Racconti di calcio – L’Europa azzurra: quando Maradona alzò al cielo la Coppa Uefa nel 1989

Stasera, allo Stadio Diego Armando Maradona, andrà in scena il ritorno dei Play-Off di Europa League tra Napoli e Barcellona: per i ragazzi di Spalletti, dopo l’1-1 al Camp Nou, la ghiotta opportunità di scrivere in 90 minuti una pagina indelebile della storia azzurra, eliminando uno dei Club più vincenti e famosi al mondo. Una vittoria che permetterebbe ai partenopei di candidarsi con forza tra le favorite ad alzare l’ambito trofeo europeo: non sarebbe la prima volta, per la squadra della Città del Sole, che già lo conquistò battendo lo Stoccarda ben 33 anni fa, in un mondo e in un calcio totalmente diversi da quelli attuali. Oggi, per proiettarci al meglio alla grande nottata europea di questa sera, facciamo un passo indietro e torniamo in quel 1989 che segnò in maniera indelebile la storia di Napoli, di Maradona e dell’Europa.

L’ANNO DELLE DUE SQUADRE

Il Napoli in quegli anni era andato ad affermarsi tra le primissime squadre in Europa: forte di quello che era il giocatore più forte al mondo (e di altri nomi di prim’ordine a fargli da contorno), gli azzurri dopo aver conquistato il double Campionato-Coppa Italia, nel 1987, continuò a restare al vertice seppur con una serie di delusioni cocenti. In primis lo scudetto perso al fotofinish con il leggendario Milan di Sacchi, poi la stagione 1988/89 nello specifico che in campionato vide un nuovo secondo posto alle spalle dell’Inter dei record, e in Coppa Italia un’amara sconfitta in finale contro la mitica Sampdoria di quel periodo. Una storia diversa, e una potenziale opportunità di riscatto, rappresentava però in quell’anno la Coppa Uefa: all’epoca competizione dallo star power molto più alto rispetto ai giorni nostri (all’epoca solo la vincitrice di ogni campionato andava in Coppa dei Campioni, le altre big erano relegate alla seconda competizione europea), il Napoli si dimostrò mattatore assoluto della competizione, rendendosi protagonista di imprese memorabili come l’eliminazione in rimonta della Juventus ai Quarti e del Bayern Monaco in Semifinale; Maradona aveva già vinto il Mondiale con la Nazionale, fissando il suo nome nel firmamento dei grandissimi, ma mancava ancora la ciliegina sulla torta col suo Napoli, il successo internazionale col Club della sua vita. In Finale, sulla strada degli azzurri, lo Stoccarda: una delle top in Germania negli anni 80, quell’anno anche gli Svevi vedevano in quella coppa un’opportunità di rivalsa dopo un’annata meno esaltante delle precedenti, col quinto posto in campionato a 11 punti dal Bayern campione e l’eliminazione per mano del Borussia Dortmund nella semifinale della coppa nazionale.

LA DOPPIA FINALE

Il format all’epoca prevedeva l’andata e il ritorno anche per la Finale, con la regola dei goal in trasferta ancora attiva (e che è stata abolita solo dalla stagione corrente). Il primo atto si giocò a Napoli, nello Stadio allora intitolato ancora a San Paolo, il 3 Maggio 1989. Il Napoli di Ottavio Bianchi si presentò con il suo collaudato 4-3-1-2: Giuliani tra i pali; Ferrara, Corradini, Renica e Francini la linea difensiva; centrocampo composto da De Napoli, Fusi e Alemao; tridente delle meraviglie con il Diez Maradona alle spalle di Careca e Carnevale a guidare l’attacco. L’appuntamento con la storia non comincia nel migliore dei modi, a dire il vero: dopo appena 17 minuti infatti è lo Stoccarda a passare in vantaggio a causa di una papera di Giuliani su una bordata da fuori area di Maurizio Gaudino, attaccante tedesco nato da genitori campani in un intreccio narrativo scritto dal migliore degli sceneggiatori. Il Napoli sa che il tempo è dalla sua, tenta quasi un’ora di forcing a volte confuso ma costante e carico d’intensità: la chiave di volta arriva intorno al minuto 60, quando un cross di Maradona tocca la mano di Schroder, calcio di rigore e annesso cartellino giallo che obbliga peraltro il roccioso difensore a saltare la sfida del ritorno, dal dischetto El Pibe de Oro è glaciale e ristabilisce la parità. Il Napoli non si accontenta del pareggio, sa che per spuntarla sugli avversari è fondamentale sfruttare al massimo il fattore campo, bisogna arrivare in Germania con una situazione di vantaggio, che arriva a ridosso del novantesimo con una meravigliosa triangolazione in area tra gli attaccanti azzurri: Carnevale serve Maradona, e il fuoriclasse argentino ha la lucidità di non calciare bensì di servire a Careca un cioccolatino per il 2-1 finale, la rimonta è completa e il primo atto è andato all’armata azzurra.

