Napoli e Juan Jesus, tra smentita e vizio di parlare troppo presto

C’è una storia che da sempre si tramanda nella memoria dei tifosi del Napoli, quasi come fosse una tradizione da non voler cambiare mai. Una storia che riflette un preciso vizio malsano dei partenopei, sicuramente causato dalla enorme passione che trascina i 60 mila del Maradona ad esigere traguardi importanti quanto prima sia possibile: il vizio del parlare troppo presto. Successe con Faouzi Ghoulam, ed è riaccaduto qualche mese fa, quando l’ennesimo Napoli di De Laurentiis, guidato da Spalletti, nel bisogno di completare il pacchetto difensivo ha optato per l’esperienza e la duttilità di Juan Jesus. L’acquisto di un calciatore, diventato “sconosciuto” alle grandi di Italia, ha creato non poco scetticismo tra i tifosi azzurri. Scetticismo che, per quanto giustificato, è ormai radicato nell’indole di ogni tifoso, da cui però si dovrebbe presto liberare per diverse analisi a riguardo. Johan Cruijff ha lasciato nella memoria degli amanti del calcio tante massime da ricordare, e fra queste c’è certamente la seguente: non ho mai visto un mucchio di soldi segnare una rete. Una considerazione che, riguardo Juan Jesus, casca (più o meno) a pennello, sottolineando quanto non sempre i giusti colpi siano la conseguenza di importanti investimenti economici.

Juan Jesus, infatti, nelle ultime due stagioni prima del Napoli ha collezionato soltanto 11 presenze tra campionato e coppe. Due anni di rapporti tempestosi con Fonseca (l’allora tecnico della squadra della capitale) e dirigenza. Emblematiche, a tal riguardo, sono le parole del suo agente, Roberto Calenda, ancora incredulo per l’epilogo del sodalizio giallorosso con il centrale difensivo: “Non sappiamo rispondere alla domanda del perché non abbia giocato in questi due anni, e probabilmente non saprebbero farlo nemmeno i dirigenti della Roma – esordisce il suo procuratore, come riportato da calciomercato.com, nel corso dell’intervento a Radio Marte di due giorni fa. Il suo rendimento a Napoli, però, non mi stupisce. Da due anni a questa parte, per via delle scelte di Fonseca, non riuscivamo a parlare di calcio: gli sono stati preferiti tanti calciatori adattati nel suo ruolo. Non s’è mai capito come non lo si è voluto far giocare, visti i suoi trascorsi all’Inter e considerando una semifinale di Champions disputata proprio con la maglia della Roma”. Insomma un amore mai sbocciato, quello tra il brasiliano e il tecnico portoghese, al quale andrebbero rivolte più di due domande. Ma da un tecnico all’altro, è Luciano Spalletti a permettergli una nuova svolta in stagione. Ad agosto per Juan Jesus garantisce il tecnico toscano, che già lo alleno nel corso della sua seconda esperienza romana (2016/2017). E la garanzia resiste agli scetticismi di chi sa bene quanto siano stati difficili gli ultimi anni del centrale difensivo.

Al via, dunque, i commenti di chi sottolinea negativamente l’investimento, definendolo non da Napoli, o di chi si ritrova a ripetere l’ennesima volta quanto il presidente non investa come si dovrebbe. Di chi, insomma, parla troppo e soprattutto troppo frettolosamente, cadendo nelle continue provocazioni sui social e alimentando una polemica che lascia il tempo che trova. Ma quel ragazzo spettacolare e professionista – così lo definisce Calenda – e che ama la gente di Napoli che tanto gli ricorda, oltre che la sua esperienza romana, specialmente il suo Brasile, sa che a parlare sarà il tempo. Sa, cioè, che avrà la sua occasione e saprà farsi trovare pronto anche se è quarto nelle gerarchie (dopo Koulibaly, Manolas e Rrahmani). E così il destino vuole che la montagna sia scalata in fretta: prima l’infortunio del senegalese e poi l’addio del greco ‘costringono’ Spalletti al duo Jesus-Rrahmani. Un duo tanto inedito, quanto efficace. L’ex Hellas cresce bene ricamandosi il proprio spazio, affiancato dal numero 5 che potrà soltanto essere un valore aggiunto per la sua crescita. Juan Jesus dialoga, mette in mostra il fisico, una discreta velocità, nonché capacità di leggere le situazioni delicate in ripartenza. A questo, poi, si aggiunge la duttilità, una delle qualità più importanti del calcio moderno, oltre ad una non bassa pericolosità offensiva sui calci piazzati e ad una propensione nell’impostazione del gioco. Guadagna sul campo, con umiltà, sacrificio e professionalità, la stima dei napoletani e quella (ancor più presente) di Spalletti, creando addirittura l’illusione che si possa persino rimpiangere meno (di quanto ci si aspettasse) un gigante come Koulibaly.

Se a tutto ciò si aggiunge la voglia di scherzare, la capacità di far gruppo e di integrarsi alla grande nei meccanismi azzurri ne viene fuori una semplice costatazione. Juan Jesus è stato (ed è) l’uomo giusto al momento giusto, testimoni le ultime prestazioni sfoderate contro Juve e Sampdoria, che hanno riconfermato le potenzialità mai messe in discussione dal suo agente. Una volta fu Ghoulam, l’algerino sconosciuto che tanto fu fatto passare per un altro investimento a perdere, salvo poi confermarsi (ai tempi di Sarri) uno dei migliori terzini d’Europa. Qualche mese fa è toccato a Juan Jesus. Napoli, però, stimola a smentire, a dimostrare il proprio valore per sentirsi parte integrante di un popolo, di una identità, calcistica e non, ben precisa, e che ruota costantemente intorno all’attaccamento e alla passione. Da una parte Faouzi, colui che dimostra che, se ci credi, i sacrifici alla fine (ri)pagano; dall’altra Juan, che dimostra quanto il tempo è galantuomo e quanto, a parlare sul campo, non sia un acquisto fatto investendo milioni e milioni o a parametro zero, ma l’esperienza e le qualità indiscusse di chi ha saputo ascoltare i campi calcati nel corso della propria carriera.

E al napoletano non resta che volergli bene, e non resta che togliersi l’odioso vizio di parlare fin troppo presto. D’altronde la città di Napoli ruota sempre intorno alle prime impressioni: si piange quando si arriva e quando si parte. Perché una cosa è certa: nella città di Pulcinella, di Totò, di Pino Daniele e di Maradona, napoletano acquisito, la smentita è tradizione; questo, Juan, lo ha capito bene.

Foto: Juan Jesus, profilo ufficiale Instagram