La sconfitta incassata dall’Inter al “Franchi” insignisce Antonio Conte e i suoi uomini del titolo di Campioni d’inverno, costringendo Simone Inzaghi a ridurre drasticamente il margine di errore per continuare a tallonare la prima posizionata. Si tratta di un ampio sospiro di sollievo per il Napoli, che può lasciarsi alle spalle il goal di Angelino subito negli ultimi minuti dalle parvenze fatali. Non che il pareggio con la Roma compromettesse definitivamente le sorti del campionato, ma la coscienza di un margine di vantaggio su una concorrente maggiormente attrezzata ai grandi successi aiuta a mantenere alti morale e prestazioni. Proprio per questa ragione la disputa offerta dalla ventiquattresima giornata al “Diego Armando Maradona” tra Napoli e Udinese rappresenterà un punto nevralgico per testare quanto l’organico partenopeo sia abile a dominare tensioni ed entusiasmo.
Una nota attorno alla quale tanto si è discusso negli ambienti campani e che non poco scetticismo diffonde consiste nell’assenza di grossi investimenti sul mercato di gennaio. La tesi più sferzante accusa la società di non aver ottemperato al proposito della solida ricostruzione della rosa avviata durante l’estate. Il timore è che il lento movimento sul mercato possa deludere le aspettative di un tecnico dalle caratteristiche di Conte e compromettere il risultato finale, fornendo per di più un comodo alibi. D’altronde il tecnico leccese era stato chiaro: mercato di qualità o niente. Ciò non toglie che la risposta migliore sia stata fornita dal ds Giovanni Manna in conferenza stampa. Le trattative in fase avanzata sono state abortite dall’indecisione dei calciatori mirati di fronte alle proposte di stipendio o alle tempistiche dello scambio, e se ciò lasciasse trasparire una scarsa solidità di presenza nel club assurdo, allora sarà necessario ricordare, alla maniera del direttore sportivo, le capacità strutturali ed economiche di cui dispone il club. Gli acquisti di Aurelio De Laurentiis durante il mercato estivo dal valore di circa 150 milioni di euro, senza che si fosse chiusa alcuna cessione importante, dimostrano quanto il club stia investendo nel progetto Conte. La cessione “obbligata” di Khvicha Kvaratskhelia sarebbe stata agilmente sopperita se non fosse stato per la reticenza e le brame dei selezionati.
D’altronde, se l’acquisto di Noah Okafor non copre qualitativamente la perdita dell’attaccante georgiano fornisce ad Antonio Conte un efficace strumento di variazione da inserire in corso d’opera. Gli impegni del Napoli sono minimi e lo zelo individuale dell’organico consente di chiudere al meglio la stagione. Testimonianza manifesta della sua inscalfibile ossatura è il primato difensivo di questa stagione e la serie ininterrotta di successi fino all’opposizione di Claudio Ranieri, malgrado l’assenza plurimensile di Alessandro Buongiorno e la trattativa in corso di Kvara.
I presupposti fin qui citati rendono i partenopei una ripida montagna da scalare per il suo prossimo avversario: l’Udinese di Costa Runjaic. Le ambizioni dei bianconeri risiedono in una comoda salvezza, per la quale hanno tracciato un’ottima rotta; dunque, basterà governare il timone nella direzione degli ultimi undici punti. L’onta della scia di insuccessi dopo l’impresa di Firenze (sei gare divise con equità tra pareggi e sconfitte) è stata smacchiata dallo scacco matto al Venezia, ed ora gli animi saranno alleggeriti dalla trasferta e dalla portata dell’avversario. Il Napoli dovrà arginare gli elementi più pericolosi del 3-5-2 targato Runjaic, primo tra tutti Florian Thauvin, autore dell’unica rete dei friulani nella partita di andata su calcio di rigore, ma anche audace aggressore della porta di Meret. Non bisogna sottovalutare le date di gioco. I partenopei potranno sfruttare il vantaggio dell’anticipo e aumentare la pressione sull’inseguitrice, che chiederà la rivincita alla Fiorentina, ma questa volta tra le mura familiari di San Siro. Conte e i suoi uomini accelereranno per staccare, ma la strada non ammetterà troppe deviazioni.
