Montagnolo a CNP:”Nei dilettanti c’è affetto rispetto ad altre categorie. Quest’anno credevo nei play off “

Francesco Montagnolo, attaccante del Cimitile, squadra in Promozione, Girone C, ha rilasciato alcune dichiarazioni a CNP, raccontandosi circa la delicata situazione in cui è coinvolto il sistema calcistico italiano.

Considerando che è già difficile per chi il calcio lo racconta, quanto è stato difficile, per te che lo vivi in prima persona, non poterti allenare quotidianamente con il Cimitile?

“Purtroppo, è stato molto difficile. Vivevamo con uno stile di vita totalmente diverso e non allenarci nei mesi di marzo e di aprile non era, chiaramente, nei nostri piani, specie considerando che eravamo ancora in corsa per qualcosa. L’abbiamo vissuta male, ma di fronte alla salute di tutti noi è difficile girare la faccia. E’ stato meglio evitare ulteriori danni.”

Te l’aspettavi diverso quest’anno al Cimitile?

“Si, eravamo partiti bene contro ogni aspettativa. Eravamo arrivati ad una buona situazione in classifica, poi in un momento particolare stavamo per perdere tutto. Ci siamo poi rialzati, ma questa situazione non ci ha dato né tempo né spazio per continuare.

Credevamo molto ai playoff perché fin quando non c’è la matematica a condannarci, abbiamo il diritto e il dovere di crederci. Stavamo già ripartendo nella sfida contro il Carotenuto: sebbene l’avessimo persa, volevamo ripartire da quella grinta.”

Sei arrivato ad ottobre, come hai trovato l’ambiente e la società?

“Rispetto agli altri ho avuto un po’ di problemi non avendo potuto cominciare la preparazione con loro. Conoscendo già il mister è stato facile rientrare nei piani della squadra, nonostante qualche infortunio di troppo.

In riferimento alla situazione che il calcio italiano sta vivendo, che idea ti sei fatto? Quando si potrà ricominciare equale può essere la soluzione?

“Parliamoci chiaro, il calcio manca a tutti, poiché è il pane quotidiano di tutti gli addetti ai lavori, dai giornalisti ai magazzinieri, passando per i presidenti e gli allenatori, oltre che noi calciatori. Di fronte a tutto questo, però, c’è da fermarsi e riflettere sulla gravità della situazione. Nel caso in cui non si riuscisse a trovare una soluzione immediata è giusto si fermi tutto qui, poiché il dover giocare per sola passione non è giusto. Finché ci sono i mezzi per me è giusto ritornare a giocare, con le giuste restrizioni e con la giusta sicurezza”

Hai segnato molto spesso da subentrato, ti sei sentito parte importante della squadra: ti aspetti di giocare di più infortunio e trovare una forma fisica migliore?
“Nonostante qualche infortunio serio, sento di aver dato un buon contributo alla squadra. Tutti e tre i gol segnati sono arrivati da subentrato, quindi il mio punto forte era entrare e cercare di dare il meglio, mettendomi a disposizione della squadra, quando a caccia della vittoria o sotto di un gol.”

Per le tue caratteristiche da attaccante, c’è qualche calciatore a cui ti ispiri? Da chi cerchi di imparare di più? Qualche mito in particolare?
“A me è sempre piaciuto guardare chi magari giocasse nelle mie categorie, apprendere quanto più possibile. Ci esprimiamo in una categoria di dilettanti, ma se dovessi dirti un fiore all’occhiello ti direi Ronaldo Il fenomeno, per la sua grinta e per la facilità di dribblare e saltare l’avversario, per poi segnare”

Come ti vedi nel futuro più vicino? Restare al Cimitile e cercare il salto di categoria?
“Se dovessi scegliere, direi sicuramente proseguire con il Cimitile, per l’attaccamento ad una maglia storica. Noi dilettanti abbiamo l’obiettivo di confermarci ogni anno e di fare sempre meglio. In primis di far parlare le persone prima per ciò che esprimiamo fuori dal campo. Sicuramente cercare di continuare l’anno prossimo il percorso cominciato quest’anno.”

Non pensi che queste categorie inferiori siano più importanti da un punto di vista umano perché più facilmente accessibili alle persone e più vicine ai propri tifosi?
“Il dilettantismo, a differenza del professionismo, lo vivi molto più in prima persona. Lo si pratica con mezzi molto poveri rispetto alla serie A, ma c’è un affetto verso la categoria, diverso da quello delle serie maggiori. Non ci sono tanti interessi, si vive per migliorarsi, soprattutto dal punto di vista umano. Ognuno di noi ambisce ad un qualcosa di grande, ma ad oggi se sono qui vuol dire che, per ora, ho meritato solo questo. L’aspirazione è quella di cercare di vivere solo di calcio, con i mezzi necessari e con la voglia di fare bene ovunque si vada. Spero ogni anno di poter vivere di calcio, ma per la sfortuna che ho avuto non mi meraviglio di continuare nel Dilettantismo. Ciò che conta è la voglia e il rispetto per l’avversario, questo fa la differenza. Il segreto per arrivare in alto lo fa la mentalità. Nonostante gli infortuni, la voglia, la mentalità fanno la differenza: se oggi sono così emotivo quando un risultato non viene, è perché ho vissuto in un contesto semiprofessionistico e intensamente.”

Marco De Luise