In finale al cospetto dei padroni di casa: l’Italia sogna un successo che manca dal 1968

Rullo di tamburi, si alza il tricolore, l’Italia è in finale. Sì, proprio così, ciò che all’inizio poteva sembrare un miraggio, la causa victa Catonis, adesso è una realtà: l’Italia è in finale. Ed è ancor più soddisfacente pronunciare tali parole, volgendo uno sguardo alle rivali cadute sul campo sotto i nostri colpi: Spagna, Belgio, Austria, una formidabile e inaspettata Svizzera; spoglie che coronano un tabellone non certo semplice per una squadra tanto criticata agli esordi di questi Europei. Il Wembley Stadium accoglierà l’ultima sfida e i nostri gladiatori affronteranno la padrona di casa: l’Inghilterra; non certo una passeggiata, considerando che in una finale ciò che conta di più è il carattere. Ma ripercorriamo questi ultimi passi verso il grande sogno.

Gli azzurri scendono in campo contro una Spagna reputata inferiore, sfavorita: meravigliosa illusione del tifoso. Infatti, quella che si presentava quale partita più semplice dell’iter italiano si è tramutata nella partita più difficile, come dichiarato ai microfoni di Sky da Leonardo Bonucci. Dapprincipio schierate in 4-3-3,
le Furie Rosse cambiano continuamente modulo, ma è con Olmo da falso 9, quasi un uomo in più, che riescono a mandare in crisi il gioco dell’Italia, il quale ha comunque funzionato bene durante il corso del primo tempo, nonostante risentisse del pressing offensivo avversario.

Certo, in uno scontro tra palleggiatori predomina chi ha più dimestichezza con il palleggio, per l’appunto. Ergo, l’Italia, cosa lecita e per niente ignominiosa, è stata costretta ad un gioco un po’ più difensivo, quello propriamente detto “calcio all’italiana”, forse impropriamente utilizzato per questa partita. Chiesa porta in vantaggio gli azzurri (60’), strappando l’onere del tiro a giro ad Insigne; venti minuti dopo, il subentrato Morata, agguerrito, muovendosi tra le linee, si infila nella difesa e riceve da Olmo per il gol del pareggio. Si decide ai rigori: 5-3.

I tifosi hanno tremato e non poco per il destro di Locatelli respinto da un formidabile e stratega Simon, il quale muovendosi e oscillando tra i pali, cercava d’indirizzare il rigore avversario. Sono però le nostre spine nel fianco a renderci il favore, Olmo e Morata: il primo spara alto sulla traversa, il secondo è ipnotizzato da Gigio Donnarumma. Decide Jorginho con una prelibatezza calcistica che in pochi possono permettersi e che tutti speriamo, computate le imprese stagionali, gli valga il pallone d’oro.

Inghilterra-Danimarca sembra essere una partita molto equilibrata, le due squadre si studiano a lungo, sono molto fisiche e compatte ed attendono entrambe che la rivale si apra, lasciando spazi per il contropiede. In una partita così chiusa sapevamo che i calci piazzati avrebbero fatto la differenza e così è stato. Damsgaard inventa una punizione straordinaria, potente, e scarica a rete. Purtroppo, il sogno danese si desta d’impatto, sempre con la solita cavalcata inglese sulla fascia destra, Saka mette la palla in mezzo all’aria e Kjaer, nel tentativo di sventare il passante, la mette dentro in scivolata, regalando il pareggio agli avversari. Da questo momento la partita volge a favore degli inglesi, che preferiscono attaccare dall’interno, spingendo sempre più sulla trequarti avversaria, attenta a sventare la ripartenza avversaria. Ai supplementari è ancora un calcio piazzato a determinare la gara, un calcio di rigore per l’Inghilterra fornito da Sterling: Schmeichel para, ma non trattiene il tiro dell’uragano Kane che può riappoggiarla in rete. Il triplice fischio dell’arbitro designa la squadra di Southgate seconda finalista.

Durante questo europeo abbiamo imparato a non temere nessuno, a prendere consapevolezza di una rosa che ha giocato il più bel calcio della competizione. Eppure, la finale appare già da ora come una vera e propria fatica, considerando i vantaggi inglesi: giocare in casa e una migliore condizione fisica. Gli azzurri, infatti, nelle ultime partite hanno cominciato ad avvertire palesemente la stanchezza. L’Italia, come ha dimostrato ostinatamente nel suo percorso, non rinuncerà a giocare il suo calcio offensivo e di possesso, ma bisognerà fare molta attenzione alle ripartenze inglesi sulle fasce, in particolare a quelle di Sterling, confidando in un lavoro di sacrificio in fase difensiva da parte di Di Lorenzo e di Emerson. Soprattutto, sarà fondamentale il lavoro di Ciro Immobile volto ad aprire spazi per l’inserimento dei compagni e ad eludere la montagna Meguire.
Confidiamo ché la coesione del gruppo di Mancini, corroborata dai circa mille tifosi che dovrebbero sostenere la trasferta, vinca il clamore dei cori di Wembley.

Foto: Profilo ufficiale Nazionale Italiana