L’esterno del Benevento, Daam Foulon, si è raccontato al quotidiano belga Het Nieuwsblad commentando la sua prima stagione nel massimo campionato italiano. Dopo aver raccontato alcuni aneddoti particolari sulle sue prime sere in Italia – il calciatore fu rimproverato per aver messo il parmigiano sulla pasta con gli scampi, ma ha poi imparato a fare la pasta al pomodoro senza l’aggiunta della panna – Foulon si è espresso sul significato del calcio italiano per i tifosi: “Calcio qui in Italia significa essere fedeli di una religione – ha iniziato il belga. Quando sono andato a Capri a mangiare a base di pesce e godere di panorami stupendi, un cameriere mi ha chiesto se non fossi io quel calciatore del Benevento; ho risposto di sì ed è finita che ho parlato più col cameriere che con Chloe…”.
Tuttavia, Foulon ha anche messo in evidenza un aspetto del pubblico sui social: “Dopo il pareggio contro la Roma mi hanno augurato di morire o addirittura che mi venisse un tumore. Soltanto dopo poco cominci a realizzare che sono persone che reagiscono fortemente alle emozioni, spesso dicendoti anche cose così brutte. In gara nei minuti finali atterrai El Shaarawy, dopo che avevamo lottato tanto per l’espulsione di Glik. L’arbitro ha fischiato il penalty, ma poco dopo hanno annullato il rigore per fuorigioco; sono scoppiato a piangere e le immagini hanno fatto il giro d’Italia…”
Infine, il giovane esterno giallorosso si è soffermato sull’incontro con Romelu Lukaku: “Quando sono andato nello spogliatoio dell’Inter, mi ha detto: <Tu sei quel calciatore belga, vero?>. Ho risposto di sì e abbiamo parlato per un quarto d’ora. Mi ha dato preziosi consigli per vivere meglio in Italia, visto che la differenza con il Belgio è abissale. Mi ha lasciato il suo numero e potrò mandargli ogni tanto un messaggio. L’ultima cosa di cui abbiamo parlato è la nazionale: mi ha detto che potrei essere interessante sul lato sinistro…”
Benevento, Foulon: “Il calcio in Italia come fosse una religione. Lukaku? Mi ha dato consigli e lasciato il numero”
