Napoli, riviviamo il 2020. Gli azzurri riportano un trofeo all’ombra del Vesuvio

Il 2020 si è appena concluso e dunque è tempo di bilanci e di valutazioni in vista del nuovo anno calcistico. Quest’oggi andremo a ripercorrere il 2020 del Napoli, un anno molto particolare nel quale oltre al Covid-19, c’è stata la tragica scomparsa della leggenda azzurra Diego Armando Maradona che ha sconvolto l’intero ambiente partenopeo. Dal punto di vista sportivo di memorabile c’è stata ovviamente la vittoria della Coppa Italia, la sesta della storia del club, conquistata lo scorso 17 giugno grazie alla vittoria in finale contro la Juventus ai calci di rigore.

Il 2020 del Napoli non comincia nel migliore dei modi. Dopo la parentesi negativa con Ancelotti, sulla panchina azzurra c’è Gennaro Gattuso, arrivato all’ombra del Vesuvio nel dicembre 2019 con grande voglia di fare bene e di rialzare la squadra. L’inizio è molto complicato, troppe sono le macerie lasciate dalla precedente gestione tecnica e c’è bisogno di tempo per ingranare e per recuperare una squadra distrutta tatticamente, fisicamente e psicologicamente. L’avventura di Gattuso in panchina aveva avuto inizio con la sconfitta interna per 2-1 con il Parma. Poi il 2019 si concluse con finalmente il ritorno alla vittoria in campionato dopo oltre due mesi dall’ultima volta, battendo in extremis il Sassuolo al Mapei Stadium.

Alla ripresa, dopo la sosta natalizia, il 2020 ha inizio con le sconfitte contro Inter e Lazio, due match nei quali gli azzurri mostrano dei passi in avanti, ma prendono gol ingenui commettendo grossi errori individuali, c’è da scrollarsi di dosso la paura, la squadra appare troppo debole mentalmente. Il girone d’andata si conclude con soli 24 punti collezionati, così soltanto nella stagione 2007/2008, ovvero la prima in Serie A dell’era De Laurentiis.

Successivamente arriva la serata nella quale tutto sembra finito e nella quale si raggiunge il massimo dell’avvilimento e dello sconforto, il Napoli cade ancora e perde al San Paolo 2-0 contro la Fiorentina con una prestazione inspiegabile, un vero e proprio tonfo: la squadra appare a pezzi e la classifica è deprimente, soltanto otto punti di vantaggio sulla zona retrocessione. Questa sconfitta fa presagire che non ci sia più nulla da fare per far risorgere questo Napoli dalle proprie ceneri. Ma dopo quattro giorni arriva l’inaspettata svolta, i tifosi capiscono che è il momento di sostenere la maglia in un periodo di così grande difficoltà, sugli spalti tornano gli ultras dopo un periodo di sciopero a causa dei posti numerati e lo stadio è una bolgia. C’è Napoli-Lazio, Quarto di Finale di Coppa Italia. La squadra finalmente si scrolla di dosso la paura e reagisce, tira fuori grinta, unghie e denti. Gli azzurri vincono 1-0 con un gol di Lorenzo Insigne, riuscendo a gestire al meglio il vantaggio con una partita gagliarda e di grande compattezza di squadra, sapendo anche soffrire. Determinante non poco la spinta incessante del pubblico.

Poi in campionato arriva un’altra grande vittoria al San Paolo, questa volta contro la Juventus, anche questo match è affrontato con grande grinta, determinazione e organizzazione tattica, una prestazione praticamente perfetta. La squadra è tornata a lottare e il San Paolo a ribollire di passione. Il lavoro intenso di Gattuso inizia a dare i propri frutti. Da qui gli uomini di Gattuso intraprendono un alto rendimento e riescono a trovare una certa continuità di risultati positivi, a partire dalla vittoria in Coppa Italia contro la Lazio sino allo stop causa Covid, sette vittorie in nove partite, l’unico passaggio a vuoto lo scivolone casalingo contro il Lecce. Tra le sette vittorie c’è anche quella a San Siro contro l’Inter nella gara d’andata della semifinale di Coppa Italia, 0-1 con gran gol di Fabian Ruiz.

