Serie A – Dal ritorno di Allegri e Sarri, passando per l’incognita Chivu e il Gasp alla Roma. La girandola sulle panchine delle big

Dall’addio di Inzaghi all’Inter alla permanenza di Conte al Napoli, passando per il ritiro di Ranieri e il «salto in lungo» di Christian Chivu. Sarà una serie A dai mille punti interrogativi, e che, secondo alcuni, vede favorita la squadra di Antonio Conte, l’unica a dare continuità alla scorsa annata. Ma i pronostici, com’è risaputo, spiccano solo sulla carta, e i verdetti del campo possono ribaltare comunque qualsiasi aspettativa. Si va all’analisi.

Un’immagine di Max Allegri nella stagione 2010/2011

Il Milan ha scelto Max Allegri. Il tecnico livornese, reduce da un anno sabbatico, e dall’ultima avventura sulla panchina della Juventus – conclusasi con la vittoria in Coppa Italia con tanto di show nel finale, già rimasto nell’immaginario collettivo dei tifosi bianconeri – ritorna sulla panchina dei diavoli. Nella sponda rossonera di Milano, Allegri conquistò uno Scudetto e una Supercoppa. Era certo un altro Milan, ma il pragmatismo allegriano – e acquisti come quelli di Modric -, in un’annata in cui si può fare all-in sul campionato, potrebbe sposarsi bene con la società milanese. Con alle spalle la testimonianza di un Conte spesso cinico e attento a subire poche reti – la migliore difesa in Italia e in Europa veste azzurro -, non sembra fuori dal mondo il ritorno dell’idea che in Italia possa ancora trionfare la migliore difesa, quella più solida, «in barba» a chi, di reti, ne realizza molte di più. Il Milan va sul sicuro, scegliendo un tecnico bravo nella gestione dei calciatori e dalla mentalità del «vincere a tutti i costi», del fine che giustifica i mezzi. E qualche riflettore in più, il club se l’è decisamente guadagnato.

Diverse le sorti sull’altra sponda di Milano, quella nerazzurra. L’addio di Inzaghi, che secondo alcuni aveva già deciso di lasciare la barca indipendentemente dalla finale di Champions, ha creato non pochi grattacapi. Se Fabregas ha scelto di dare continuità al progetto di Como, Cristian Chivu ha scelto col cuore. Vecchia guardia della difesa nerazzurra, artefice tra gli altri della Champions del 2010, l’allenatore rumeno ha fatto discutere circa il suo approdo sulla panchina dell’Inter. Sono solo 13 le partite disputate sulla panchina del Parma, col quale è riuscito nell’impresa di guadagnarsi la salvezza battendo l’Atalanta in casa per 3 a 2. Poche certezze e tante incognite, col Mondiale per Club che, indipendentemente dall’idea che può suscitare agli addetti ai lavori, si sta rivelando la palestra ideale per forgiare una squadra che abbia la sua decisa impronta. Che l’Inter fosse a fine ciclo era ormai nell’aria, che cominciasse da un allenatore più inesperto decisamente meno. Tuttavia, è giusto sottolineare quanto Chivu abbia avuto il giusto approccio nei confronti della stampa, sottolineando quanto fosse necessario per i calciatori nerazzurri crearsi una bolla attorno per dimenticare la disfatta di Monaco. La curiosità è grande e Chivu dovrà dimostrare di essere stato responsabile nella scelta di fare un mezzo salto nel vuoto. Il senso di appartenenza può fare tanto, ma non tutto. All’Inter servono idee, e si rischia di accettare meno l’idea di un anno che sia di passaggio. E se l’incognita resta, sarà il campo a parlare. Per ora, è da riconoscere la scelta coraggiosa di caricarsi sul groppone società e squadra, provando a guidarla lontano dal ricordo di Monaco.

575 km più a sud, anche Roma ha vissuto una estate di avvicendamenti interessanti sulle panchine. Claudio Ranieri, nel profondo rispetto della Roma e della sua carriera, ha tenuto fede al suo alzare bandiera bianca – nonostante la tentazione di allenare la Nazionale italiana dopo la vicenda che ha causato l’esonero di Spalletti -, avendo (di nuovo) conquistato tanti, se non tutti, i cuori giallorossi. Il tecnico, che rimarrà alla Roma aiutando la proprietà dei Friedkin, ha fatto da garante per Gianpiero Gasperini. Anche a Bergamo c’era aria di fine ciclo – già un anno fa, quando si parlava di un approdo anche sulla panchina del Napoli – e, indipendentemente dal non essere riuscito ad affondare il piede sull’acceleratore giocandosi le chance scudetto, al Gasp la Dea deve tanto. Rinata, bella come mai, e liberatasi dalla categoria di provinciale, è diventata meritevole di entrare tra le grandi prima d’Italia, e poi d’Europa. La vittoria in Europa League, che lo ha certificato allenatore più anziano ad alzare il trofeo, ha arricchito il calcio italiano. Il traguardo raggiunto da un’italiana, infatti, mancava dal Parma del buon Malesani, addirittura prima dell’avvento del nuovo millennio. E in una Roma, che negli anni è sembrata sempre più pronta ad accogliere un allenatore che avesse precise idee di gioco, e che facesse del calcio offensivo il suo marchio di fabbrica, l’approdo di Gasperini sembra il più ideale per provare a tornare tra le grandi (anche in Europa) che contano. Si tratta forse della panchina che più «stuzzica», che quasi suscita il desiderio di una Roma che possa competere ad alti livelli. Che Ranieri, insieme alla società americana, abbia scelto bene lo dirà soltanto il tempo. Per Gasperini, però, che di anni ne ha 67, Roma rappresenta una nuova sfida. E.il tecnico è l’emblema di chi vive di calcio, di chi ha costante voglia di mettersi in gioco per vivere, oltre che di risultato, in primis di percorso.

