Pillole di Calcio – Festival dell’Amore al Maradona. Dirige l’orchestra: Luciano Spalletti

Altro che Teatro Ariston. Verrebbe da dire proprio così a chi, nel weekend che celebra da una parte la musica sintonizzandosi sul Festival di Sanremo e dall’altra l’amore sintonizzandosi con il proprio partner, ha trovato tutte queste vibrazioni in un luogo solo, il Diego Armando Maradona di Fuorigrotta. L’occasione, più che una competizione canora, è sembrata un’esibizione di Luciano Pavarotti ad un raduno di ugole acerbe. Dopo Napoli-Cremonese dello scorso 17 gennaio, quasi nemmeno serpeggiava il timore di una partita trappola come quella di Coppa Italia, eppure la compagine lombarda di Ballardini è scesa in campo ben focalizzata su un impegno comunque proibitivo. E infatti i grigiorossi sono usciti sconfitti per 3-0, sotto i colpi di Kvaratskhelia, Osimhen e di Elmas, giustizieri anche della Juventus. A dispetto di un risultato rotondo, il Maradona ha detto che c’è stata partita, che è servito il miglior Napoli per avere ragione dell’avversario, il miglior Lozano, in entrambe le fasi, e anche il miglior Kvara, perché a certe latitudini nessuno regala nulla, neanche nel giorno del tuo compleanno. Non c’è, perciò, miglior festival se non quello in cui si è stimolati a fare del proprio meglio e la squadra di Luciano Spalletti è, evidentemente, stimolata sia dall’interno, sia anche dall’esterno.

Nella sfida Maradona contro la Cremonese c’erano tante insidie dietro l’angolo con cui fare i conti: la prima era rappresentata dallo stesso allenatore ospite, vale a dire Davide Ballardini che, spesso, ha fatto male proprio a Spalletti anche se nella gara d’esordio. Lo scorso Napoli-Cremonese di Coppa Italia, risoltosi ai calci di rigore a favore della squadra lombarda è solo il secondo caso di questa particolare scia positiva che il tecnico ravennate vanta nei confronti di quello di Certaldo. Altrettanto clamorosa fu, infatti, la vittoria che, il 13 settembre del 2008, ottenne con il suo Palermo contro i vice-campioni d’Italia della Roma allo stadio Renzo Barbera. Arrivato appena nove giorni prima nel capoluogo siciliano, Ballardini rifilò una sonora lezione a Spalletti, rimontando l’iniziale gol di Julio Baptista con una doppietta di Fabrizio Miccoli e un gol dell’allora rosanero Edinson Cavani per il 3-1 finale. Pochi mesi prima, nel campionato precedente, lo stesso confronto tra i due tecnici – ma con Ballardini seduto sulla panchina del Cagliari – si era concluso con un pari, che poi è risultato pesante per le ambizioni scudetto della Roma.
Per coloro che ci credono, Napoli-Cremonese era anche la partita della riproposizione della maglia a tema San Valentino la quale, oltre ad essere di dubbio gusto estetico, si portava su di sé anche il peso dell’esser stata indossata nello spiacevole ottavo di Coppa Italia contro lo stesso avversario. Risultato: spazzato via anche il tarlo della cabala! L’impressione è che i calciatori non abbiano paura più di niente – né di giocare con il volto di Maradona addosso, né con la tipica bocca del bacio di San Valentino né tantomeno con la renna delle amichevoli invernali – e tutto ciò è suffragato ogni volta dalle parole dello stesso mister Spalletti, il primo a stimolare lo spogliatoio e a chiedere sempre di più in vista degli impegni che sono all’orizzonte.