Napoli che dunque nel giro di venti giorni riesce a battere le tre compagini che si stanno giocando lo scudetto, ovvero Lazio, Juventus e Inter e lo fa con prestazioni perfette sotto l’aspetto tattico. La squadra è ben messa in campo e mostra un’ottima solidità difensiva concedendo poco o nulla a degli attacchi molto prolifici. Stessa cosa la si può dire del match d’andata degli Ottavi di Finale di Champions League al San Paolo contro il Barcellona, gli azzurri affrontano molto bene i blaugrana, il gol del pareggio di Griezmann arriva alla prima vera e propria occasione concessa; Napoli che avrebbe potuto concretizzare meglio alcune palle gol.

Quindi fondamentale a dir poco l’operato di Gennaro Gattuso, che è riuscito a far tornare diversi calciatori ai loro livelli standard (dopo che nel corso della prima parte di stagione erano stati i lontani parenti di loro stessi) e a ridare al gruppo fiducia, entusiasmo, determinazione, unione, compattezza di squadra e un’identità di gioco. Ma proprio sul più bello arriva il Covid a fermare tutto, il Napoli gioca la sua ultima partita prima del lockdown il 29 Febbraio e vince 2-1 contro il Torino.

Alla ripresa, che avviene tre mesi e mezzo dopo, i partenopei si giocano subito nel giro di pochi giorni quello che è diventato il principale obiettivo stagionale, ovvero la vittoria della Coppa Italia. Il 13 giugno al San Paolo si disputa il ritorno della Semifinale di Coppa Italia contro l’Inter, il risultato finale è 1-1 e la squadra di Gattuso ha la meglio in virtù della vittoria a San Siro all’andata qualificandosi per la finale. Il gol del Napoli è siglato da Mertens, che portandosi a quota 122 reti supera Marek Hamsik nella classifica all time e diventa il più grande marcatore di sempre della storia del club. Dopo pochi giorni “Ciro”, firmerà anche il rinnovo di contratto per altri due anni.

La Finale si gioca dopo appena quattro giorni, partita per nulla banale allo Stadio Olimpico, Napoli-Juventus. Gli azzurri si rendono protagonisti di una grande prestazione, lasciando le briciole ai propri avversari. La vittoria arriva poi ai calci di rigore, ma sarebbe stata ampiamente meritata già nei 90 minuti regolamentari, i tiri dal dischetto vengono tutti calciati con grande freddezza. E’ un trionfo!! Per le strade di Napoli esplode la gioia per una soddisfazione immensa, nessuno sino a qualche mese prima si sarebbe aspettato di poter vincere un trofeo e vivere una tale emozione in una stagione che non sembrava poter riservare grandi soddisfazioni. La squadra ha dimostrato di volere fortemente questa coppa e l’ha vinta con grande tenacia. Ma è la coppa anche di Rino Gattuso, di un grande uomo di sport e portatore dei vecchi e sani principi del calcio di una volta, che con il suo intenso lavoro è riuscito a trasformare completamente questa squadra sotto l’aspetto psicologico, tecnico-tattico e fisico rispetto alla prima metà della stagione.

Riguardo al campionato, il rammarico è appunto quello che il cambio di allenatore non sia avvenuto prima, perché se così fosse stato il Napoli qualche punto in classifica in più l’avrebbe avuto. Dopo la conquista della Coppa Italia e del conseguente accesso diretto alla fase a gironi di Europa League, in campionato non ci sono particolari pressioni. Inizialmente c’è ancora una piccola speranza di raggiungimento del quarto posto. Si ricomincia col piede giusto anche in campionato, con le vittorie contro Verona e Spal, ma le speranze Champions svaniscono con la sconfitta di Bergamo per 2-0 contro l’Atalanta. Successivamente i partenopei trovano un’altra bella vittoria in casa contro la Roma e poi battono anche il Genoa al Ferraris.

