Un boato spaventoso. Le finestre si infrangono in mille pezzi, la notte si avvolge di disperazione e preghiere, mentre si fa strada il terrore di essere il prossimo bersaglio dei bombardamenti. Cambia il mondo, cambiano le usanze e le credenze, ma l’abominio della guerra resta uno degli errori che l’uomo continua a non saper correggere. Ma un bambino di undici anni, che non sa nemmeno perché stia accadendo tutto l’orrore che lo circonda, si aggrappa a quel poco che ha per guardare avanti. Ad esempio, un pallone.
Ed è proprio così che inizia la storia del centrocampista o difensore della Salernitana Ivan Radovanovic.
Radovanovic nacque a Belgrado il 29 agosto del 1988, e la sua infanzia, come detto poc’anzi, non si rivelò affatto semplice per via della guerra in Kosovo e dei continui bombardamenti che assediarono Obrenovac, città in cui è cresciuto. Tuttavia, nonostante le varie complicazioni dovute al conflitto, entra a far parte della rosa del Partizan Belgrado, con cui però non giocherà praticamente mai. Più fortunata si rivela l’esperienza con il Smederevo, compagine con cui disputerà 13 match di SuperLiga (massima competizione serba), senza però mai riuscire ad andare in goal.
Nel 2008 viene prelevato dall’Atalanta ed inizia il suo lungo percorso in Italia, che lui definirà come “la sua seconda casa”, dal momento che gioca nel Bel Paese da oramai quattordici anni e qui sono nate anche le sue figlie. Con i bergamaschi non troverà spazio in prima squadra, ma riuscirà a giocare vari incontri con la Primavera atalantina, tra cui anche la finale di Coppa Italia Primavera contro la Sampdoria. L’incontro però vide trionfare all’Atleti azzurri d’Italia i blucerchiati di Pea che, nonostante il penalty fallito da Marilungo nel secondo tempo, riuscirono a conquistare il trofeo alla lotteria dei rigori dopo gli errori di Locatelli e Perico contro Fiorillo, attualmente terzo portiere della Salernitana.
Altra nota negativa del serbo è senza dubbio l’esperienza in prestito al Pisa nel 2008/2009 poiché, nel centenario della compagine toscana, arrivò anche la retrocessione in Lega Pro. In quella stagione Radovanovic raccolse ben 22 presenze con i nerazzurri, che vennero beffati proprio all’ultima giornata, perdendo in casa contro il Brescia con un goal di Zambrella al 94′.
Da una squadra nerazzurra ad un’altra, il giovane Ivan rientra nel 2009 a Bergamo con l’Atalanata, con cui debutterà finalmente nella massima competizione italiana, la Serie A. L’esordio arriva nel match del San Nicola contro il Bari, dove i lombardi verranno sconfitti per 4-1. Anche la prima da titolare non si rivelerà un ricordo impeccabile per il centrocampista: la gara era Atalanta-Milan, settimo turno di campionato; l’avvio dei padroni di casa era stato particolarmente convincente, con la rete al 21′ di Tiribocchi ma, al 39′, Radovanovic commette un’ingenuità su Pato, venendo ammonito per la seconda volta e, di conseguenza, espulso. L’Atalanta riuscirà a mantenere il vantaggio fino all’82’, quando Ronaldinho si inventò con una delle sue il goal del pari. In quella stagione la Dea cambiò quattro allenatori, ma non riuscì ad evitare la retrocessione in Serie B, come terzultima, insieme a Siena e Livorno.
Negli anni successivi seguiranno poi i prestiti al Bologna e al Novara. Con i felsinei disputa 10 partite di campionato, di cui la prima è contro la Roma all’Olimpico. I giallorossi passarono in vantaggio con Borriello e raddoppiarono con un autogoal di Rubin, ma uno strepitoso Di Vaio riacciuffò i la compagine di Ranieri con una meravigliosa doppietta. Ma con la casacca rossoblù il giocatore classe ’88 siglò anche la sua prima rete italiana, ovvero nella sfida di Coppa Italia contro il Modena finita 3-2 per il Bologna, con un destro preciso in area dopo un stop a seguire non facilissimo. Tra l’altro, la rete del serbo, valida per il momentaneo 2-2, arrivò soltanto due minuti dopo il suo ingresso in campo.
