Billy Nuzzolillo, giornalista di Ottochannel è stato ospite della trasmissione Campania nel Pallone – Live, insieme a Marco Capparella e Daniele Daino. Riportiamo le sue dichiarazioni, in relazione ai momenti che Napoli e Benevento stanno affrontando, tenendo conto dell’inevitabile ricordo sulla morte di Diego Armando Maradona.
Con la Juve il Benevento ha fornito una grande prova sotto tutti i punti di vista. E’ stata intrapresa la strada giusta per la salvezza?
” Con la Juve si è vista stata una grande prestazione del Benevento, con i bianconeri che pagano un po’ i cambiamenti apportati da Pirlo. Ma i giallorossi ricordano molto quelli dell’anno scorso: una squadra grintosa, con un atteggiamento aggressivo, compatto i fase difensiva e capace di colpire con le ripartenze. Se vediamo i tiri nello specchio c’è stato un equilibrio: nonostante il pallino fosse nelle mani dei bianconeri, c’è stato equilibrio e il pareggio è meritato. E’ un punto psicologicamente importante viste le quattro sconfitte consecutive, cinque con quella della Coppa Italia.
Ora le ambizioni si sono rilanciate e il Benevento ha ritrovato il calcio a cui è abituato. Questa è un’annata anomala dove non ci sono state le amichevoli estive. Le prime giornate di campionato sono state una sorta di “casting” per vedere i nuovi calciatori. Con i calciatori che ha il Benevento – una delle rose più anziane in A – Inzaghi a Firenze ha adottato un atteggiamento più difensivista. Inzaghi si è reso conto che con un baricentro alto in serie A rischi di perdere punti importanti, pur dimostrando un bel calcio”.
Prima della Juventus, il Benevento ha saputo vincere a Firenze dopo quattro sconfitte consecutive in campionato. Come giudichi la prestazione del Franchi dei giallorossi ?
Contro la Fiorentina, il Benevento ha cambiato modo di giocare, mettendo in risalto le caratteristiche di tutti i suoi uomini. Giocatori come Glik e Schiattarella avevano ricevuto diverse critiche, ma a mio avviso in un certo senso erano penalizzati dal modo di giocare della squadra. Proprio quando Inzaghi ha disposto la stessa squadra dell’anno scorso, ha ritrovato la sua dimensione. Mi dispiace per Viola, perché è uno dei pochi in grado di verticalizzare, cosa che può servire se hai calciatori come Lapadula. Negli spazi larghi i giallorossi potrebbero avere un’arma in più per attaccare certe squadre che attaccano alte. Dissi che è finita la ricreazione, il Benevento è tornato quello dello scorso anno”.
La domanda è d’obbligo: un ricordo di Diego Armando Maradona…
“Io sono nato 5 mesi dopo Maradona, ho vissuto, quindi, che non era un ragazzino. Mio padre era un appassionato di box, ma ascoltava comunque le partite del Napoli. Mio padre quando arrivò Maradona a Napoli mi disse di voler vederlo allo stadio. Anche dal sannio erano in tanti a recarsi al San Paolo per ammirare Maradona. Personalmente non ho avuto il piacere di vederlo dal vivo in molte occasioni, in quanto all’epoca giocavo a calcio a livello dilettantistico in contemporanea con le gare del Napoli. Ricordo però tre occasioni in cui ho visto una partita dal vivo del Napoli di Diego: in un’amichevole estiva, in un Milan Napoli in cui Maradona e Giordano siglarono uno 0-2 e in un Verona Napoli che sancì lo sfumato terzo scudetto del Napoli, vinto poi dal Milan. A casa ho un’immagine di Maradona col sigaro in bocca: l’ho scelta perché Diego era il rappresentante del sud del mondo, non solo in Italia. Il suo battersi per i più deboli e la sua generosità sono gli aspetti che stanno rafforzando ancor di più il mito di Maradona”.
Il Napoli di Gattuso quale obiettivo si deve prefissare in questa stagione ?
“Il Napoli è difficile da decifrare: si passa dalla gara contro l’Atalanta a certe partite in cui il giro palla è lezioso. La partita di domenica si è caratterizzata per una spinta emotiva per Diego. Con l’acquisto di Osimhen il Napoli ha completato il reparto d’attacco, con un calciatore fisico che dà profondità. A mio avviso con l’acquisto di Bakayoko il Napoli ha veramente una rosa importante, la più completa dell’era De Laurentiis. Mazzarri a suo tempo parlava di titolarissimi, oggi invece ci sono tanti giocatori di qualità .
Se si completasse del reparto dei terzini, probabilmente parlerei di una rosa che è la più forte avuta dopo quella di Maradona. E’ una rosa che permette al tecnico di variare modulo, passare dal 4-2-3-1 al 4-3-3, grazie anche alla duttilità di Zielinski. Con Ancelotti si arrivò al 4-4-2 che toglieva qualcosa ad Insigne che resta più adatto al 4-3-3. Ma in altre partite penso che in certe gare si possa tranquillamente passare al 4-2-3-1 specie quando hai una squadra che si chiude in difesa. Credo che la rosa sia attrezzata comunque per lottare fino in fondo.
La diretta di Campania Nel Pallone- Live del 1 dicembre 2020
