Sono davvero tanti i protagonisti già raccontati nei molteplici appuntamenti di questa rubrica. Bruscolotti, Juliano, Cannavaro, Taglialatela e tanti altri: eroi che hanno portato in alto il nome della Campania nel mondo del calcio e che sono tutt’oggi ricordati per le loro gesta sul rettangolo verde che tutti noi abbiamo imparato ad amare. La storia di oggi è un’eccezione, in primis perché raccontiamo di un giocatore ancora in attività e che anzi è al proprio apice fisico e mentale; in secundis perché a renderlo speciale ancor più di quello che fa vedere in campo è il modo in cui quel terreno è arrivato a calpestarlo, gli ostacoli che ha dovuto superare, il punto dal quale è dovuto partire per coronare il suo sogno: questa è la cavalcata, la “road to glory” di Armando Izzo.
Il 2 Marzo, esattamente 29 anni fa, all’ombra del Vesuvio nasce Armando Izzo, primo di quattro fratelli in una famiglia che cresce nel quartiere di Scampia: un posto complesso da raccontare, dalle molteplici sfumature, dove a fare da contraltare a tanta brava gente ci sono altre realtà che di buono hanno poco, che fanno della paura il loro marchio di fabbrica, che rendono normalità ciò che di normale non ha niente. Armando conosce da sempre questa realtà, sin da piccolo vede da vicino tutto quello che cercheremmo di nascondere ai bambini, droga, criminalità, fame, soprattutto quella; la famiglia Izzo è umile ma molto onesta, lui consegna le cassette d’acqua per lo zio che gestisce una piccola salumeria, lo fa per aiutare a casa, e nonostante i soldi non abbondino e nonostante il contesto circostante sia particolare, Armando trova in una forma sferica, in un pallone qualcosa per scappare dalla realtà, almeno per un po’: papà Vincenzo gli trasmette l’amore per il calcio e in particolar modo per il Napoli, lo cresce con le videocassette del leggendario Maradona (di cui porta il secondo nome) e lo porta con sé allo Stadio.
Armando il calcio non lo guarda soltanto, lo pratica con gli amici ed è bravo, molto bravo: come lui racconta più volte, da piccolo si abitua a giocare con tutte le tipologie di persone, anche le più dure, anche le più restie ad accettare una sconfitta, che per vincere usano le buone ma se necessario anche le cattive, Armando il rispetto lì se lo deve guadagnare e lo fa mettendo in gioco aggressività, grinta e tanto spirito di sacrificio. I suoi amici imparano a conoscerlo, sanno che è forte, sanno che ha una fame che in altri manca, e lo proteggono da realtà che potrebbero trascinarlo in un abisso: sanno che è diverso, ce la può fare per lui ma anche per loro. Non tutto va sempre secondo i piani però, e a 10 anni Armando vede da vicino anche la morte: il papà si ammala, e dopo alcuni mesi di lotta e di strenua resistenza perde la battaglia, ma prima di andarsene parla a quattrocchi con il suo primogenito, gli dice che d’ora in avanti sarà lui prendersi cura della famiglia, come se sapesse già tutto.
La verità è che i primi tempi sono difficili, le difficoltà economiche mettono in ginocchio la famiglia che per un periodo vede in pane, biscotti e latte gli alimenti principali; anche la carriera calcistica è messa in pericolo, Armando come abbiamo detto a calcio ci sa fare ed entra nel settore giovanile del Napoli, ma a 15 anni si trova costretto a tirarsi indietro perché non è stipendiato, e la sua famiglia ha bisogno di soldi. Sembra la fine di un sogno e l’avvio ad una vita fatta di sacrifici e rinunce, ma è qui che nella nostra storia entra in gioco un nuovo personaggio di grande importanza: Paolo Palermo, che oggi conosciamo come suo procuratore, nel 2005 lo nota e gli dice “ti pago io uno stipendio, continua col Napoli”.
