In Brasile c’è un detto popolare che suona, più o meno, così: “In ogni famiglia c’è un padre che prega nella certezza che, in futuro, suo figlio si ritroverà a correre su un prato verde di un campo da calcio. Nella stessa famiglia, nella stessa casa, ma in un’altra stanza, c’è una madre che prega allo stesso modo, chiedendo che quello stesso figlio non lo faccia come arbitro”.
Cambiano i modi di comunicare, cambiano i modi di mettere i fischietti alla berlina, sta di fatto che la figura dell’arbitro mette d’accordo tutti: dal Manzanarre al Reno, dalle Ande all’Himalaya, una persona sostanzialmente sola, con un regolamento da applicare in miliardi di contesti differenti, due cartellini e decine di migliaia di individui coalizzati, pronti a dirgli di tutto e ad augurargli le cose peggiori. Tranquilli, tanto c’è il VAR! Del resto, lo dice il nome stesso “Video Assistent Referee”, cioè una trovata per aumentare l’efficienza e l’inattaccabilità delle sue scelte. No. Il VAR, se possibile, ha da un lato garantito queste ultime due cose ma ha anche esasperato quell’atteggiamento di negatività verso la categoria.
Domanda: è oggettivo il VAR? Sì, perché fotografa e mostra la realtà di un’azione permettendo all’arbitro e ai “macchinisti” in sala di ri-valutare una qualsiasi decisione ma a bocce ferme, sulla base di una revisione al monitor.
Altra domanda: è oggettiva la decisione arbitrale, forte della review allo schermo? No e il punto è esattamente questo: sta all’arbitro di campo prendere la decisione finale, nonostante le immagini e nonostante queste possano apparire lampanti, come il famoso “petto netto” di D’Ambrosio scambiato per un tocco di braccio dal sig. Rosario Abisso in un Fiorentina-Inter del campionato 2018/2019.
Infine: posto che il VAR può assistere l’arbitro solo in caso di “chiaro ed evidente errore” o “grave episodio non visto”, chi stabilisce, rispettivamente, chiarezza e gravità di quanto avviene sul terreno di gioco? Naturalmente, dovrebbe farlo la persona in sala VAR, comunque coadiuvato da coloro presenti al suo fianco. Può capitare anche a loro di non segnalare alcunché? Certamente. Ma perché?
È proprio su questi “perché” che si sta dibattendo dall’estate del 2017 – ovvero dall’esordio di questa tecnologia in Serie A – con un notevole inasprimento dei toni che si è avvertito proprio in questa stagione che, guarda caso, ha visto gli arbitri esporsi molto di più. La nuova “rivoluzione” – almeno così è considerata dagli addetti ai lavori – si chiama “Open VAR” ed è un format che, in collaborazione con le televisioni, spiega decisioni ed eventuali errori arbitrali mostrando anche i dialoghi tra arbitro di campo e sala VAR. Com’era prevedibile, nemmeno quest’ulteriore passo verso una maggior esposizione è servito a placare gli animi anzi, ha esasperato ancor di più gli animi. Anche perché, in cinque mesi di stagione, le topiche della squadra arbitrale capitanata dal designatore Gialuca Rocchi sono state tante – forse troppe – e talvolta ingiustificabili. Non è nemmeno cominciato l’anno solare, infatti, che forse già abbiamo il caso del 2024, vale a dire il gol di Davide Frattesi in Inter-Hellas Verona dello scorso 6 gennaio. Un gol, quello che ha dato la vittoria per 2-1 ai nerazzurri, viziato da un fallo di Bastoni su Duda che l’arbitro Fabbri non vede in campo e che il VAR Nasca non ritiene di dovergli segnalare per una On Field Review, cioè la visione al monitor. “Micheal (Fabbri), sono Gigi (il VAR Luigi Nasca). Il gol è regolare”, questo l’input dopo aver visto e rivisto da più angolature il contatto con gomito largo del difensore interista. Evidentemente, un grande peso specifico nel giudizio finale ce lo ha avuto Duda, reo secondo Fabbri di aver simulato una caduta e poi di aver cercato la sua attenzione per far fermare l’azione pericolosa dell’Inter, poi conclusasi con gol di Frattesi.
Il caso “Bastoni-Duda” ha, di fatto, scoperchiato un vaso di Pandora perché, sei giorni dopo, in conferenza a Coverciano, proprio Rocchi ha gettato benzina sul fuoco mostrando gli altri sette errori certificati come gravi dall’inizio del campionato. In ordine cronologico: il contatto Iling-Ndoye in Juventus-Bologna non ritenuto da rigore per i rossoblù con conseguente rosso per lo juventino; l’espulsione data ingiustamente a Baschirotto in Monza-Lecce; un giallo a Berardi che in realtà era rosso in Sassuolo-Juventus; un gol annullato Ferguson in Monza-Bologna; la mancata espulsione di Malinovskyi in Genoa-Juventus; la spinta non fischiata di Bisseck su Strootman in Genoa-Inter che ha portato al gol degli ospiti; il gol annullato a Thorstvedt in Sassuolo-Lazio, sempre lo scorso sei gennaio.