A proposito delle continue richieste del tecnico partenopeo ai suoi ragazzi. E se il Napoli fosse una perpetua celebrazione della musica come e più del Festival di Sanremo? Non è forse l’armonia tra i suoni, le note e le proporzioni tra numeri che caratterizza una canzone la stessa che contraddistingue il modo di interpretare il calcio da parte degli azzurri grazie soprattutto agli input del loro direttore d’orchestra, il maestro Luciano Spalletti? E non è questa stessa armonia a creare continue connessioni con il pubblico, non necessariamente di fede napoletana? E – ancora – se connessioni vuol dire anche “amore”, non è questo stesso sentimento a potenziare il valore stesso della singola partita del Napoli, laddove, invece, una kermesse come Sanremo, è spesso vista solamente per mera curiosità, e il più delle volte divide anche sulle opinioni a riguardo? Dato, dunque, il plebiscito che i ragazzi di Spalletti, hanno acquisito e non solo in Italia, ne consegue, perciò, che anche la singola partita del Napoli 2.0 del maestro Luciano da Certaldo è autenticamente e unanimemente più armonica ed “erotica” di qualsiasi manifestazione musicale al momento attuabile nel nostro Paese.
Per mantenere questi livelli di Eros, tuttavia, c’è bisogno di carburante sempre fresco da immettere nel motore dello spogliatoio. Un carburante che non è colpito da nessuna accisa o rincaro dei prezzi, ma che è dato dal lavoro quotidiano e dalla ricerca spasmodica del nuovo, laddove “nuovo” fa rima con “bello”. A tal proposito, sarebbe bello se questo “bello” passasse proprio dalla musica sanremese, in particolare da un pezzo che più di ogni altro sembrerebbe calzare a pennello con il carisma azzurro e di chi lo guida magistralmente. Siamo nel 1987 – guarda caso l’anno del primo scudetto del Napoli – e a vincere il Festival della canzone italiana sono Enrico Ruggeri, Umberto Tozzi e Gianni Morandi con “Si può dare di più”. Piccola premessa: questo trio insolito, per gli stili musicali differenti di cui ciascun membro è interprete, si è formato nel nome del calcio, poiché sia Ruggeri sia Tozzi e sia Morandi erano e, in parte, sono tutt’ora, parte della Nazionale Cantanti. È probabile che, affissi, nello spogliatoio ci siano due strofe in particolare:

Ma se afferri un’idea che ti apre una via
E la tieni con te o ne segui la scia
Risalendo vedrai quanti cadono giù
E per loro tu poi fare di più

Ovvero il credo che contraddistingue più di tutti un decano del nostro calcio come Luciano Spalletti. Un decano anch’egli insolito come i tre cantanti di cui sopra. Il “miracolo” del quasi sessantaquattrenne di Certaldo è stato quello di mantenersi a questo livello senza speculare – né su dettami vecchi e polverosi né su rapporti di utilitarismo con stampa o altri addetti ai lavori – e di aver consultato idee sempre nuove figlie del proprio tempo, studiandole e spiegandole mostrando, via via, nuove strade. Pare che i risultati gli stiano dando ragione. Infine, due strofe dopo, il famosissimo ritornello di una delle canzoni più famose del panorama italiano di tutti i tempi:

Si può dare di più, perché è dentro di noi
Si può dare di più senza essere eroi
Come fare non so, non lo sai neanche tu
Ma di certo si può dare di più

Qui, invece, si ritorna a quei famosi stimoli di cui parlavamo all’inizio. Affrontare la Juventus o la Cremonese di turno come se a dettare il piano gara dovessero essere loro non va bene o, almeno, non è ciò che i calciatori del Napoli sono portati a fare. L’imperativo è quello di partire da ciò che loro sono, possiedono e, di conseguenza, offrono in termini di proposta. Che poi questa proposta sia duttile e universalmente redditizia questo è frutto di un costante lavoro. Non risulta, infatti, che negli allenamenti a Castelvolturno si sia mai vista fisicamente una squadra avversaria a cui prendere le misure in vista della domenica successiva.
Il suo festival, il Napoli non lo ha (ancora) vinto ma all’interno di un percorso che di eroico ha nulla se non il lavoro quotidiano e la dedizione a fare sempre meglio è lecito pensare che gli echi di questo miracolo, non solo calcistico, possano restare scolpiti nella storia di un intero popolo, proprio come una canzone a Sanremo.

Fonte foto: pagina ufficiale Twitter SSC Napoli