ESCLUSIVA CNP – Portici, Condemi racconta l’impresa salvezza: “Orgoglioso dei ragazzi, veri artefici di questo straordinario miracolo”

Carmelo Condemi, tecnico del Portici 1906, si è raccontato in una lunga intervista rilasciata in esclusiva ai microfoni di Campania nel Pallone. Il tecnico di Reggio Calabria che vive da 37 anni ad Agropoli, ingaggiato nello scorso aprile per sostituire Alessandro Mattiacci, ha rappresentato per l’ambiente porticese “l’uomo giusto al momento giusto”, capace non soltanto di rivitalizzare la squadra, ma anche di rilanciarla nella lotta salvezza. Fino all’esito tanto sognato quanto messo più volte in discussione: la conquista della permanenza in serie D. Condemi ha sovvertito i pronostici raggiungendo una salvezza sulla quale pochi avrebbero scommesso. Riportiamo le sue dichiarazioni e i ringraziamenti per la società, i calciatori e la piazza della cittadina vesuviana.

Com’è andata la trattativa per allenare il Portici? Ci ha pensato su due volte visto il delicato momento della squadra?
“Prima di firmare il contratto c’erano già stati contatti in precedenza, un mesetto prima. La società ha voluto giustamente confrontarsi anche con altri tecnici. Quando poi ci siamo messi a tavolino mi hanno chiesto di fare di tutto per la salvezza. Sono stato agevolato, avevo già quattro o cinque calciatori del gruppo e conoscevo il loro valore. Io non sono una persona presuntuosa, ma ho tanta volontà e tanta umiltà di credere sempre in quello che faccio. Questo mi ha permesso di fare in passato altri miracoli: a Castrovillari, a Gragnano, a Battipaglia, a Sarno, sempre in queste condizioni, con squadre considerate già retrocesse.

Voglio innanzitutto ringraziare Portici come mi ha accolto: il sindaco Cuomo, l’assessore Minichino, la città, i nostri tifosi che, pur non venendo al San Ciro, ci hanno dato una grossa mano caricandoci e stimolandoci. La società in un primo momento ha intuito che avevano a che fare con una persona seria, un umile lavoratore. C’è stato uno sforzo economico da parte della società che mi ha dato la forza di credere di volersi salvare ad ogni costo. Devo ringraziarli di avermi dato la possibilità di rientrare sul campo dopo due anni e di dimostrare di saperci fare ancora qualcosa. Dopo l’ultima esperienza a Città di Castello mi ripromisi ‘mai più fuori’ e di trovare un’opportunità soprattutto in Campania. Ringrazio lo staff medico in toto, il Team Manager Angelo Iodici, nostro primo tifoso, persone come Fabrizio e Ciro, il custode del campo, per come sono stati sempre disponibili nei miei confronti. Infine, il magazziniere che è la figura più importante insieme allo staff medico. Ho avuto uno staff fatto di persone serie e professioniste, ma il merito di questo miracolo rimane esclusivamente di questi ragazzi meravigliosi. Alcuni non credevano nel loro valore, ma hanno dimostrato di averne. Auguro a loro il meglio, di crescere nel calcio e nella vita, insieme alle loro famiglie. Sono loro gli artefici, che hanno sopportato una persona esigente come me. Parlo, dialogo con i miei calciatori e ti dico che oggi hanno fatto un qualcosa di grande. La società mi ha dimostrato dal primo momento di volere questa salvezza. Parliamo di un qualcosa di straordinario e di fantastico“.

Quanto è stato difficile riuscire a lavorare su un gruppo giovane in un momento delicato e riuscire in questa impresa?
“Sapevo dal primo momento che non potevo permettermi di pensare troppo sull’accordo. Ho pensato sin da subito di concentrarmi sul campo e sui ragazzi perché di tempo ce n’era poco, lavorando soprattutto sull’aspetto psicologico che oggi è fondamentale, sotto l’aspetto atletico che curo in toto in prima persona e sotto l’aspetto tattico. La squadra aveva subito quasi 70 gol, non era facile, ma ho cercato di migliorare con le mie conoscenze. Non mi sono preoccupato tanto delle dinamiche societarie, ho pensato esclusivamente a pensare a portare risultato sul campo. L’ho voluto fortemente per una città bella ed elegante. Nonostante l’obiettivo raggiunto, non c’è niente da mollare. Dobbiamo onorare questo campionato fino alla fine. La società dal primo momento ha fatto enormi sacrifici, dimostrando di volersi salvare fortemente”.

Da un punto di vista tattico, è sembrato che il Portici avesse in primis un approccio più difensivo. E’ d’accordo?
“Credo che soltanto contro la Puteolana abbiamo avuto un approccio del genere. Un approccio studiato per 15-20 minuti in cui, dopo aver fatto gol, volevamo tirarli fuori giocando sulle ripartenze perché sapevamo che potevamo fare della velocità la nostra forza. Nelle altre partite abbiamo impostato e tirato tanto in porta, come dimostrato dal nostro assetto, 3-4-1-2, 3-4-3 o 4-3-3. Ho sempre cercato di adattarmi alle soluzioni che il gruppo mi offriva. Ieri abbiamo regalato un primo tempo: volevo vincere a tutti i costi e ho scelto la difesa a tre, ma ci hanno bucato sul lato sinistro. C’è stata mancanza di brillantezza e la paura di non farcela. Nicolas Grieco aveva avuto un’infiltrazione al ginocchio e non ha avuto la forza di stare al passo di Afri Derbe e i difensori hanno sbagliato a scivolare. Forse per alcuni è sembrato fossi sprovveduto, ma sono cose che abbiamo già visto nella sfida contro il Taranto, vista giocando a tre in difesa. Nella ripresa cambiando Schiavi per Maione, un attaccante, è cambiato tutto: è venuto fuori il carattere e la voglia che avevamo di vincere. Questo dimostra che c’era un blocco mentale e c’era tanta paura.

