1805. Non è una data o un anniversario ultra-bicentenario da ricordare bensì il numero esatto dei giorni che separano l’ultima (infelice) partita ad Euro 2016 dall’esordio della Nazionale italiana ad Euro 2020. Il 2 luglio 2016, a Bordeaux, l’Italia venne eliminata ai calci di rigore dalla Germania campione del mondo. Quella sera si interruppe, forse immeritatamente, il cammino entusiasmante degli uomini guidati da Antonio Conte, in grado di costruire, in due anni, un gruppo solido e fiero, raramente visto nell’ultimo decennio fino ad allora. Nessuno avrebbe mai potuto immaginare che quella sarebbe stata l’ultima apparizione della nostra Nazionale nella fase finale di una manifestazione internazionale. A milleottocento-cinque notti di distanza da quella amara di Francia – e, soprattutto, dopo un Mondiale di Russia visto da casa, con la testa ancora al disastro di Italia-Svezia – gli Azzurri sono pronti a tornare tra le grandi, riprendendo proprio da dove avevano lasciato, ovvero da un campionato europeo.
L’Italia – che, di fatto, inaugurerà, insieme alla Turchia, la competizione – si presenta rinnovata, non solo negli uomini ma anche, e soprattutto, nello spirito. Tutto merito del “nuovo” commissario tecnico Roberto Mancini, che nel 2018 ha ereditato dal “vecchio” CT Ventura e dall’allora presidente della FIGC Carlo Tavecchio un sistema culturale-calcistico – di cui i “caduti” di San Siro a Italia-Svezia hanno rappresentato lo specchio – ai minimi storici. L’ex allenatore di Inter e Manchester City, in pochissimo tempo, ha saputo modificare una natura caratterizzata da vecchi metodi di gestione delle risorse umane e, nel rettangolo verde, da un’attitudine ad elemosinare spazi dagli avversari e occasioni da gol: il classico “Catenaccio e contropiede”. Mancini è il “nuovo”, non semplicemente perché è subentrato al “vecchio”, ma perché più di tutti ha imposto un credo diverso ed autentico basato sul concetto di “proposta” perenne. In un’epoca dove il calcio è in continua evoluzione, infatti, è importante poter contare su un uomo che sappia, innanzitutto, mettersi in discussione, prendere atto dei continui mutamenti, analizzarli e, infine, insegnarli ai suoi calciatori con umiltà e carisma. La Nazionale di Roberto Mancini si fonda su queste solide basi concettuali, sapientemente applicate da tutti, ed esprime un gioco ben definito, fatto da contenuti fondamentali, tra cui: costruzione dal basso; possesso palla; individualità notevoli messe, però, al servizio del collettivo; transizioni offensive figlie del lavoro di esterni e centrocampisti dall’elevata qualità tecnica e tattica. A seguire, i 26 convocati per Euro 2020 con un focus per singolo reparto e un’analisi specifica dei calciatori favoriti per una maglia da titolare.
Portieri: Donnarumma, Meret, Sirigu.
Difensori: Acerbi, Bastoni, Bonucci, Di Lorenzo, Florenzi, Spinazzola, Toloi, Emerson Palmieri, Chiellini.
Centrocampisti: Barella, Cristante, Locatelli, Castrovilli, Pessina, Verratti, Jorginho.
Attaccanti: Belotti, Berardi, Bernardeschi, Chiesa, Immobile, Insigne, Raspadori. Il portiere titolare – con buona pace dei più che affidabili Meret e Sirigu – dovrebbe essere Donnarumma. Il calciatore di Castellammare di Stabia, al primissimo banco di prova
importante con la Nazionale, è alle prese con la controversia legata al mancato rinnovo di contratto con il Milan che ne ha decretato la separazione, dopo una vita passata in rossonero. Di sicuro Mancini, con l’ausilio dei compagni di squadra, avrà “costruito” una bolla per cercare tenere l’estremo difensore il più lontano possibile dalle voci di mercato durante gli Europei. La difesa titolare dovrebbe essere per tre quarti identica a quella scesa in campo in occasione delle partite sopra citate Germania-Italia e Italia-Svezia con Florenzi, Chiellini, Bonucci e uno tra Emerson Palmieri e Spinazzola ad agire come terzino sinistro a tutta fascia. Così composta, questa linea difensiva è in grado di garantire il giusto mix tra esperienza, freschezza e imprevedibilità, soprattutto sulle fasce, con l’attitudine offensiva e lo spirito di sacrificio di Alessandro Florenzi che ben si sposano con la velocità – con e senza palla – di entrambi i cursori di sinistra Emerson e Spinazzola. Al centro della difesa, Bonucci è il primo, imprescindibile, costruttore dell’azione; al suo fianco è il capitano Chiellini il favorito per una maglia da titolare, ma occhio a possibili avvicendamenti, specie se – come tutti ci auguriamo – l’Italia dovesse conquistare anzitempo la qualificazione agli ottavi. Pronti, in ogni caso, il neo-campione d’Italia Bastoni, il laziale Acerbi e l’atalantino Toloi, quest’ultimo molto utile anche da “braccetto” qualora il CT decidesse di cambiare sistema di gioco e schierare la difesa a tre. Importante, infine, il contributo che Di Lorenzo può dare alla causa; il terzino del Napoli viene da un’ottima seconda parte di stagione e garantisce una buona copertura dietro e una presenza costante in fase d’attacco, soprattutto sui calci piazzati.
