Quella vista al Maradona contro la Lazio non è stata una sconfitta qualsiasi, ma un preoccupante blackout collettivo. Il Napoli è apparso spento e senza idee, svuotato di quell’anima combattiva e resiliente che l’ha sempre contraddistinto lungo tutto il campionato. Se finora la squadra aveva saputo restare in piedi senza mai cadere, anche nei momenti di massima difficoltà e con l’infermeria piena, stavolta il crollo è stato totale, tecnico, atletico e mentale; con la fiammella di speranza di riaprire la lotta scudetto spentasi definitivamente e la Champions blindata, la tensione sembra essere evaporata.
Per ammissione degli stessi protagonisti, la prova scialba fornita contro gli uomini del grande ex Maurizio Sarri è il frutto in primis di un brusco calo motivazionale, ma onorare il campionato fino alla fine è un dovere, sia per non sporcare un cammino coraggioso tra tante avversità, sia per non minare le basi per la ripartenza in vista della prossima stagione.
Serve un cambio di registro immediato, anche perché la qualificazione alla prossima Champions League non è ancora raggiunta matematicamente e staccare il pass per la prossima edizione della massima competizione europea posizionandosi sul secondo gradino del podio sarebbe comunque un risultato di assoluto prestigio. Aver perso l’imbattibilità interna dopo sedici mesi, proprio contro quella Lazio che fu l’ultima a espugnare il Maradona l’8 dicembre del 2024, deve bruciare.
Il gol di Cancellieri in apertura è stata la fotografia di una fase difensiva fragile e che sta pagando dazio l’assenza dei due leader del reparto, Di Lorenzo e Rrahamani; l’imbucata elementare di Zaccagni per Taylor è stata l’emblema di una retroguardia azzurra spettatrice non pagante. Da lì in poi, il nulla. Il Napoli non ha mai tirato in porta, perdendosi in un palleggio sterile e in un ampio numero di errori tecnici che hanno spalancato praterie alle ripartenze laziali. Nemmeno il rigore parato da Milinkovic-Savic a Zaccagni, che poteva e doveva essere la scintilla del destino, ha scosso un gruppo apparso quasi rassegnato.
Gli ingressi di Allison Santos ed Elmas all’intervallo non hanno spostato l’inerzia di un match già scritto. Continua a non convincere la formula dei “Fab Four”: un esperimento tattico che continua a rivelarsi inefficace, penalizzando proprio i suoi interpreti e privando la manovra di imprevedibilità. È un limite evidente, intuito già a inizio stagione e oggi diventato un fardello pesante. Il Napoli ha bisogno di gambe fresche e menti lucide e in vista delle ultime cinque partite stagionali si percepisce quindi la necessità dare spazio a chi è più in forma, anche a costo di ricorrere a scelte forti.
Foto: SSC Napoli
