Dopo la partita contro il Sassuolo di De Zerbi, terminata con l’arrembaggio finale dei giallorossi, c’è chi ha condannato la mancanza da parte del Benevento di un approccio offensivo che potesse impensierire di più la retroguardia della squadra emiliana. Molto è stato il malcontento tra i tifosi che si aspettavano che la squadra di Inzaghi potesse far risultato in casa, cercando di allontanare il pericolo di rientrare nella zona retrocessione.
Tuttavia, è necessaria un’analisi più dettagliata dei due approcci tattici sui quali di sia discutendo, vale a dire il 3-5-2 e il 4-3-2-1. Se è vero che, come sottolineato spesso in conferenza da Inzaghi, che con quest’ultimo modulo il Benevento abbia portato in tasca più punti, importanti per prosieguo della corsa salvezza, è anche evidente che la scelta della difesa a tre – all’occorrenza sempre una linea a cinque con i due esterni che scalano a supporto del trio difensivo – ha permesso un maggiore equilibrio e soprattutto ha consentito ai sanniti il restare in partita fino alla fine, un aspetto non da poco, specie quando si è una squadra che deve lottare per la salvezza.
Lazio-Benevento. Nella sfida dell’Olimpico contro la Lazio, Inzaghi (per esigenze tattiche o per la mancanza dello squalificato Tuia) è ritornato alla difesa a 4, puntando difatti sulla partecipazione dei terzini alla manovra offensiva giallorossa e sostituendo i due esterni di centrocampo con due trequartisti più offensivi. Una scelta forse discutibile se di fronte hai una squadra abile nelle ripartenze e capace di capovolgere il fronte d’attacco spesso affidandosi alla velocità di calciatori come Lazzari. Fatto sta che la scelta di un modulo che assicurasse una maggiore costruzione offensiva, per quanto la gara possa essere stata spettacolare, è finita per legittimare la vincitrice dell’incontro già al 48′ quando una deviazione di Montipò ha portato il risultato sul 4-1. Quando il Benevento è tornato al 3-5-2, però, tutto è cambiato: sparita un po’ di confusione, la squadra ha ritrovato quell’atteggiamento che non appartiene certamente ad una neopromossa e si è spinta a dominare gran parte della ripresa, costringendo la Lazio nella propria trequarti difensiva.
Oltre al grande spirito di sacrificio e alla voglia di rimontare clamorosamente l’incontro, caratteristiche da lodare e che continuano a dare la certezza di una squadra che meriterebbe la permanenza in A, resta vera un ovvietà: la salvezza passa inevitabilmente per il conquistare punti e ad essere propositivi, come molti tifosi vorrebbero, si rischiano imbarcate che fanno ricordare il Benevento del girone d’andata.
Genoa-Benevento. Diverso, invece, quanto visto contro il Genoa, poi confermato anche dallo stesso Inzaghi nel post gara della sfida al Marassi. Il 3-5-2 permette equilibrio difensivo, senza tuttavia rinunciare ad attaccare e a fare male gli avversari. Non poche le responsabilità di una squadra che avrebbe potuto certamente gestire meglio il doppio vantaggio, assicurato dai gol di Viola e Lapadula, e non poca l’amarezza di quei due gol, di cui almeno il primo regalato per un errore di Barba. C’è, anche in questo caso, da ritornare sulla considerazione precedente: il Benevento è rimasto in partita fino al 90°, come fatto contro il Parma, sebbene gli episodi non sempre abbiano girato a favore dei sanniti. La ripartenza è una delle qualità che più appartengono agli uomini di Inzaghi, motivo per il quale, si dovrebbe abbandonare l’idea di una squadra che debba necessariamente essere sempre propositiva. La salvezza è un lavoro lento, curato nei minimi dettagli e toccherà ai giallorossi cercare di limitare al massimo gli errori nelle ultime gare che sanciranno il dentro o fuori. Nella ripresa della sfida contro i rossoblù di Ballardini l’occasione più ghiotta è capitata sulla testa di Gaich, mentre, sebbene il possesso a sfavore, i padroni di casa non hanno quasi mai impensierito la retroguardia di Montipò. L’enorme densità difensiva, arricchita dagli esterni di centrocampo che scalano e permettono una maggiore compattezza, ha fatto sì che i sanniti ripartissero in contropiede – non pochi i palloni sbagliati in fase di costruzione, causa anche la pressione di una partita piuttosto delicata.
Il dibattito tra il bel calcio e l’importanza del risultato continua ad essere al centro delle discussioni degli ultimi anni. E c’è chi non è per niente d’accordo sulla scelta di una costruzione dal basso, fatta a priori e indipendentemente dalla qualità tecnica all’interno del parco giocatori. Tuttavia, ciò che deve interessare è soltanto il raggiungimento della salvezza, che rappresenterebbe la migliore ciliegina sulla torta per la società di Vigorito, non soltanto per gli investimenti fatti, ma per il modo in cui si è scelto di agire – una lancia a favore di chi lavora con attenti occhi al bilancio pur arricchendo non poco la rosa, proprio nel momento del tramonto della Superlega.
Infine, ritornando in tema tattica: si è così sicuri che, in fondo, ci sia realmente un dilemma tra 3-5-2 o 4-3-2-1? In una fase di campionato in cui ogni punto comincia ad essere pesante non è forse importante prima continuare ad essere difensivisti, provando a colpire in contropiede, piuttosto che dimostrare di poter fare un calcio propositivo tanto spettacolare quanto meno efficiente in relazione ai punti-salvezza? Fermo restando che, se Inzaghi potesse leggere del 3-5-2 come assetto difensivista, potrebbe andare su tutte le furie e non avrebbe tutti i torti. L’adottare il modulo con la difesa a 3 non è rilegato necessariamente all’atteggiamento di chi si vuole chiudere in difesa per 90 minuti, anzi. Spesso il Benevento colpisce proprio attraverso quelle ripartenze che più volte hanno messo in pericolo non soltanto le concorrenti alla salvezza. Chissà, dunque, che il dilemma non sia da considerare inesistente o, quanto meno, risolto. Alle prossime partite l’ardua sentenza.
L’ANALISI TATTICA – Benevento: il 3-5-2 è la soluzione al dilemma tattico di Inzaghi?