Lo stesso Rocchi, sempre a Coverciano, si è esibito parando i colpi di molti tra dirigenti e giornalisti che mettono in discussione il sui operato chiedendo a gran voce le dimissioni. Per l’ex arbitro, ora designatore, “siamo tutti varisti”, “gli allenatori prima chiedono di usare meno il VAR e poi si lamentano quando lo si usa di meno”. Inoltre, sempre per il designatore, non è colpa della classe arbitrale se poi Henry del Verona sbaglia il rigore che avrebbe pareggiato la gara di San Siro, al centesimo minuto, cioè qualche minuto dopo il “fattaccio” di Bastoni, del tipo: “più gol fate, più partite vincete, meno impatto avranno gli errori arbitrali a scapito vostro”. Quindi, secondo questa logica, se il 29 aprile 2018 il Napoli avesse vinto a Firenze, oggi non staremmo ancora parlando dei fatti di Inter-Juventus accaduti la sera prima e non ci sarebbe mai nemmeno stata un’inchiesta delle “Iene” a riguardo tra l’ottobre del 2020 e l’estate del 2021.
A proposito di Iene. Poteva il giornalismo d’inchiesta in giacca e cravatta più famoso d’Italia non entrare nelle pieghe anche di questo “nuovo vecchio caso” di arbitri e VAR? Esatto. Un nuovo potenziale scandalo in Serie A? Chi può dirlo? Beh, di sicuro qualcosa ha cominciato a dirlo un arbitro di Serie A, dall’identità sconosciuta che, ai microfoni delle Iene ha delineato uno scenario oscuro come la sua inquadratura nello schermo per renderlo irriconoscibile. “Quest’anno ci sono stati tantissimi errori degli arbitri in campo e al Var che sono davvero inspiegabili, soprattutto per noi che siamo degli addetti ai lavori. Se hai delle immagini chiare davanti agli occhi e hai la possibilità di rivedere l’episodio con tante telecamere a disposizione come fai a non accorgerti dell’errore commesso dall’arbitro in campo? Se le valutazioni dipendono da dinamiche, diciamo politiche, allora in questo modo c’è il rischio che si falsino i campionati. Molti di noi hanno la forte sensazione che non sempre i voti, le valutazioni e le eventuali retrocessioni o dismissioni a fine anno dipendano esclusivamente dalle nostre prestazioni durante le partite. Ogni volta che un arbitro viene chiamato alla Var può essere penalizzato nel voto che riceve dagli osservatori a fine partita, e se chi valuta gli arbitri sbaglia nella valutazione, siamo poi sicuri che fanno carriera solo e sempre i più bravi e che vengono retrocessi i più scarsi? l caso vuole che tutte le persone che si sentono penalizzate non vengano ritenute vicine allo schieramento che sostiene la prossima probabile candidatura di un certo gruppo del mondo arbitrale e che adesso occupa i ruoli di vertice. Il problema è che se ci sono arbitri che non sbagliano e vengono sanzionati e arbitri che sbagliano e sono protetti e vengono salvati”.
Lungi dal toccare elementi di politica, legati alle prossime elezioni di presidente e designatore della classe arbitrale, ci interessi sapere che anche i direttori di gara sono in lizza per una qualificazione in Europa – per arbitrare gare internazionali – o a rischio retrocessione. Lo stesso designatore Rocchi, con una commissione, deve per forza di cose declassare uno o più arbitri, dalla Serie A alla B, in seguito alle prestazioni nel corso della stagione. La voce misteriosa del servizio andato in onda lo scorso 23 gennaio, tuttavia, lascia intendere che potrebbero esserci dei patti tra VAR e arbitro di campo. La logica è: se io VAR chiamo all’on field review vuol dire che c’è stata una svista in campo; se c’è stata una svista in campo allora quantomeno l’arbitro non è stato attento; più disattenzioni vengono accumulate da un arbitro di campo più aumenta il rischio di non arbitrare nel massimo campionato nella stagione successiva. Questo discorso di “mutua solidarietà” può arrivare a falsare i campionati? La paura è senz’altro questa. Di sicuro, mancate revisioni possono influenzare l’andamento di una partita, come nel caso di Juventus-Verona – partita non citata da Rocchi in quel di Coverciano – in cui Federico Gatti riserva a Milan Djuric lo stesso trattamento riservato a Kvaratskhelia in occasione di Juventus-Napoli dello scorso 23 aprile, cioè un pugno che non ha sortito nemmeno un cartellino giallo in entrambi i casi.
Un altro argomento che è incredibile che possa suscitare un dibattito è quello legato al fuorigioco. L’unica cosa oggettiva insieme al gol-no gol per il quale c’è l’occhio di falco dal 2015. Il servizio delle Iene getta ombre anche sullo Juventus-Roma risolta da un gol di Rabiot che sembrerebbe essere in fuorigioco perché innescato da un tocco di suola di Vlahovic. Perché allora è stato assegnato? Stando alla tesi del servizio, all’arbitro Simone Sozza di Seregno sono arrivate le immagini del primo tocco con cui l’attaccante serbo controlla il pallone, con Rabiot in linea con il difendente giallorosso.
In un contesto dove esportare il calcio italiano nel mondo è l’ordine della Lega siamo andati in Arabia e in Arabia torneremo in nome del denaro, rigorosamente elemosinato. Altrettanto elemosinati sono i soldi dei diritti televisivi, sempre minori e che parlano sempre meno lingue. Allora mi domando: quanto potrà aver attirato lo “spettacolo” calcistico di Napoli-Fiorentina o di Napoli-Inter di Supercoppa italiana? Quanto può aver attirato all’estero la sfida di cartello tra Juventus e Inter dello scorso 26 novembre dove non si è mai totalmente giocato a pallone? Oggettivamente poco.
Ecco, quanto è credibile un sistema calcio in cui al pallone che rotola si preferisce la cronaca su arbitri accusati di essere inadeguati, di operare volontariamente male e di designatori sfiduciati da dirigenti e presidenti? Oggettivamente zero.
Foto: pagina ufficiale SSC Napoli