In seguito nel rush finale, dopo il pareggio contro il Milan, partita nella quale gli azzurri avrebbero però meritato la vittoria anche in virtù di alcune decisioni arbitrali discutibili, c’è un calo di tensione e di rendimento che porta il Napoli a perdere qualche punto che avrebbe potuto evitare di perdere. Ma è stato un finale di campionato molto strano, nel quale si è giocato ogni tre giorni e quando non ci sono grossi stimoli comunque non è semplice rendere a certi livelli con continuità. Però sicuramente la squadra in qualcosa deve ancora crescere e migliorare. Dunque su certi aspetti, sia mentali che tecnico-tattici, c’è da ancora da lavorare. Le pecche principali mostrate nelle ultime apparizioni sono la poca concretezza in fase realizzativa e qualche gol di troppo subito. In attacco in alcune gare si è fatta sentire non poco l’assenza di Mertens, che riesce sempre a dare al reparto offensivo maggiore esplosività, concretezza e inventiva, indispensabile soprattutto con il Milik spento visto nel finale di stagione. Anche in difesa non si è vista la grande solidità mostrata prima del lockdown e nelle partite di Coppa Italia contro Inter e Juventus; ciò può essere dipeso anche ad una questione di condizione fisica carente. Perchè, a permettere agli azzurri di fare un certo tipo di prestazioni c’è stata sicuramente anche grande applicazione e condizione fisica. Ma è visibile che in questo Napoli c’è anche in atto un cambio di filosofia di gioco, a partire dalla ripresa del campionato si è passati da un calcio più di contenimento ad una maggiore ricerca del fraseggio e del creare gioco.

Il campionato si è poi chiuso con la bella vittoria contro la Lazio. Napoli dunque che conclude il campionato al settimo posto con 62 punti. Il rendimento del girone di ritorno è positivo, 38 punti conquistati, 14 in più rispetto ai 24 del girone d’andata, terzo posto nella classifica del girone di ritorno dietro Atalanta e Milan. La stagione 2019/2020 si conclude con la sconfitta per 3-1 al Camp Nou contro il Barcellona nel ritorno degli Ottavi di Champions League, i partenopei tutto sommato escono dalla competizione a testa alta ma con un pizzico di rammarico visto che nella doppia sfida tra occasioni che potevano essere concretizzate con maggiore freddezza sotto porta e alcuni gol evitabili subiti, forse la qualificazione sarebbe stata possibile.

In vista della nuova stagione dunque, l’auspicio è quello di ripartire dalle basi gettate da Gattuso, dalla mentalità e dalle prestazioni che hanno permesso agli azzurri di trionfare in Coppa Italia e di portare avanti un trend positivo per gran parte della seconda metà di stagione.

Nel frattempo il primo acquisto è già stato ufficializzato ed è l’affare più costoso della storia del club, si tratta del centravanti nigeriano Victor Osimhen, reduce da un’ottima esperienza in Ligue 1 al Lille e considerato tra i migliori giovani emergenti a livello internazionale. Gli altri nuovi innesti sono Rrahmani, Petagna e Bakayoko. Sin dai primi giorni del ritiro precampionato di Castel di Sangro, Gattuso pensa ad un passaggio al 4-2-3-1 con l’intento di sfruttare al meglio il potenziale offensivo a sua disposizione e di far coesistere Mertens ed Osimhen. E’ ovviamente complicato rinunciare ad uno tra l’acquisto più costoso di sempre e colui che detiene il record di reti con la maglia azzurra. Ma per attuare un modulo come il 4-2-3-1 occorre un centrocampista con ottime capacità in fase di interdizione che possa garantire equilibrio e muscoli in mezzo al campo ed è per questo che il tecnico calabrese chiede espressamente alla dirigenza di prendere Tiemouè Bakayoko, che tanto bene aveva fatto al Milan con lui in panchina. Dunque gli azzurri partono con una rosa che può definirsi di qualità e completa in ogni reparto, con la quale ci sono tutti i presupposti per affrontare al meglio ogni competizione e puntare in alto.

La stagione del Napoli inizia al Tardini contro il Parma e i partenopei si impongono per 2-0 in una gara bloccata nei primi sessanta minuti che si sblocca proprio quando fa il suo ingresso in campo Victor Osimhen e si passa al 4-2-3-1, che da qui diventa definitivamente il modulo di partenza. Nella seconda giornata di campionato, gli azzurri si impongono sul Genoa in casa con un punteggio tennistico, 6-0. La squadra dunque apre il campionato confermando il suo grande potenziale offensivo con anche un Hirving Lozano rinato. Sei giorni dopo scoppia il caso Juventus-Napoli, nel corso della settimana che precede la sfida ai bianconeri, a Castel Volturno si diffonde il panico a causa del focolaio che si è venuto a creare all’interno del Genoa con oltre venti tesserati della società ligure risultati positivi al Covid-19. Considerato che soltanto da pochi giorni si era disputata Napoli-Genoa, si temeva potesse accadere lo stesso in casa azzurra. Prima della partenza per Torino risultano positivi Zielinski ed Elmas, ma il rischio che nelle successive ore i contagi possano aumentare ancora è forte.

