Tu mme diciste “Sì” na sera ‘e maggio: Scudetto, Napoli e teatro a cielo aperto

È il 4 Maggio 2023 e alle ore 22.37 a Udine giunge il triplice fischio dell’arbitro Abisso che sancisce l’inizio di una festa che il Napoli e Napoli attendevano da trentatré lunghissimi anni. A partire da Santa Lucia, cuore del centro storico, verso il cielo blu notte cominciano ad alzarsi i primi fuochi d’artificio, a cui i fumogeni fanno da accompagnamento, insieme alle grida e ai pianti increduli di chi ancora deve realizzare cosa stia accadendo. C’è chi si toglie gli occhiali per lasciarsi andare a lacrime liberatorie, c’è chi ha già avuto la fortuna di vivere questo momento magico nell’87 e nel ’90, ma dagli occhi sembra commuoversi come la prima volta. A Napoli due o tre generazioni si incontrano, si intersecano e si condensano in una sola voce, in una sola età; grandi diventano piccini e piccini diventano grandi, poveri diventano ricchi e ricchi diventano poveri. Nella notte della città di Pulcinella non c’è distinzione, e tutti sono accomunati semplicemente da un qualcosa dentro che è difficile spiegare a parole.

Bastano pochi minuti e Piazza del Plebiscito è inondata da una passione azzurra smisurata, diventando già oggetto di riprese di elicotteri e droni ben consapevoli di quel teatro magico rappresentato dalla città di Eduardo, Totò, Massimo Troisi, Pino Daniele e via dicendo. Ci si guarda intorno, spaesati, calati in un’atmosfera surreale che sembrava inimmaginabile fino a qualche anno fa. Ci si sente a casa, perché si condividono esattamente le stesse inspiegabili gioie, conseguenze degli stessi inspiegabili e ingiusti dolori che solo se sei napoletano sei costretto a portarti dentro. Negli occhi dei tantissimi tifosi azzurri c’è in una sola parola la felicità; in alcuni, però, si può ancora scorgere quel riscatto a cui questa città sembra debba spesso incorrere. Tra surreale e magia, Napoli riavvolge il nastro dei ricordi e riporta in vita persino chi non c’è più. Perché lo scudetto è proprio di tutti, anche di chi avrebbe voluto festeggiarlo e non c’è fisicamente. Perché il legame con la propria famiglia, con chi è nato e cresciuto in questa terra è troppo forte per permettere al tempo di scalfirlo, e allora diventa inevitabile alzare gli occhi al cielo – con un pensiero sempre a Diego che, come dice Spalletti, ha fatto da protezione insidiando persino San Gennaro tra chi con le mani abbraccia la città ogni giorno dall’alto.

Piazza Trieste e Trento e via Toledo si riempiono d’orgoglio azzurro e nel camminare fianco a fianco alle altre persone c’è una paradossale consapevolezza di conoscere un po’ tutti. Ognuno ha sul viso le stesse espressioni, gli stessi occhi che ridono e ancora le stesse lacrime perché amm’ aspettat’ assai questo momento e adesso è tempo di viverselo a pieno. Un evento così, l’esplosione di una città che vista dall’alto sembra rivivere un nuovo capodanno, è assolutamente indimenticabile ed è pronto a candidarsi a nuove pellicole che raccontano una nuova rinascita del popolo azzurro. Ogni vicolo è un via vai di persone, ogni vicolo è ‘na canzone dedicata a Diego e all’impresa di Spalletti, squadra e società. È il successo di chi ha saputo costruire in questi anni, gettando le basi per arrivare a trionfare nuovamente, trascinando Napoli e il Napoli sul tetto d’Italia. Non c’è parola che tenga fede realmente a ciò che ogni napoletano sta provando, tutto sarebbe tremendamente riduttivo. Gente d’ogni dove, culture diverse, strati sociali differenti si intrecciano dando vita ad una comunione in cui tutti simm’ egual’, in cui nisciuno è diverso, nessuno lasciato dietro. La dimostrazione di quanto Napoli possa essere accogliente, calorosa e calda, di quanto Napoli possa diventare, in un attimo, centro d’un nuovo mondo. Un mondo nuovo, ‘ca nun se scorda ‘o passato. Perché da quel passato ha tratto la forza per costruirsi un nuovo presente.

Ogni palazzo è addobbato e all’occorrenza dipinto d’azzurro, con striscioni e dediche all’impresa eccezionale e impensabile che s’è conclusa ieri ad Udine, davanti a chi spesso ha considerato questa terra quasi inferiore, arretrata e fuori dal mondo – ignaro del fatto che forse sì, fuori dal mondo, a Napoli, lo si è davvero. La città viene ridisegnata dalla passione azzurra e costringe ogni napoletano a rivisitarla solamente per apprezzare una faccia nuova, per vivere ancora nuove emozioni, per scoprire cosa questo straripare di gioia, a cui cultura e tradizione si accompagnano sempre, può ancora comunicare all’animo umano. Il tratto che porta da Piazza del Plebiscito, passando per via Toledo e piazza Dante, o in alternativa a Spaccanapoli, al centro storico non lo si accusa più; i piedi macinano chilometri solo per godere della festa che in ogni angolo sta esplodendo. A Piazza Bellini, luogo di ritrovo giovanile, le canzoni napoletane sulla bocca di tutti sono soppiantate dalla voce di chi s’è recato sul posto per partecipare all’esplosione azzurra di una città in continuo fermento, in quella che si prospetta una notte eterna. Ogni vicolo diventa immediatamente casa, ogni altra persona diventa immediatamente riconoscibile, come qualcuno a cui ti sei presentato anni fa e che da anni non incontravi per strada. Ci si abbraccia, perché non è importante chi sei o come lotti ogni giorno spesso per sopravvivere in questa città; conta solo ciò che stai provando, conta quest’attimo di eterna rivincita che rompe un’attesa che sembrava infinita.

Come in Sei personaggi in cerca d’autore, realtà e fantasia si confondono, e gli attori di una Napoli che da sempre è stata considerata palcoscenico di vite recitate sembrano, dal palco, venire finalmente in contro agli spettatori. Il momento in cui il teatro non sai più se è veramente finzione o se, invece, con l’inganno ti stanno propinando soltanto una meravigliosa realtà. I racconti di nonni e di padri si fanno veri, non più soltanto nei sogni, non più soltanto una diceria che a parlarne quasi sembra possa essere proibitivo immaginarne la realizzazione. E se spesso si dice che se è un sogno non ci svegliate, nella notte interminabile di Napoli, il sogno sembra essere finalmente diventato realtà. Pizzicotti e buffettoni non servono a nulla perché non c’è più nulla da cui svegliarsi. A dire il vero, Napoli e i napoletani si sono svegliati già da tanto tempo, ma lo scudetto è soltanto l’ennesima occasione per prenderne realmente consapevolezza. Da Eduardo a Pino Daniele, al Maradona che si spegne e canta Napul è e, ancor di più, al Resta che quel resta che il cantautore cresciuto nelle strade ha cantato dopo la sua morte. Perché quello che s’è creato a Napoli ieri notte resta e resterà nella memoria indelebile di un popolo mai banale, mai catalogabile, sempre uguale e sempre diverso al tempo stesso. Napoli e il Napoli si godono il terzo scudetto, città e tifosi si ritagliano uno dei momenti di maggiore riscatto degli ultimi decenni smettendo finalmente di essere relegati al ruolo di soli attori di palcoscenico, rendendo il copione così vivo, così intenso, che da oggi sarà ancor più impossibile non credere che in fondo si tratti di pura realtà e di pura verità.