Seguono due settimane tra le polemiche, i tedeschi polemizzano sull’episodio del rigore con giallo a Schroder, accusando di aver falsato l’andamento della gara e l’assegnazione del trofeo; i napoletani rispondono per le rime, criticando l’atteggiamento dei rivali secondo loro volto a condizionare l’arbitro in vista del ritorno. Con queste tensioni si arriva al 17 Maggio 1989 al Neckarstadion di Stoccarda, 90 minuti per la storia. Il Napoli scende in campo con lo stesso 11 dell’andata, e come all’andata il primo goal dell’incontro arriva al minuto 17, ma questa volta sono i campani ad esultare: Alemao, grande centrocampista brasiliano troppo spesso ricordato in primis per l’episodio della monetina, qui mostra a tutti la sua indubbia qualità siglando la rete del vantaggio con una prodigiosa serpentina partita dal centrocampo e arrivata fino alla porta, superando anche il portiere in un’azione che vale una carriera. La rete sembra avvicinare la coppa, ma i biancorossi sono duri a morire e dopo dieci minuti trovano il pareggio quando da calcio d’angolo di testa arriva prima di tutti Jurgen Klinsmann (che proprio quell’estate arriverà in Italia, all’Inter); il Napoli traballa, i rivali sono ad una sola rete dai supplementari e prendono coraggio, ci vuole un lampo del genio per ristabilire le gerarchie. Arriva al minuto 39, Maradona batte un calcio d’angolo che viene respinto dalla difesa e torna verso di lui, defilato sulla fascia: probabilmente chiunque altro giocatore vedrebbe davanti a sé due scelte, calciare di prima verso l’area oppure stoppare la palla e poi crossare, ma il dieci argentino è unico nel suo genere e con l’istinto del predestinato la colpisce di testa, un colpo netto e potente ma preciso al punto giusto, che scende con il tempismo perfetto e arriva sul piede di Ciro Ferrara da solo davanti alla porta e che riporta in vantaggio i suoi; Maradona serve un assist a un napoletano e serve ai napoletani il successo su un piatto d’argento, quella rete è una mazzata che arriva nel momento in cui gli avversari ci credevano di più, permette al Napoli di mettersi in una situazione di comodo vantaggio da poter gestire a proprio piacimento e nel secondo tempo arriva la ciliegina sulla torta, il 3-1 firmato in contropiede da Careca, l’assist neanche a dirlo è di Maradona. Il resto dell’incontro regala poche emozioni, che arrivano poco dopo il 3-2 causato da un’autorete di De Napoli; passano i minuti, ma al di là di qualche sussulto gli azzurri amministrano con autorità il vantaggio, inutile ai fini della competizione la rete del 3-3 finale realizzata da Schmaler dopo una disattenzione difensiva a tempo praticamente scaduto, grazie alla vittoria nel match di andata la storia è fatta: il Napoli vince la Coppa Uefa 1988/89, conquista il suo primo trofeo internazionale grazie alla grinta, alla determinazione e alla freddezza nei momenti cruciali dei suoi fantastici interpreti. Su tutti non può che spiccare ovviamente il suo mito più grande: Diego mette la sua firma imprescindibile sul trionfo, in due partite si procura un rigore, lo segna e realizza 3 assist, contribuendo in maniera diretta a 4 delle 5 reti nel doppio confronto con uno Stoccarda uscito a testa altissima dalla contesa.

L’asticella fissata da quel magico Napoli è altissima, Spalletti e i suoi ragazzi hanno in mente l’obiettivo di provare ad emulare, 33 anni dopo, quello storico successo: la storia, quella del futuro, potrebbe cominciare già da questa sera.

fonte foto: sportbible.com