Per questo motivo nel momento in cui il gruppo squadra era sul piede di partenza per il capoluogo piemontese, arriva un provvedimento dell’ASL a bloccare il tutto e a disporre l’isolamento per i tesserati del club. Il Napoli a questo punto, nel rispetto della legge, non può che attenersi all’ordine di un’autorità locale e tornare indietro. Da qui si aprirà un caso che andrà avanti per oltre due mesi e il club di De Laurentiis dovrà attendere tre gradi di giudizio per avere giustizia ed ottenere l’annullamento della sconfitta per 3-0 a tavolino e del punto di penalizzazione in classifica, arrivato al Collegio di Garanzia del Coni.

Dopo la domenica nella quale si sarebbe dovuta giocare Juventus-Napoli è prevista la sosta per le nazionali, ma dei calciatori azzurri non parte nessuno e l’intero gruppo squadra resta in isolamento per due settimane all’interno del centro sportivo di Castel Volturno. Si ritorna in campo il 17 ottobre, al San Paolo che nel mese successivo verrà intitolato a Diego Armando Maradona, c’è Napoli-Atalanta, bergamaschi che sono a punteggio pieno dopo tre giornate. Gli azzurri sovrastano la formazione di Gasperini e si impongono per 4-1 con una prestazione sontuosa, giocando un calcio stellare e mostrando una forma fisica smagliante. Sale nuovamente in cattedra un Lozano davvero devastante che fa ammattire le difese avversarie, il messicano sembra il lontano parente del calciatore che nella sua prima stagione in Italia ha deluso le aspettative finendo ai margini della rosa. Successivamente arriva l’inaspettata sconfitta interna nell’esordio in Europa League contro l’AZ Alkmaar, una partita nella quale il Napoli sbatte contro il muro difensivo olandese. Mentre in campionato vengono conquistati altri tre punti nel derby campano contro il Benevento al Ciro Vigorito, 2-1 in un rimonta con un’ottima reazione nella ripresa dopo la prima mezz’ora in cui i sanniti hanno creato difficoltà importanti alla squadra di Gattuso. Poi dopo la fondamentale vittoria in casa della Real Sociedad che rimette sulla retta via il percorso europeo, arriva la prima sconfitta in campionato contro il Sassuolo di De Zerbi.

E’ un Napoli che inizia a dare alcuni campanelli d’allarme dal punto di vista del gioco, dopo la grandissima prestazione contro l’Atalanta si è vista spesso una squadra a due facce, che sì a tratti ha fatto vedere buone cose ma che, nelle prestazioni non ha più convinto a pieno. Gli azzurri faticano nel dare ritmo ed efficacia alla propria manovra dinanzi ad avversari che si difendono con ordine chiudendosi dietro la propria metà campo. Prima della sosta di novembre la squadra di Gattuso sbanca il Dall’Ara battendo il Bologna per 1-0 con rete siglata da Osimhen. Alla ripresa c’è il big match contro il Milan capolista, il Napoli ha la possibilità con una vittoria di agganciare la vetta della classifica e di dare una grande dimostrazione di forza. I partenopei devono fare a meno di Victor Osimhen infortunatosi con la nazionale nigeriana, la gara va male con i rossoneri che si impongono per 3-1, una sconfitta pesante in un match non approcciato al meglio che fa sorgere dubbi riguardo alla possibilità di potersi iscrivere alla lotta scudetto.

Dopo tre giorni, come un fulmine a ciel sereno, arriva la notizia che sconvolge l’intera città, Diego Armando Maradona muore all’età di 60 anni. L’intero mondo del calcio, ma soprattutto Napoli e l’Argentina piangono la scomparsa del più grande di tutti i tempi. Quando nel tardo pomeriggio del 25 novembre Napoli ha appreso la tristissima, quanto inaspettata e sconvolgente notizia della scomparsa del proprio idolo eterno, il pellegrinaggio verso il tempio del Dio del calcio ha subito avuto inizio, in migliaia sono accorsi all’esterno di quello che nel cuore di ognuno è già, a tutti gli effetti, lo stadio Diego Armando Maradona. Oltre che con lo striscione con scritto “O Re immortale il tuo vessillo non smetterà mai di sventolare” sono stati portati cimeli di ogni tipo: lumini, mazzi di fiori, dediche, bandiere, maglie e sciarpe. Il giorno successivo, poche ore prima di Napoli-Rijeka, c’è una bellissima fiaccolata in onore di Diego con tanti cori per lui. Diego farà eternamente parte della storia di questa città, per sempre verrà venerato come un Dio e continuerà a vivere tra le strade di Napoli e nei cuori della sua gente. Un uomo che è stato capopopolo di un riscatto sociale e calcistico, un uomo che ha sempre vissuto per far felice la gente combattendo i potenti.

