Le inammissibili scelte arbitrali che hanno deciso Atalanta-Napoli segnano un punto di non ritorno, inducendo ad una presa di posizione forte e chiara. Il pessimo operato di Daniele Chiffi e del VAR ha totalmente falsato una partita potenzialmente determinante per l’accesso alla prossima Champions League, condannando gli azzurri ad una sconfitta ingiusta e chiaramente decretata da dei veri e propri “orrori”, tra cui vi è il più inaudito di tutto il campionato, che può allo stesso tempo essere ritenuto uno dei più eclatanti avvenuti in epoca VAR. Se la direzione di arbitro e VAR fosse stata all’altezza dell’importanza della gara in questione, con ogni probabilità oggi si parlerebbe di un Napoli meritatamente vittorioso in quel di Bergamo e di conseguenza ad un passo dall’ipotecare la qualificazione in Champions.
Il primo degli episodi incriminati avviene sul finire del primo tempo, quando Hojlund riceve il pallone al limite da Vergara e la corsa del centravanti danese verso la porta avversaria viene ostacolata da Hien: ne scaturisce un corpo a corpo, nel quale Hojlund cade per terra nel momento in cui sta per superare il suo diretto marcatore, che gli si frappone con il ginocchio non toccando mai il pallone. L’arbitro Chiffi indica subito il dischetto, ma viene poi richiamato all’on field review ed opta per la revoca del calcio di rigore. In questo frangente vi è però una palese violazione del protocollo, il quale prevede che il VAR non può intervenire per valutare l’intensità di un contatto, che è a totale discrezione dell’arbitro, ma solo ed esclusivamente per correggere un chiaro ed evidente errore. Nella fattispecie dunque, trattandosi di un contatto esistente e giudicato falloso dall’arbitro, non vi era spazio per l’intervento del VAR, che sarebbe stato legittimo soltanto nel caso in cui Hojlund avesse simulato. Per giunta, al monitor viene mostrata a Chiffi esclusivamente un’immagine posteriore del contrasto, che non rende assolutamente chiara la dinamica e trae in inganno.
Si giunge poi al colmo quando ad inizio ripresa, quindi pochi minuti dopo il precedente episodio, Hojlund punta Hien e nonostante il difensore lo trattenga, gli sguscia via sulla linea di fondo per poi servire a Gutierrez l’assist per il 2-0. Trattasi di un pezzo di bravura del 19 azzurro, liberatosi con grande forza fisica e rapidità dalla pressione di Hien, non commettendo alcuna irregolarità. Tuttavia Chiffi fischia un fallo in attacco inconcepibile, di cui non vi è neanche l’ombra, ma ancor più inaccettabile è l’immediata ripresa del gioco a seguito di un check lampo del VAR, che dopo essere intervenuto sul precedente episodio senza averne il diritto da regolamento, ha esaminato con assoluta superficialità un chiaro ed evidente errore vero, non richiamando l’arbitro all’on field review. Ma non è tutto, perché nell’azione che porta al calcio d’angolo da cui scaturisce il primo gol dell’Atalanta, Zalewski commette fallo su Mazzocchi.
Nel post gara la SSC Napoli ha alzato la voce tramite la figura del DS Giovanni Manna, che ha espresso tutta la sua condivisibile indignazione per l’accaduto. Un intervento giusto ma forse tardivo, perché arriva dopo un lungo periodo nel quale altri hanno protestato, commentato, orientato a proprio favore i dibattiti e probabilmente, di conseguenza, anche la psiche di una classe arbitrale in piena confusione. Nel mentre il club azzurro, nonostante i numerosi errori arbitrali che sono costati dei punti pesanti, il blocco del mercato, le trasferte vietate ai tifosi e i numerosi attacchi diretti provenienti dall’esterno, è forse rimasto un po’ troppo a guardare e con il suo silenzio ha potuto indirettamente contribuire al protrarsi delle “contrarietà” ed al diffondersi di narrazioni da due pesi due misure a proprio discapito. Restando nel campo degli episodi arbitrali, ad evidenziare una certa difformità nei giudizi e nelle narrazioni vi è la tendenza a far passare in sordina le svariate sviste arbitrali che hanno fortemente penalizzato gli azzurri rispetto ai polveroni sollevati a seguito di Napoli-Inter dello scorso ottobre e di Genoa-Napoli di due settimane fa, ossia le partite in cui il Napoli si è visto assegnare gli unici due calci di rigore a favore nell’arco degli ultimi quattro mesi, le cui assegnazioni risultano tra l’altro corrette da regolamento.
Le situazioni “controverse” che hanno intralciato la stagione azzurra sono state diverse e l’ambiente partenopeo attendeva già da tempo una presa di posizione da parte della società, che per aggiungere un ulteriore tassello alla propria costante crescita è chiamata ad intraprendere le dovute battaglie fuori dal campo e ad una maggiore esposizione pubblica, che in un contesto come quello del panorama calcistico italiano risulta fondamentale per tutelare adeguatamente i propri interessi.
Dopo quanto accaduto in Atalanta-Napoli parlare di calcio risulta decisamente complicato, ma seppur brevemente, è giusto farlo per rendere onore al merito ad un Napoli che senza sette titolari si è presentato a Bergamo con grande personalità disputando sessanta minuti di alto livello, nell’arco dei quali gli azzurri, se non fosse stato per le topiche arbitrali che hanno falsato la gara, si sarebbero ritrovati in vantaggio di almeno due reti, probabilmente di tre. Nella prima ora di gioco si è visto un Napoli corto, compatto ed aggressivo che ha concesso poco o nulla ai padroni di casa e che ha mandato in gran difficoltà la retroguardia atalantina grazie alla prova brillante di Vergara, Hojlund ed Alisson Santos, con quest’ultimo che dopo il grande impatto al suo ingresso in campo durante Napoli-Roma ha lanciato segnali molto incoraggianti anche alla prima presenza da titolare. Il tridente offensivo dei 2003 promette molto bene e può essere una chiave del rush finale di questo campionato.