I ragazzi non si rendono conto di quello che hanno fatto con questa salvezza, dopo aver giocato 27 partite, fatto solo 19 punti e subendo quasi 70 gol. Non abbiamo mai fatto un’impostazione cercando di agire in ripartenza, fatta eccezione per la Puteolana. E’ un modulo di per sé sbilanciato e ieri è stato più difficile perché c’erano almeno 5/11 che avevano alcuni problemi: Prisco, Grieco e Arpino con infiltrazioni al ginocchio, Scala con un problemino agli adduttori e ancora Elefante. La squadra ha avvertito la paura e la pressione, perché è una squadra che deve lavorare ancora sul carattere. Per il valore che c’è, questa squadra merita rispetto. E’ stato detto che fossimo già retrocessi, i ragazzi non lo meritavano. Oggi festeggiamo con una partita d’anticipo: Condemi non ha la bacchetta magica, questi ragazzi hanno valori importanti. Il mio lavoro è stato importante per tirare fuori il meglio, ma per me il merito è sempre della squadra. Proporrò sempre un’impostazione a tre: come ad Andria dove abbiamo perso la nostra migliore partita. Mi può dispiacere soltanto quando, con il pubblico, c’è una pressione maggiore per questi ragazzi. Un approccio difensivo non è nelle mie corde e non lo sarà mai.

Ieri forse sono stato un po’ presuntuoso con le scelte e con la scelta della difesa a tre. Un allenatore dev’essere bravo a leggere la partita, al resto ci pensano i calciatori. Ero tranquillo, sapevo potevamo recuperarla. Mi sono soltanto dispiaciuto soltanto per la sensazione di disorientamento che ho potuto far avvertire ai miei calciatori, in una partita così decisiva. Vitiello è uno dei migliori calciatori che ho, un classe 2003 che può giocare a destra e a sinistra. Insieme a Schiavi c’è stata la giusta spinta sulle fasce. Così abbiamo avuto la capacità di pareggiare e rimontare. Nessuno avrebbe mai scommesso su questo gruppo, ma i ragazzi hanno dimostrato caparbietà e determinazione. Oggi la squadra merita di essere festeggiata e portata in cielo. Di riflesso lo merita la piazza e la società, ma tutto passa sempre per i calciatori e noi allenatori non dovremmo mai dimenticarlo. Sono orgoglioso di questi ragazzi. Un domani possiamo essere anche smentiti, ma ad oggi siamo stati bravi e ce lo meritiamo”.

Sul futuro. Sarà ancora l’allenatore del Portici?
“Il mio futuro ora è solo quello della partita contro il Brindisi. Per me è già una sofferenza il giorno di riposo, arrivo al campo sempre carico e con volontà. So di avere un carattere particolare, ma sono sempre sincero e schietto, e questo atteggiamento non sempre viene apprezzato nel calcio. La società è aperta e disponibile a qualsiasi discorso, ma ora non bisogna perdere di vista l’obiettivo di domenica. Mi piace concludere al meglio e dimostrare la nostra professionalità fino alla fine. Se vincerà il Brindisi saremo lì a battere le mani, altrimenti vorrà dire che avremo concluso bene la nostra stagione. A Coverciano insegnano che noi allenatori non sbagliamo mai, ma a me non piace pensarla così. C’è sempre da imparare dai propri errori e c’è sempre da migliorare. Una cosa è certa: alla fine i risultati non arrivano mai se non hai qualità. Noi lo abbiamo dimostrato. In società c’è sempre stato molto dialogo, con il presidente e con i dirigenti. Nel mondo del calcio non è sempre così, non oggi. Ho trovato di fronte dei signori con cui ho avuto la possibilità di dialogare. Ringrazierò sempre la società per la possibilità che mi ha dato di dimostrare qualcosa sul campo. Ci sono società nelle quali non puoi nemmeno avere un dialogo con il presidente, qui non è stato così ed è fondamentale”.

Infine, una considerazione personale sul 6° miracolo sportivo compiuto e i ringraziamenti alla società del Portici 1906.
“La serie D la facevo già 22 anni fa, sicuramente ho il mio carattere particolare o i miei limiti tecnici. Tuttavia, ho ottenuto le mie soddisfazioni personali e mi dispiace che nessuno ne parli mai. Vincere in quattro regioni diverse e cinque campionati non è da tutti: ho vinto in Calabria con l’HinterReggio, in Basilicata con il Melfi, in Campania con Gragnano, Paganese e Gelbison, nel Lazio con il Latina. Tutti hanno pensato soltanto al fatto che fossi fermo per due anni, senza saperne le motivazioni. Questo significa soltanto una cosa: che devo ringraziare la società per avermi messo nelle condizioni di tornare a lavorare sul campo e per avermi permesso il 6° miracolo sportivo“.

Foto: Gabriele Cozzolino fotografo