Napoli-Bologna il giorno dopo: da Di Lorenzo a Kvara, il punto di partenza è nel saper interpretare la gara

Il pericolo che si potessero rivedere i fantasmi di Verona, e quindi anche quelli della scorsa disastrosa annata, era dietro l’angolo, così come necessario quanto prima fosse il bisogno di voltare pian piano definitivamente pagina; mettere un punto al capitolo della scorsa stagione e cominciarne un altro. Il lavoro di Conte in settimana – così come le concretizzazioni della società relativamente al mercato, che avranno fatto da calmante per l’ambiente azzurro – ha dato certamente i suoi frutti. Il tecnico salentino non poteva che cominciare la sua avventura al Maradona con una vittoria, che potesse mantenere bene la linea dritta della cucitura con l’ambiente scacciando via le precoci e prevenute critiche lette nell’arco della settimana (certamente dettate da una buona dose di paura). Come sia maturata la vittoria è – o almeno dovrebbe essere – sotto gli occhi di tutti: serviva, infatti, una reazione del gruppo, una prestazione dettata dal giusto atteggiamento, dalla giusta predisposizione, dal giusto approccio e dalla giusta cattiveria; qualità, insomma, che hanno da sempre caratterizzato Conte. Il Napoli lotta su ogni pallone, concede – seppur lasciandole parzialmente il pallino in alcuni piccoli frangenti dell’incontro – poco al Bologna e verticalizza veloce facendo leva sulla imprevedibilità di Kvaratskhelia e la capacità di palleggiare nello stretto di elementi come Politano o Raspadori. Le qualità emergono tutte in occasione della rete di capitan Di Lorenzo, accompagnate da una piccola dose di fortuna relativamente al raddoppio targato Kvara – lui, lo stesso georgiano che ha ammattito mezza difesa del Bologna e regalato al suo capitano un assist al bacio per il raddoppio. Il tap-in di Simeone, infine, è la ciliegina sulla torta di una serata perfetta, dove ogni cosa sembrava messa al proprio posto – e dove, anche per l’entusiasmo, forse si è percepito che bisogna andare avanti passo dopo passo, senza spingere l’occhio al limite, al di là delle proprie possibilità. Senza, dunque, calcare troppo la mano con le critiche immotivate o dettate solo dalle reazioni a caldo, critiche a cui rispondere con analisi che – sempre se fatte nel modo giusto e con una certa dose di onestà intellettuale – non vadano a minare la serenità che si è respirata nella serata di ieri al Maradona.

Non poteva che sbloccarla capitan Di Lorenzo. Napoli è sempre stato un palcoscenico dove un cerchio aperto dovesse necessariamente chiudersi, come se tutto fosse, in un qualche senso, predestinato. Quel rapporto che sembrava sul punto di sgretolarsi, fino all’ipotesi di vederlo – pensa te, da capitano azzurro – con quella maglia che tra i partenopei è innominabile, sapeva di doverlo ricucire. Le parole ai napoletani, un’ammissione di colpa per aver avuto una sbandata – come d’altronde in tutte le storie d’amore -, e poi il lavoro in silenzio sapendo di dover rispondere sul campo. Giorni e mesi movimentati per lui che con Spalletti era stato protagonista incredibile, diventando uno dei migliori terzini in Italia. Poi il peso sulle spalle di un’annata difficile e la scelta (sicuramente dettata dalla presenza di un allenatore come Conte) di rimanere a Napoli. Il gol all’esordio del nuovo tecnico al Maradona non è soltanto romanticizzato dal bacio sulla maglia: è anche un gol che ricorda le qualità di inserimento di Di Lorenzo. I tempi giusti, sul filo del fuorigioco, e lo stop delicato sull’assist elegante di Kvara, rendono la rete il miglior punto di partenza che i napoletani potessero aspettarsi. È importante che il Napoli riparta da lui, un segnale forte a tutto il gruppo che vedrà in questo capitàno un punto di riferimento importante per tentare di tornare subito in Champions.

Torna ai suoi livelli, ad essere quello di sempre, anche Kvicha Kvaratskhelia che, come dichiarato da Conte nel post-gara, è stato nuovamente individuato come pericolo numero uno per le difese avversarie, specie quando c’è da fronteggiarlo senza il supporto dei compagni di reparto. Il georgiano sguscia via, sfugge, ne dribbla due o tre, tiene palla, la fa passare sotto le gambe e fa sempre (o quasi) la scelta giusta per provare a concludere o mettere in condizioni ottimali i compagni. L’assist regalato a Di Lorenzo è un gesto di classe, raffinatezza e lucidità che soltanto calciatori della sua stoffa possono permettersi, a riprova di quanto cambiare gli equilibri di una squadra o di un match. Prima dei piedi c’è la testa, prima della velocità c’è la tecnica, la capacità di saper andare al passo degli altri compagni diventando il pezzo del puzzle mancante dei meccanismi di gioco.

Da un punto all’altro, da Di Lorenzo a Kvara, però, c’è tutto un mare nel mezzo: ci sono gli equilibrio da ricucire di una squadra che due anni fa alzava il terzo scudetto della storia; c’è una serenità tutta da ricomporre, una torre da far tornare ritta su, a dar la sensazione di toccare il cielo; un approdo in Champions da conquistare e una identità ancora tutta da plasmare. Non c’è dubbio, però, che il punto di partenza – specie se forse si pensa al momento che la società sta attraversando, e che resta delicato – sia il sapere interpretare la gara. Il Napoli concede poco al Bologna – l’occasione di Castro nella prima frazione di gioco è ben neutralizzata da Meret -, non rinunciando ad esser compatto e ben organizzato in fase di non possesso, con Olivera e Mazzocchi pronti ad arretrare sulla linea difensiva quando occorre. Se Di Lorenzo si rende protagonista negli inserimenti, Buongiorno e Rrahmani rispondono sempre presenti, per quei pochi cross che arrivano in area a pescare gli inserimenti degli uomini di Italiano. Quando il Napoli riconquista la sfera, Raspadori è già basso a ricevere con Politano e Kvara più larghi pronti ad allargare la difesa emiliana, a creare interessanti uno contro uno e aspettando le sovrapposizioni dei compagni. E a proposito del piccoletto ex Sassuolo: nonostante agisca da falsa punta, tiene bene sfera spalle alla porta, lega quanto può il gioco e sfiora la rete del vantaggio dopo due minuti – Conte non può che desiderare chi suda per la maglia e si sacrifica. L’impatto di Neres è interessante e positivo: suo l’assist a servire Simeone che, unica punta in attesa di Lukaku, ripaga la fiducia di Conte lanciando il messaggio di essere presente. Un calcio verticale, pulito, con un’ottima gestione della sferapiù incisivo e concreto sotto porta –, e sebbene contro un Bologna certamente lontano da quello della gestione Thiago Motta, è il sintomo di basi solide su cui l’allenatore salentino può lavorare per costruire, sempre più, il suo Napoli. E, viste le impressioni di stasera, sarebbe anche più curioso vederne i frutti del lavoro quando avrà a disposizione, oltre Lukaku, magari anche Gilmour, McTominay e qualche altro innesto, funzionale alla rosa e pronto a rifinirla e consegnarla finalmente completa a mister Conte.

FOTO: SSC NAPOLI