È un Portici che mastica amaro quello al fischio finale della sfida contro la Gelbison. Gli uomini di mister Esposito, infatti, trionfano soltanto nell’extra time, al 92′, grazie alla qualità di Gagliardi, che stoppa al limite e mira all’angolino. Uno Schaeper – quasi mai impegnato nel corso della ripresa – è costretto ad arrendersi osservando la palla che si infila nel sacco. Al termine di una sfida del genere è sempre difficile trovare le giuste parole, specie se se davanti agli occhi si profila una prestazione che annulla il distacco tra una squadra il cui obiettivo è la salvezza ed una che, ricca di esperienza, mira a continuare il percorso che porta alla promozione in C.
Un Portici che non ha paura. I vesuviani palleggiano, si difendono solidamente senza rischiare nulla, e peccano soltanto in furbizia nel finale quando – lo ha sottolineato anche mister Sarnataro nel post-gara – non gestiscono forse nel miglior modo i minuti che mancano al triplice fischio. Ma annullare il miglior attacco del girone resta un’impresa non da poco, che conferma quanto di buono è stato fatto (e si sta facendo) sull’organico azzurro, fedele alle direttive e alle idee tattiche dello staff del tecnico porticese. Consapevolezza: è questa la parola che più si adatta alla squadra azzurra. Consapevolezza non soltanto dei propri mezzi e delle proprie qualità tecnico-tattiche, ma consapevolezza anche di poter affrontare le prime della classe, per le quali le società hanno investito in maniera diversa (e per un obiettivo diverso) le proprie finanze. Il Portici, forte sicuramente anche delle due vittorie consecutive contro Licata e Castrovillari, gioca a mente sgombra mettendo sul campo tutte le proprie risorse e sfiorando, almeno in due occasioni, anche il gol del vantaggio. La traversa di Maranzino trema ancora, e riecheggia nella mente di chi è costretto a masticare amaro. E peccato, poi, per le costruzioni offensive sul finire delle quali manca quel pizzico di lucidità in più che le rende potenziali occasioni da gol.
Come con il Castrovillari, il cambio modulo che dice tanto. Dal 4-4-2 iniziale al 3-5-2 della ripresa: quando c’è da soffrire il Portici non si tira indietro, e lo fa con la grande maturità di chi capisce che una gara che non si può vincere quanto meno non si deve perdere. Sarnataro tira fuori Manfrellotti e inserisce Calvanese, riproponendo la solida difesa a tre che contro il Castrovillari è bastata per tutelare tre punti d’oro contro una diretta concorrente alla salvezza. Il gol di Gagliardi nel finale, infatti, è sinonimo della sintesi perfetta tra fortuna ed esperienza: il palo devia nella direzione sbagliata la grande giocata del numero 10 permettendo ai lucani uno slancio decisivo verso il titolo. Al Portici, però, resta la rabbia, di chi sa di non meritare la sconfitta, e l’amarezza di chi sa di aver giocato all’altezza della capolista. La duttilità tattica, da inizio stagione espressione di un Portici sempre camaleontico, permette al tecnico porticese di variare e di leggere al meglio l’incontro, anche laddove soltanto la fortuna scongela il pari mutando il punteggio.
L’orgoglio del proprio lavoro. Quando il sig. Raimondini fischia la fine, al Portici (e ai sostenitori porticesi) non resta che l’orgoglio per aver assistito ad una squadra che non s’è mai arresa e che, oltre a tentare di capovolgere i pronostici, ha pure annullato la distanza di rosa e la distanza tecnica tra le due formazioni, che potrebbe soltanto ingannare chi dà un occhio alla classifica. Sarnataro dev’essere, dunque, fiero della propria squadra sebbene, ai microfoni di CampanianelPallone, sottolinei poi che l’unica cosa che conta è la classifica. Invece, a contare anche è la certezza di aver assistito ad una sfida nella quale la classifica non ha alcun tipo di valore e nella quale, invece, ha valore il lavoro degli azzurri, capaci di tenere testa a chi è proiettato verso i professionisti. Quel lavoro che paga sempre e che, con sacrificio e dedizione, riuscirà magari a trascinare i vesuviani verso una salvezza tranquilla e anticipata, principale obiettivo (per permettere una pure anticipata programmazione in p
La testa è già all’altro derby, quello contro la Real Aversa, nella consapevolezza che una squadra che mette in difficoltà la capolista può continuare a sorprende. Mai facendo affidamento al caso, ma assicurandosi i risultati sul campo attraverso una giusta programmazione e attraverso il giusto lavoro su una rosa della quale sempre più si stanno arginando i limiti e della quale sempre più se ne stanno mettendo in evidenza i reali valori.
Portici, beffa nel finale con la Gelbison: tra amarezza e consapevolezza