Gli azzurri riescono ad onorare al meglio la memoria di Diego Armando Maradona alla prima in campionato dopo la sua scomparsa, con una maglia celebrativa stile Argentina battono 4-0 la Roma dominando in lungo e in largo il match e fornendo la miglior prestazione della stagione dopo quella contro l’Atalanta. Nella successiva giornata di campionato il Napoli cala un altro poker in casa del Crotone e il giovedì conquista anche la qualificazione ai Sedicesimi di Europa League da prima del girone. Dopo la vittoria in rimonta contro la Sampdoria nella prima gara di Serie A in cui l’impianto di Fuorigrotta è ufficialmente intitolato a Diego Armando Maradona, gli uomini di Gattuso sono attesi da due trasferte consecutive contro Inter e Lazio che rappresentano dei significativi banchi di prova per le ambizioni della squadra. A San Siro arriva una sconfitta immeritata in una partita nella quale il Napoli avrebbe meritato la vittoria ma dove è mancata la concretezza sotto porta. Quattro giorni più tardi invece la sconfitta per 2-0 all’Olimpico contro la Lazio è meritata, match nel quale gli azzurri non sono praticamente mai entrati in partita.

L’ultima apparizione del 2020 è al Maradona contro un Torino in zona retrocessione, qui altra prestazione deludente, è un Napoli sulle gambe che incappa nuovamente in un possesso palla sterile ed inefficace con il quale fatica enormemente ad affondare e a creare pericoli alla porta avversaria. Certamente la malattia di mister Gattuso, che fortunatamente passerà, ma che attualmente sta debilitando molto il tecnico azzurro, nonchè le tante assenze in attacco, pesano. Ma è chiaro che nell’anno nuovo bisognerà ripartire con tutt’altro piglio, perché il 2020 si è concluso con, negli ultimi impegni, un rendimento di risultati e prestazioni molto al di sotto delle potenzialità della squadra, che anche in precedenza ha sempre peccato in continuità, quindi urge anche una crescita nella mentalità. In questo momento mettere Gattuso in discussione probabilmente sarebbe troppo prematuro, restano i suoi grandi meriti nell’aver saputo rialzare la squadra dopo le grandi difficoltà della prima parte della scorsa stagione e nell’aver inciso sulla crescita di diversi singoli, Insigne e Lozano su tutti. Il capitano Lorenzo Insigne da quando in panchina c’è Gennaro Gattuso ha avuto una crescita esponenziale anche sotto l’aspetto mentale, si è responsabilizzato molto e in diverse occasioni è stato decisivo trascinando la squadra e prendendosela sulle spalle da vero capitano e leader. Ma è evidente che attualmente al Napoli manca una precisa identità di gioco e sotto quest’aspetto il tecnico calabrese con a sua disposizione una rosa ampia e forte come questa può e deve certamente fare di più.

In questo momento i partenopei sembrano aver perso il treno per la corsa scudetto. Se da un lato si pensa al fatto che l’obiettivo dichiarato ad inizio stagione è il raggiungimento del piazzamento Champions, si può dire che tutto sommato si è in linea, tuttavia dall’altro sale il rammarico perché siamo in un campionato nel quale c’è la Juventus probabilmente più debole degli ultimi dieci anni e in vetta un Milan, la cui rosa, nonostante la sua forza indiscussa, non può definirsi superiore a quella del Napoli. Resta comunque una stagione tutta da vivere e da giocare nella quale gli azzurri sono in corsa su quattro fronti, campionato, Supercoppa Italiana, Coppa Italia ed Europa League. Il prossimo 20 gennaio al Mapei Stadium contro la Juventus, ci sarà la possibilità di portare a casa il secondo trofeo nel giro di pochi mesi. Di sicuro il 2021 sarà un anno molto importante per il futuro del Napoli, per cui è indispensabile in primis il ritorno in Champions League.