Mai sotto i riflettori, sempre con l’umiltà di chi è consapevole delle proprie qualità ed è pronte ad offrire al gruppo. Nelle ultime due gare di campionato del Benevento, Riccardo Improta, che nasce da esterno d’attacco, ma la cui duttilità si riscopre essere un’arma in più delle Streghe. In un periodo non felicissimo per i giallorossi, viste le assenze di Foulon, Dabo, Viola, oltre le due giornate di squalifica di Caprari, il numero 16 risponde presente a Firenze e parte dal primo minuto. Il calciatore che trovò la promozione in A già con il Bologna non solo disputa un’ottima gara, ma sigla il gol-vittoria insaccando alle spalle di Dragowski. E poi da esterno d’attacco scala a centrocampo a partita in corso, ritornando a fare la mezz’ala. Eppure se si pensa che Improta sia un calciatore offensivo, ci si deve sentire sorprendentemente smentiti. Contro la Juventus, infatti, nonostante Maggio sia entrato a partita in corso per l’infortunio di Caldirola, viene sostituito nella ripresa – Inzaghi sottolineerà, in conferenza, a causa di un problema fisico – e il 16 si ‘improvvisa terzino’, lottando su ogni pallone e rendendo la vita difficile sia a Frabotta che a Chiesa. Una gara nell’ombra, un lavoro dietro le quinte che contribuisce ad una solidità di una difesa – e di un gruppo – che tiene botta agli attacchi di una delle squadre più forti d’Europa, vendicando la sconfitta di tre stagioni fa e strappando un punto d’oro per mettere il sigillo sulle critiche.
Inzaghi, nella conferenza prima della gara contro la Juventus, ha usato le seguenti parole: ‘Di Improta sapere cosa penso: è uno dei calciatori che già doveva stare in serie A, una fortuna per tutti gli allenatori. Entra sempre col piglio giusto’. Parole al miele di un tecnico che ha piena consapevolezza dell’indispensabilità di un calciatore così duttile. Perché Improta si sacrifica, è l’immagine perfetta di un bambino che può giocare ovunque, purché giocare a calcio. Sa di dover dare sempre il massimo per contribuire all’impresa salvezza. Non ci pensa due volte, si fionda sui palloni quando gioca da esterno difensivo, distribuisce con sicurezza quando ha la palla fra i piedi e finalizza al momento giusto quando ha l’occasione per creare anche in fase offensiva. Dalle parole al miele del collega Silver Mele – lo ha definito come il suo pupillo, al regalo di ‘Bobo’ Vieri, pubblicato dal calciatore sui social: per il classe ’93 è certamente uno dei momenti migliori, quello perfetto per mettere le mani su una serie A che sfiorò con la casacca del Genoa arrendendosi alla rottura del crociato. Poi Cesena, Salernitana, Bari e l’approdo nel Sannio, l’amore per le Streghe e un’altra promozione nella massima serie.
Se si dovesse scrivere una chiusa perfetta, si potrebbe dire che Improta è il simbolo di questo Benevento. Il ‘tutti per uno e uno per tutti’ che questo gruppo ha da sempre rivendicato, la voglia di lottare con sacrificio in ogni gara, e al tempo stesso il riscatto di un giovane che ha spesso girato in prestito e che – lo ha sottolineato dopo la gara contro la Juventus – finalmente ha messo le mani su una maglia, quella del Benevento, rendendola si sua proprietà. Terzino, mezz’ala, esterno d’attacco: al nativo di Pozzuoli va bene tutto, purché i giallorossi possano realizzare il sogno salvezza. Cerco sempre di mettere in difficoltà il mister dando il meglio di me in ogni ruolo in cui gioco. Parole di un ragazzo che si sta finalmente riscattando prendendosi la propria rivincita sul campo, sotto gli occhi di un Inzaghi che può fortemente aver fiducia nelle sue qualità così poco ascrivibili ad un ruolo soltanto. Le parole di Silver Mele, dunque, giornalista che ha avuto modo di conoscere Improta, rappresentano appieno la persona e il calciatore: ché se a Improta doveste chiedergli di giocare a porta, state sicuri che darà il meglio di sé anche lì.
Da esterno offensivo a terzino: la duttilità di Riccardo Improta, l’arma in più del Benevento
