Il Portici batte in casa il Licata per 2 a 1 e continua la corsa salvezza nell’obiettivo della matematica certezza della permanenza in D senza rischiare nemmeno i play-out. Da sempre il target della società di Ragosta, il compito è stato affidato allo staff di Sarnataro, che sin dal primo giorno ha creduto nelle potenzialità della rosa messa loro a disposizione. E sebbene il sacrificio sia sempre stato all’ordine del giorno, c’è bisogno di ricordarsene specialmente quando, a complicare le cose, intervengono infortuni e indisponibilità legate al Covid. Proprio perché, la vittoria contro la formazione di Giuseppe Romano non è solo figlia dell’applicazione di squadra e tecnico, ma figlia anche del sacrificio, della volontà, del carattere e della maturità, caratteristiche nelle quali pian piano la rosa sta crescendo, mettendo a pieno frutto il lavoro che si sta facendo nell’arco della stagione.
Il Portici, infatti, è sceso in campo facendo a meno di elementi come Calvanese, Carotenuto e Cirillo, tra le pedine principali dello scacchiere di Sarnataro. Ciononostante, la forza del singolo ha sempre prevalso su quella del collettivo – si pensi all’assenza di Elefante, legata probabilmente a dinamiche che travalicano il rettangolo verde, o ancora all’addio di Carrotta, che pure era stato titolarissimo nel centrocampo a tre del tecnico porticese – e nella gara contro il Licata elementi come Piccolo e Granata hanno saputo contribuire in maniera importante alla conquista dei tre punti, trascinando i vesuviani proprio a due punti dalla squadra siciliana, ottava forza del campionato (e oltretutto, ora, terzo migliore attacco del girone I).
Non soltanto applicazione delle idee di Sarnataro, ma anche compattezza e capacità di stimolare un po’ la buona sorte. Con una difesa a cinque, come quella del Licata, difficile da penetrare per vie centrali – Biagio Filogamo è stato costretto ad essere un fantasma nei primi 45 minuti, servito sui piedi, ma poco capace di dare profondità – il Portici soltanto nella ripresa è riuscito a trovare l’episodio che ha rotto l’equilibrio. Piccolo è bravo a sfruttare il cross di Marino e far da sponda a Romano; la conclusione del talentino porticese, complice una deviazione, finisce alle spalle di Truppo, che nulla può se non raccogliere il pallone in fondo al sacco. Ad equilibrio saltato, poi, forte anche del vantaggio, sia Filogamo che Manfrellotti sono stati bravi a sfruttare meglio i palloni alle spalle della linea di difesa avversaria: nasce così, cinque minuti dopo la rete di Romano, il raddoppio del numero 98 del Portici – anche in questo caso è decisiva la qualità di Piccolo, bravo a servire la punta nello spazio. Bravo, poi, anche Mnafrellotti a farsi vedere in profondità – la sua occasione, importante e sciupata, per poco non rischia di compromettere la gara, comunque ben controllata da Liberato Russo e compagni, nonostante il generoso rigore concesso nel finale a Samane.
Ecco allora che, la formazione azzurra, dimostra la propria crescita in esperienza, dimostrandosi capace di aspettare con pazienza il momento opportuno per colpire, e in grado di approfittare di un po’ di fortuna, ricompensa dell’audacia messa in campo. Tanti fattori, tante partite all’interno della stessa e capacità di leggere ogni momento di gioco, arrendendosi soltanto ad un rigore (pertanto più che discutibile). Sarnataro, d’altronde, non ha mai nascosto di allenare una squadra pronta a non accontentarsi della sola matematica salvezza, ma magari terminare il campionato alla soglia delle squadre che si giocano il playoff. Non c’è, ad ogni modo, altra strada se non quella del sacrificio, del lavoro e dell’umiltà per raggiungere gli obiettivi sperati. Umiltà – soprattutto questa qualità – che ha sempre contraddistinto Sarnataro, e che rappresenta la vera arma vincente di una squadra che, difficoltà a parte, sta vedendo ripagato il lavoro stagionale fatto finora. E non è ancora finita.
Il Portici continua il cammino salvezza: quando lavoro, sacrificio ed umiltà pagano
