Il protagonista azzurro – Napoli e il Napoli: un legame che va ricucito

Dopo la delusione per il sogno scudetto sfumato, il malumore della tifoseria napoletana è evidente. Il crollo verticale di Empoli ha scatenato l’ira della piazza, che auspicava un finale di campionato differente e soprattutto un atteggiamento della squadra volto a dare l’anima e a gettare il cuore oltre l’ostacolo, per rispondere presente all’appuntamento con la storia. In occasione della gara con il Sassuolo del 30 aprile scorso, il tifo organizzato ha duramente contestato proprietà e squadra. A far storcere il naso è stato anche l’atteggiamento della Società, palesatosi troppo “distaccato” rispetto all’occasione storica che si era presentata. A riguardo, emblematico è apparso soprattutto il tardivo intervento del presidente De Laurentiis, che di fatto ha provveduto a motivare lo spogliatoio soltanto dopo che si era temuta la perdita del piazzamento Champions.

E’ tuttavia evidente come a Napoli il modo di tifare sia cambiato rispetto al passato: lo si evince “in primis” dal forte calo di presenze allo stadio registratosi negli ultimi anni, complice, ovviamente, anche la pandemia. Quel tifo passionale ed identitario che ha storicamente contraddistinto la città, con pochi eguali in Italia ed Europa, ad oggi sembra purtroppo soltanto un lontano ricordo. Il sano ideale che vede il sostegno alla maglia e il legame viscerale con essa, a prescindere da tutto, come priorità assoluta, è stato sostituito da una parte della tifoseria con un triste sentimento votato al “risultatismo”.

Dietro questo distacco ci sono ovviamente delle precise cause, di cui la principale è la frattura tra società e piazza. E’ sotto gli occhi di tutti come la Società sia poco attenta a promuovere iniziative volte ad instaurare un rapporto diretto tra squadra e ambiente. Alla città, infatti, non viene mai realmente data la possibilità di entrare a stretto contatto con i propri beniamini ed anche la politica dei prezzi per i biglietti è spesso inadeguata. C’è da aggiungere che buona fetta della tifoseria è molto risentita nei confronti di ADL anche per le uscite ingenerose cui quest’ultimo è solito lasciarsi andare verso la stessa. Non bisogna dimenticare, inoltre, la questione che ha tenuto banco durante i primi mesi di questa stagione, ovvero il rigido regolamento d’uso dello stadio Diego Armando Maradona. Mentre in ogni curva del resto d’Italia e d’Europa è stato tutto normalmente consentito per l’intera annata, in quel di Fuorigrotta al tifo organizzato veniva vietato di fare aggregazione ed occupare la propria posizione tradizionale. Dopo la prima partita di campionato con il Venezia, addirittura diversi supporters ricevettero multe salatissime e ciò ha poi comportato ad una forzata assenza degli ultrà in più partite.

La SSC Napoli ha dunque il dovere di venire incontro il più possibile alle esigenze del tifoso in modo da risvegliare la vera anima del popolo partenopeo, per il quale il Napoli non è mai stato una semplice squadra di calcio, ma parte integrante della propria storia, tradizione e cultura popolare. Va sottolineato come, grazie anche ad un adeguamento dei prezzi, negli ultimi mesi ci siano stati dei miglioramenti per quanto riguarda le presenze allo stadio. A partire da Napoli-Milan, in cui ci fu sold out con la capienza al 75% così come contro l’Udinese, si sono sempre avute ottime cornici di pubblico, tranne che in occasione della sfida al Sassuolo. Infatti con la Fiorentina c’è stato il pienone, contro la Roma si è comunque arrivati vicini al tetto dei 40mila e in occasione della partita di domani con il Genoa sarà nuovamente sold out, per dedicare il giusto tributo al capitano Lorenzo Insigne. Così come va evidenziato che la squadra per l’intero campionato è stata seguita con tanta passione in trasferta, dove paradossalmente tende ad avvertirsi una spinta maggiore da parte del pubblico rispetto ai match casalinghi. Una spiegazione ci sarebbe, in quanto ad andare in trasferta sono generalmente i fedelissimi che, al di là dei risultati e della posizione in classifica, vivono abitualmente anche il Maradona e i tifosi residenti in altre zone d’Italia, i quali, avendo la possibilità di vedere il Napoli dal vivo soltanto poche volte l’anno, sono spinti da maggiore entusiasmo e da un forte senso di appartenenza, che nasce proprio dal fatto di esternare altrove la loro napoletanità.

In questi giorni hanno fatto molto discutere gli striscioni esposti tra Napoli e Castel Volturno. All’inqualificabile scritto nei confronti di Spalletti, di cui non sono noti gli autori, hanno fatto seguito altri due striscioni contro il Presidente De Laurentiis, questi ad opera delle curve. Sono da condannare i toni, tuttavia l’origine delle contestazioni nei confronti del patron, che non riguarda esclusivamente la delusione del momento ma anche l’incertezza che avvolge il futuro del Napoli, apre ad importanti spunti di riflessione. La SSC Napoli vive ormai una perenne fase di stallo in merito alle proprie carenze strutturali ed è un dato di fatto il suo non essere al passo con i tempi. Una realtà che, confrontata alle progettualità ambiziose anche delle proprietà americane di Roma, Fiorentina e Atalanta, non può far dormire sonni tranquilli per il futuro. Il calcio moderno richiede in primis investimenti in infrastrutture e settore giovanile, ma la proprietà azzurra è ben lontana dal rispondere a tali esigenze. Un’altra lacuna strutturale è certamente la mancata presenza di una figura dirigenziale che possa fungere da collante tra spogliatoio e società. A chi oggi, giustamente, si chiede il motivo per cui una squadra complessivamente inferiore al Napoli abbia mostrato maggiore personalità e convinzione nei momenti clou della lotta scudetto, non resta che constatare la presenza nella dirigenza milanista di una figura di assoluto spessore e con il DNA vincente come Paolo Maldini.

Ad ADL va certamente dato merito di quanto buono ottenuto, perché non vi sono dubbi che, in termini di risultati sul campo, difficilmente si sarebbe potuto fare meglio. Nei suoi 18 anni di presidenza, il Napoli ha vissuto una crescita costante, che l’ha portato a stabilizzarsi nell’alta classifica e ad alzare quattro trofei (tre Coppe Italia e una Supercoppa Italiana). Napoli ha avuto la possibilità di ammirare grandi calciatori diventati idoli e di vivere momenti che resteranno per sempre scolpiti nella memoria. Ma allo stesso tempo, va preso atto che questa proprietà potrebbe essere ormai arrivata al capolinea e, in ottica futura, vi è una totale assenza di garanzie sulle possibilità di restare competitivi a certi livelli nel lungo periodo. Lo stesso De Laurentiis sarà chiamato a prenderne coscienza nel caso in cui dovessero bussare alla porta investitori interessati ad acquistare il club e disposti a mettere sul tavolo offerte importanti.