Izzo, che ora ha l’opportunità di spostarsi da casa al centro d’allenamento e soprattutto di mantenere la sua famiglia, accetta ed è più motivato che mai, probabilmente ha anche la testa più libera, ma la fame resta intatta, è questo il suo punto di forza, non ne ha mai abbastanza, ha assaggiato il sapore del terreno e ora vuole volare nella stratosfera, senza guardarsi indietro, diventa il condottiero della primavera azzurra, nel 2010 va in ritiro con la prima squadra e qui avviene un altro evento significativo: ad Armando mancano le scarpette, e siccome il programma giornaliero prevede la corsa, trova in magazzino un paio di scarpe grande qualche numero di troppo e si adatta con quelle, l’allora allenatore azzurro Walter Mazzarri dopo l’allenamento gli chiede spiegazioni e successivamente paga di tasca sua delle scarpette al ragazzo. Questo è forse il dono più grande di Armando, il farsi voler bene dalle persone ed entrare subito in empatia con esse, ne è la prova Paolo Palermo, ne è la prova mister Mazzarri, in un settore dove raramente si regala qualcosa il ragazzo di Scampia riesce a suscitare subito emozioni positive e a tirare fuori il meglio dagli altri.
Il resto è storia quasi del tutto nota: nel 2011 viene mandato in prestito alla Triestina debuttando tra i professionisti, 6 mesi dopo l’Avellino lo preleva in comproprietà prima e a titolo definitivo poi, con gli Irpini vive due anni e mezzo a livelli ottimi che gli valgono la chiamata nell’estate 2014 dal Club più antico d’Italia, il Genoa. Dalla periferia napoletana ai campi di Serie A, già così potrebbe essere una storia da raccontare con piacere, ma come abbiamo detto in precedenza Izzo non ha tanta voglia di fermarsi, non gioca e basta, lui gioca bene, diventa un elemento chiave della linea difensiva rossoblu e per 4 anni è titolare inamovibile. Nel 2018 la sua carriera prende una direzione ancora differente, perché c’è una vecchia conoscenza che lo vuole portare al Torino: Walter Mazzarri; Armando ovviamente accetta e col vecchio mister dà vita ad un sodalizio da subito fruttuoso, Mazzarri lo aiuta ad evolversi ulteriormente e a trovare anche la via della rete con una buona continuità per un difensore centrale, realizza 4 reti e contribuisce a suon di grandi prestazioni ad un incredibile settimo posto finale, che vale i preliminari di Europa League. Armando ora gioca anche in una competizione europea, e mica si ferma qui, segna 2 reti e rende la mancata qualificazione ai gironi meno amara, perché la sua mentalità è questa: dove gli altri si fermerebbero a festeggiare lui continua a lavorare, il segreto del suo successo sta tutto qui e lo ha reso colonna portante dei granata fino ad oggi.
Un giocatore umile, tatticamente ordinato, con una grande intensità e bravo sui calci piazzati a rendersi pericoloso, queste caratteristiche lo hanno reso giocatore di categoria e anche ambito da Club importanti come l’Inter, ma sono i valori umani ad averlo fatto entrare nel cuore degli appassionati: stimato anche dai tifosi avversari, Armando Izzo è l’emblema del duro lavoro e dei sacrifici che ripagano sempre; un uomo che ha dovuto patire grandi sofferenze, su tutte la morte dell’amato padre, ma come una Fenice è rinato dalle proprie ceneri e ha trovato negli ostacoli lo stimolo per crescere e per diventare mentalmente più forte e più pronto a sfondare; Armando si è fatto rappresentante di Scampia, della sua gente, mostra le sue origini con orgoglio e dimostra agli scettici, ai superficiali, che la sua zona non è solo miseria, non è solo camorra, ma ci sono tanti bravi ragazzi che vogliono farcela in maniera onesta e pulita, lui è uno di quelli che ci è riuscito ed usa la sua storia da monito e da esempio per i ragazzi che lo guardano e lo ammirano; Armando Izzo non è un calciatore e basta, è un potentissimo schiaffo in faccia a tutti gli stereotipi, è un gioiello che la nostra terra deve mostrare all’Italia e al mondo con vanto, per 29 anni vissuti al massimo e conditi da tanti obiettivi raggiunti, e la sensazione è che il meglio debba ancora venire. Papà Vincenzo sarà fiero di te, tanti auguri Armando.