E sulla riva biancoceleste non mancano i graditi ritorni. Maurizio Sarri, che è stato ad un passo dal dire già addio salvo poi il comunicato della società, sarà il nuovo allenatore della Lazio. Con un pizzico di malinconia generata nei tifosi napoletani, consapevoli della bellezza che ha offerto al calcio italiano sfiorando uno scudetto con ben 91 punti, il «comandante» è pronto a tornare in gioco. Tra nuvole di fumo di sigarette di cui non può proprio fare a meno, Sarri s’è guadagnato la stima del tifo biancoceleste, riconoscendone quella lazialità che lo ha spinto ad un nuovo matrimonio con Lotito. A separarlo dalla Lazio c’è stato in fondo soltanto un anno. E anche se con i biancocelesti non ha ottenuto nessun trofeo, Sarri è stato artefice di un secondo posto che ha riportato la piazza in Champions League nell’annata 2022/2023 – pur superando la fase a gironi, la Lazio uscì agli ottavi contro il Bayern Monaco. Non accadeva da 24 anni che la Lazio arrivasse seconda qualificandosi in Champions, alle spalle di un Napoli, in questo caso, che stracciò il campionato guadagnandosi il terzo scudetto della sua storia. Il ritorno di Sarri, dunque, alza la competitività del campionato, rinfrescando vecchi ricordi e vecchie sfide. Il duello per il primato della capitale, e la voglia di tener testa ad allenatori come Conte, Allegri e Gasperini, non possono che incendiare il campionato.

Tra Torino e Bergamo, facendo di nuovo un salto al nord Italia, gli approdi sulle panchine hanno manifestato un certo scetticismo. Da una parte Igor Tudor, dall’altra Ivan Juric. Entrambi, si può dire, poco abituati alle grandi piazze della serie A, ma entrambi – per la provenienza geografica e per la voglia di rivalsa – pronti a dimostrare di poter fare la loro parte. Se il primo sta guidando la Juventus al Mondiale per Club, sì reduce dalla sconfitta rumorosa col City ma fresco di conquista degli ottavi – che disputerà il prossimo 1° luglio contro il Real Madrid -, il secondo è reduce dalla pessima avventura in Inghilterra, con la retrocessione avvenuta sulla panchina del Southampton e il record di allenatore con peggior media punti nella storia della Premier. Consapevole di quanto il calcio inglese possa arricchire l’esperienza calcistica di un allenatore, Juric è pronto alla nuova sfida che si chiama Atalanta, pronto per dimostrare di saper reggere le redini che ha tenuto finora magistralmente il Gasp. E, come con Tudor, non può che esserci legittimo scetticismo sugli obiettivi che possano raggiungere – Atalanta e Juventus restano piazze dallo spessore importante della serie A. Ciò non toglie che la consapevolezza di una prova e di una sfida importanti siano gli stimoli adatti per rimettersi in gioco e provare a stupire, dimostrandosi all’altezza delle società che hanno investito su di loro.

Infine, non per importanza, c’è il Napoli di Antonio Conte. Unica squadra in grado di dare continuità, insieme al Bologna di Vincenzo Italiano, e Campione d’Italia in carica, gli azzurri possono puntare a riconfermarsi e a fare bene in Europa. L’approdo di Kevin De Bruyne e quello ormai prossimo di Noa Lang narrano di una società che vuole provare a fare da schiacciasassi, mettendo a disposizione dell’uomo più giusto il modello più perfezionato di una squadra per competere ad alti livelli (stavolta anche europei dopo l’annata di Garcia e co. da dimenticare). Conte alza l’asticella, stimola ai testa a testa, alla competizione, al sano «fammi vedere che sai fare», con una voglia di vincere che non si placa mai. E, un passo dietro di lui, almeno allo stato attuale delle cose, tutti gli altri allenatori non possono che ringraziare che ci sia chi infiamma così tanto il campionato. L’ex Juve, Inter e Chelsea, insomma, stimola non solo i calciatori, ma anche gli altri allenatori a dare tutto. E, indipendentemente dalla squadra per cui si fa il tifo, è fattuale che la serie A non possa desiderare di meglio quanto a Campione d’Italia in carica. Pochi dubbi, in conclusione. Antonio Conte resta il grande favorito, ma alle sue spalle la voglia di vincere e di farsi spazio adesso è raddoppiata. E ci sarà certamente da divertirsi.

La serie A ha notevolmente ancora tanto da dire, e le sorprese sono sempre dietro l’angolo. Per ora, in attesa che questa prenda la forma che più desidera, si può godere di ritorni graditi e nuove sfide pronte ad arricchire il calcio italiano. Per un Inzaghi che cambia campionato e cultura calcistica, quanto meno si guadagna coi ritorni di Allegri e Sarri. E, con un Gasperini alla Roma e un Conte insaziabile, l’asticella si alza notevolmente assicurando nuovi colpi di scena e nuovi testa a testa interessanti. La serie A, d’altronde, è abituata soltanto alle montagne russe.

FOTO: Profili ufficiali serie A, Milan e Lazio