fiorentina sarebbe scesa in campo. Secondo l’autopsia la vita del centrale difensivo è stata spezzata da una morte cardiaca improvvisa, in seguito ad una fibrillazione ventricolare. Toccò proprio alle Streghe scendere sul terreno di gioco il successivo 11 marzo per “continuare” quella stagione e sfidare regolarmente i viola a casa loro. L’abbraccio e la comprensione dei giallorossi nei confronti dei colleghi calciatori fu commovente e toccante. Il Benevento fece tappa sul terreno di gioco con un profondo rispetto per ciò che in quel momento l’ambiente viola, città inclusa, stava vivendo.

Come dichiarato da Lorenzo Venuti sul quotidiano de La Repubblica, fu lui ad appendere la sciarpa giallorossa all’esterno dell’impianto sportivo, soltanto uno dei tantissimi gesti di commemorazione nei confronti del difensore dalla maglia numero 13. Sul terreno di gioco, come appare dalle immagini trasmesse quella domenica, si respirava un’aria pesante, conseguenza di un’atmosfera tanto surreale quanto commovente. Lo striscione viola esposto per Davide, Le lacrime di un’intera città, il legame da qui all’eternità, i numerosi palloncini lasciati al vento, un religioso contatto con il cielo azzurro, un modo per stringersi attorno alla morte di un capitano e di un uomo buono. Le lacrime dei tifosi, grandi e piccini, testimoniarono lo splendido legame empatico che si creò nella consapevolezza prima della persona e poi del calciatore stesso. Firenze restituì alla compagna Francesca e alla piccolina Vittoria tutto l’amore che Davide impiegava nello svolgere il proprio mestiere nel migliore dei modi. Bravo centrale difensivo, ottimo esempio negli spogliatoi per i compagni, dalla bontà scolpita sul volto, Astri conquistò chiunque facesse parte dell’ambiente viola, così come fece anche a Cagliari, squadra nella quale disputò ben 174 partite lanciandolo in direzione delle grandi come la Roma.

Pioli lo definì come esempio. “Ho avuto il privilegio di conoscerlo da vicino. Era una persona speciale che trovava sempre il tempo e il modo giusto per dire certe cose. Generoso, positivo, disponibile e altruista […]. Mi manca e mi mancherà ogni giorno che vado al campo”. Il tecnico sottolineò quanto Davide lasciasse un’eredità, un seme della passione, della compattezza e dell’unione, nonché dell’amore per la maglia della Fiorentina. Così come Pioli, anche Badelj, nel giorno del funerale, disse tali parole: “Con il tuo sguardo profondo riesci ad entrare dentro alle persone e a rimanerci”. Al tributo di un compagno e del suo allenatore, fecero eco gli altri numerosissimi tributi: ognuno decise di dosare le parole per esprimere la tristezza nel costatare l’avvenuto. Un’eco che travalicò i confini italiani giungendo fino alle orecchie dell’ex compagno Sanchez, alla commozione del tecnico Simeone durante il minuto di raccoglimento dedicato a Davide. Perché noi tutti ricordiamo la corsa di Perin negli spogliatoi, quando durante il riscaldamento, in contemporanea a Genova, apprese la notizia della morte del suo amico.

La gara contro il Benevento terminò per 1-0 con la rete di Victor Hugo, che salutò Astori come si saluta un comandante, in segno di profondo rispetto e di profonda stima nei confronti del compagno di reparto. Una giornata triste, quella dell’11 marzo 2018, accompagnata da un cielo che sfogò con le sue lacrime sul prato del Franchi. Sono passati 3 anni da quel momento e piace pensare che i destini della Fiorentina e del Benevento si siano intrecciati nel segno del calcio più puro e più umano, nel segno di Davide Astori, l’uomo che ha reso possibile un forte legame fra le due società, un rispetto e una sportività non comuni.
E cambiano gli interpreti, cambiano gli uomini, i calciatori, i presidenti, ma ci sono avvenimenti che rimangono, nel bene e nel male, scolpiti nella memoria di chi ama la propria squadra. L’immagine dei cancelli del Franchi, dei numerosissimi elogi a Davide, sono la prova di quel che si dice con “Il calcio non è solo uno sport”. Ecco, quando si sente questa frase, sarebbe bellissimo se quel triste giorno possa essere ricordato con una nuova consapevolezza: Firenze e Benevento, due città testimoni non più soltanto della morte di Astori, ma anche del ricordo di un uomo che ha finalmente raccolto i frutti del suo operato. Quei frutti che sono tutti racchiusi nell’amore e nel rispetto delle due realtà sportive che per un attimo si sono dovute svegliare da un calcio, spesso sinonimo distrazione dai troppi pensieri della vita.

Possiamo già fare un pronostico: domenica a Firenze splenderà un bel sole e nel silenzio, purtroppo obbligato dell’Artemio Franchi, tutti guarderanno la gara nel ricordo di Davide Astori, il 13 dalla bontà scolpita sul volto.