E’ il 26 novembre del 2020, il giorno dopo la morte del più grande calciatore di tutti i tempi, Diego Armando Maradona. In un gruppo di amici di provincia, un giornalista 31 enne, cresciuto come tanti a pane e Diego, a Camposano in provincia di Napoli, è il solo fortunato a potersi recare nel ” nuovo Stadio Diego Armando Maradona” dove in serata gli azzurri disputeranno il match d’Europa League contro il Rijeka. La prima iniziativa è scontata: il giornalista, delegato anche da un gruppo di amici che non possono raggiungere l’impianto di Fuorigrotta, decide di comprare un mazzo di fiori per omaggiare la grandezza del Pibe de oro, il gesto minimo per arricchire quell’ormai museo dipinto d’azzurro che è l’esterno dell’impianto di Fuorigrotta.
Ognuno ha visto, in qualche gesto o in qualche episodio, l’eredità lasciata da Diego e il legame stretto che ha tessuto con la realtà napoletana. Quando si reca dal fioraio del paese, con precisione La Vie EN Rose, alla domanda ‘Per chi sono?’, il 31enne spiega che è l’unico modo possibile, forse anche il minimo, per rendere onore a Maradona. La moglie che gestisce il negozio insieme al marito, al sentire il nome dell’argentino si impone: i fiori a Maradona non si pagano. All’arrivo, il marito conferma quanto istintivamente detto dalla moglie. Anzi, aggiunge: ‘Ci metta anche il mio nome, voglio rendere omaggio anche io al più grande di tutti.”
Il piccolo aneddoto del quale è stato protagonista il giornalista di Camposano sembra banale, ma è significativo. Quando si parla di Diego, si parla soltanto di amore. Chi lo ha vissuto, e chi sfortunatamente non ha potuto, sa di avere instaurato con Maradona un legame quasi di sangue. Ché tutti lo sanno, Diego è stato più di Napoli che di Buenos Aires. Quando si parla del calcio in persona, il dio danaro si fa da parte.
Maradona va oltre il business che ha spopolato nel calcio, va oltre qualsivoglia epoca, va oltre qualsiasi concezione temporale per inoltrarsi nell’atemporalità, nell’assenza di tempo, che è sinonimo di eternità. Sembra quasi un azzardo, ma quello che Diego è stato per i napoletani lo si può considerare alla stregua di ciò che son stati Fidel Castro ed El Che per i cubani.
Ha significato riscatto sociale di un popolo da sempre calpestato dai padroni del nord. Non è un riscatto qualsiasi però: è un riscatto che affonda le radici nell’umiltà, nel sentirsi parte della dignità di un popolo, argentino e napoletano. L’umiltà e l’amore dei titolari del negozio Le Vie en Rose che al nome di Maradona non ci pensano su due volte a non ricevere alcun compenso.
Sanno che quando si parla di Diego si toccano corde dell’anima molto sensibili; sanno che Diego e potere sono due cose diametralmente opposte e sanno che Napoli ha conosciuto la povertà del campione che proveniva dalle baraccopoli argentine. Un modo, il più semplice, per dire: Maradona sarà sempre uno dei nostri.
Riproduzione riservata e consentita solo previa citazione della fonte