Diversa in vece la sua esperienza con la maglia del Novara, promosso in Serie A nella stagione 2010/2011 dopo la vittoria nei play-off. La prima rete nel massimo campionato in Italia arriverà proprio con i gaudenziani, nella sfida contro il Napoli valevole per 15° giornata. I partenopei erano reduci dalla vittoria per 2-0 sul campo del Villarreal, che aveva permesso agli uomini di Mazzarri di passare il girone ai danni del City di Mancini. Al Silvio Piola, dunque, ci si aspettava un Napoli travolgente, ma al 70′ arriva un calcio di punizione per i padroni di casa, Gemiti appoggia per Radovanovic, il quale lascia partire una sassata su cui De Sanctis non può nulla. Dzemaili pareggerà i conti e il Novara verrà retrocesso. Ma quella rete contro i campani il serbo non l’avrà dimenticata di certo.
Ennesimo ritorno all’Atalanta nella stagione successiva dove, sia per infortuni, sia per pubalgia, non riuscirà a conquistarsi la titolarità. Con 30 presenze, si conclude la sua avventura al club bergamasco e, nel 2013, viene acquistato dal Chievo Verona. Il 17 agosto dello stesso anno sigla la sua prima rete in gialloblù in Coppa Italia contro l’Empoli, grazie ad un sinistro chirurgico dal limite dell’area di rigore. Sempre da fuori arriverà anche la prima marcatura con il Chievo, nell’incontro del Bentegodi contro l’Udinese. In quell’occasione, il centrocampista clivense tirò fuori dal cilindro una magia, infilzando Bizzarri da oltre 25 metri col piede meno educato.
Dopo il ritiro di una bandiera del Chievo quale Sergio Pellissier, e in virtù del suo carisma e della sua esperienza, Radovanovic diviene il nuovo capitano dei veneti, con cui disputa 186 gare, firmando tra campionato e Coppa Italia 3 reti (la terza della quali sempre contro l’Udinese, nel 2018). Il 2019 sarà un anno terribile per il Chievo, che verrò retrocesso in cadetteria, ma il serbo classe ’88 continua a calcare i campi di Serie A poiché viene acquistato dal Genoa. E pur venendo utilizzato in difesa da Ballardini, il suo rendimento resta comunque alto, con il Grifone che chiuderà il campionato come prima nella parte destra della classifica, ovvero all’undicesimo posto.
Ed infine, dopo essere stato messo fuori dalla lista dei giocatori del Genoa, viene acquistato dalla Salernitana. Il venire escluso non può certo scalfire la psiche di Ivan, che in un’intervista di qualche tempo fa disse: “Se sei sopravvissuto alla guerra, nella vita poi non ti spaventa più nulla“. Come dargli torto.
Il compito è ben preciso: evitare la retrocessione. Ma, nonostante i miglioramenti dal punto di vista del gioco da parte dei granata, la situazione in classifica a poche giornate dal termine è sempre complicata. A prescindere però da come si concluderà questo campionato per la formazione di Nicola, Radovanovic sta dimostrando di essere un punto importante da cui ripartire, sia per la sua leadership, sia per la sua duttilità nelle zone del campo, sia anche per la sua abilità nel tiro da fuori, come dimostrato nella scorsa giornata contro la Roma all’Olimpico.
La gara finirà 2-1 per i giallorossi, ma al 22′ la scena è tutta per il piccolo grande Ivan, che riceve l’appoggio di Ribéry e scarica un bolide col destro che piega le mani a Rui Patricio. Ancora un boato, un rumore fortissimo, è di nuovo sudato e ha i brividi lungo la schiena. Poi guarda un alto: è il settore granata che esulta al suo incredibile goal.
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