Villareal-Napoli, gli azzurri ritornano al Madrigal: quindici anni fa diventarono grandi, oggi ci riprovano

La vittoria come balsamo per tutto l’ambiente e come unica risposta, sul campo, agli spifferi di crisi che hanno infastidito il Napoli durante la mega sosta. Non si può certo dire che, in queste interminabili tre settimane, Max Allegri non abbia “cucinato”. La sensazione è che abbia preparato il piatto che, di solito, gli viene meglio.
Dopo un prologo di stagione quantomeno claudicante, contro il Frosinone il Napoli e il suo tecnico hanno rispolverato un sistema di gioco con la difesa a tre, garantendosi maggior copertura dietro ma anche grande imprevedibilità grazie alle ritrovate “bocche di fuoco” Neres e Lang, innescati da un De Bruyne già in grande spolvero con la nazionale belga. È vero che il tanto coraggioso quanto tenero Frosinone non può dare l’esatta misura di quanto gli azzurri siano sulla strada giusta ma è vero anche che gli stessi ciociari erano stati sottovalutati da un ben più quotato Como in occasione della precedente giornata di campionato; per non parlare, poi, di un nervo scoperto dell’ultimo Allegri rossonero, ovvero proprio le squadre neopromosse.

Il 3-4-2-1 non è la strada, ma è una strada, a cui può aggiungersi il 3-5-2 tanto caro a mister Max oppure un sistema con una retroguardia a quattro, anche a partita in corso.
Una strada che spesso gli azzurri hanno spesso percorso, invece, è quella che li ha portati nella comunità valenciana, allo stadio Madrigal. Lì il Napoli è diventato grande, in una notte di Champions del dicembre 2011 e, guarda caso, proprio con un sistema di gioco tendente al 3-4-2-1.
Era il Napoli di Walter Mazzarri che si pensava turista nell’Europa dei grandi, e vittima sacrificale delle corazzate Bayern Monaco e Manchester City. In quella fase a gironi, invece, gli azzurri chiusero al secondo posto, dietro la compagine tedesca – dopo averle dato filo da torcere sia al San Paolo che in Baviera – e addirittura relegando in Europa League gli spocchiosi inglesi del City di Balotelli e Mancini.
Contro il Villareal di Giuseppe Rossi, Nilmar e Marcos Senna, Hamsik e compagni conquistarono ben sei punti, decisivi per passare agli ottavi di finale.
La formazione vittoriosa al Madrigal – ora Estadio de la Ceramica – in quel 7 dicembre di quindici anni fa era composta da: De Sactis in porta, difesa a tre con Cannavaro, Campagnaro e Aronica; linea a quattro con Maggio e Zuniga sulle fasce e Gargano e Inler centrali; trequarti con Hamsik e Lavezzi ad arare la fascia; Cavani come terminale offensivo. Il 2-0 finale portò la firma di Inler e Hamsik in una delle prime notti di gloria del nuovo Napoli dei tempi post-Maradona.
Villareal ha detto molto rispetto ad ogni Napoli, in diverse stagioni azzurre come ad esempio nel 2016, quando la compagine di Sarri uscì eliminata ai sedicesimi di Europa League perché svagata e distratta dai propositi scudetto e anche perché non adeguatamente attrezzata per competere su più fronti.
Il vaglio de la Ceramica e del Sottomarino Giallo ha detto tanto anche sullo stesso Allegri e sul suo calcio, specie se proposto fuori dai confini nazionali. Nel 2022, una Juventus galvanizzata dall’arrivo di Dusan Vlahovic per quasi 90 milioni sbatté inaspettatamente contro il Villareal limitando i danni in Spagna e cadendo rovinosamente a Torino con un 3-0 senza appello. Prima del canto del cigno europeo di Allegri in bianconero arrivato col Maccabi Tel Aviv un’edizione dopo, furono proprio gli spagnoli – all’epoca allenati da Unai Emery – a dare una lezione in campo all’attuale tecnico del Napoli oltre che a svelare i fantasmi di una proposta di calcio già vetusta quattro anni e mezzo fa e che ogni tanto hanno aleggiato anche in questi primi scorci stagionali.

Appunto, quasi cinque anni dopo, le cose sono cambiate. Il Villareal era campione in carica dell’Europa League ed era allenato da uno dei migliori allenatori del mondo – tutt’ora riconosciuto come tale da critica e risultati – come Unai Emery. La squadra era quadrata, non spettacolare ma cinica e riconoscibile in una proposta offensiva chiara ed efficace con un terminale autorevole come Gerard Moreno, un metronomo come Dani Parejo e una coppia di difesa composta da Pau Torres e da quel Raoul Albiol tanto caro ai napoletani. Insomma, una squadra non sprovvista di campioni, vincitrice morale della Champions League 2021/2022, uscita solo in semifinale contro il Liverpool.
Oggi, invece, il Napoli di Allegri si troverà di fronte ad una squadra più ingenua e baldanzosa, allenata da un giovane come Inigo Martinez, e con elementi interessantissimi come Akhomach e Mikautadze a cui si aggiunge l’esperienza di quel Gerard Moreno di cui sopra. In Liga, la squadra è ben lontana dai picchi di risultati e prestazioni ma può vantare il miglior attacco delle squadre dal quinto posto in giù con tredici gol fatti, tanti, tuttavia, quanti i gol subiti.
Questo Villareal rappresenta, allora, un “grande Frosinone”, giallo, leggero ma dalle controindicazioni, eventualmente, pericolose per chi lo affronta e se i ciociari non hanno rappresentato un metro di giudizio per il Napoli dalla veste tattica nuova, il “sottomarino”, questa sera potrebbe rivelare tanto, se non tutto del futuro degli azzurri e del suo allenatore.  

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