I tre interpreti del centrocampo titolare della nostra Nazionale – per gli Europei e non solo – sono stati scelti da Roberto Mancini pochi mesi dopo essere diventato CT: stiamo parlando, naturalmente, di Jorginho, Barella e Verratti. Il primo, fresco vincitore della Champions League con il Chelsea di Tuchel, rappresenta uno dei massimi esecutori dei compiti da vertice basso, quali gestione dei tempi e degli spazi e fase di non possesso. Sarà, con tutta probabilità, anche il primo rigorista, come nel corso delle qualificazioni all’Europeo e in Nations League. Come mezz’ala destra, l’instancabile motorino di centrocampo Barella garantisce intensità, qualità abbinata a quantità e inserimenti, che lo hanno portato anche ad essere un marcatore piuttosto prolifico con la maglia azzurra. A sinistra, invece, almeno per la prima partita contro la Turchia, il CT dovrà fare a meno della capacità di costruire gioco di Verratti, infortunatosi al legamento collaterale del ginocchio destro con il PSG.
A prendere il suo posto dovrebbe essere il centrocampista del Sassuolo Locatelli, reduce da un’altra stagione ad altissimo livello con il suo club e da una serie di prestazioni convincenti nelle partite di qualificazione ai prossimi Mondiali. Un po’più indietro nelle gerarchie ci sono Castrovilli e Cristante. Il primo è subentrato nei convocati in extremis dopo l’infortunio di Lorenzo Pellegrini, mentre Cristante potrà risultare utile per il contributo che può dare in fase di copertura.
Un’altra importante risorsa è rappresentata dal jolly atalantino Pessina – autore di una grandissima stagione a Bergamo – che andrà a sostituire Sensi, incappato nell’ennesimo guaio muscolare negli ultimi due anni. Nel tridente d’attacco, l’unico sicuro di un posto da titolare è il capitano del Napoli Insigne. Il giocatore di Frattamaggiore – reduce, probabilmente, dalla sua migliore stagione con i Partenopei – è la vera e propria guida in mezzo al campo della Nazionale, di cui porta anche la maglia numero 10. Durante l’amichevole contro la Repubblica Ceca non è assolutamente passato inosservato il suo gesto reiterato di fissarsi accanto al quarto uomo a bordo campo per salutare i compagni sostituiti e caricare quelli che facevano l’ingresso in campo. Tecnica, estro, spirito di sacrificio e tanto, ma tanto, carisma. Le due punte centrali che si avvicenderanno nel corso delle partite sono Immobile e Belotti, entrambi reduci da una seconda parte di stagione con i rispettivi club al di sotto degli standard a cui siamo abituati. Se da una parte gli attaccanti di Lazio e Torino rappresentano due garanzie per i loro movimenti e per l’attitudine a sacrificarsi, dall’altra c’è qualche dubbio circa la loro compatibilità con un sistema di gioco come il 4-3-3. Questo dettaglio potrebbe giocare a favore del giovanissimo Raspadori, gioiellino proveniente dalla scuola De Zerbi che lo ha allenato al Sassuolo.
L’attaccante bolognese ha stregato Roberto Mancini, e chissà che non possa davvero rivelarsi una bellissima sorpresa dell’intera competizione. A destra, invece, la staffetta tra Berardi e Chiesa, per il ruolo di ala, sarà centrale nell’economia del gioco degli Azzurri. Stando alle formazioni schierate nelle ultime gare da Mancini, il primo dovrebbe essere leggermente favorito sullo juventino, comunque fondamentale, specie per la sua capacità di saltare l’uomo come pochi. Infine, a chiudere il roster degli attaccanti c’è Bernardeschi, utile come jolly, data anche la sua capacità di adattarsi in più zone dell’attacco.
I nostri Azzurri affronteranno le tre gare del girone allo Stadio Olimpico di Roma, quindi da padroni di casa, essendo l’Italia uno degli undici paesi ospitanti dell’Europeo. Pur essendo il gruppo A più complesso di quanto si possa pensare, potrebbe avere un suo peso, in positivo, il fatto di affrontare la squadra più pericolosa tra le avversarie, ovvero la Turchia. I semifinalisti dell’Europeo del 2008 si presentano dopo un ottimo girone di qualificazione, chiuso alle spalle della Francia, squadra da cui ha subito gli unici gol (appena 3). Manifesto di una fase difensiva molto solida con Celik (Lille), Soyuncu (Leicester), Demiral (Juventus) e Kabak (Liverpool). Da non sottovalutare la Svizzera di Vladimir Petković, vincitrice del gruppo D delle qualificazioni e con un parco giocatori di tutto rispetto tra cui spiccano i nomi di Freuler (Atalanta), Xhaka (Arsenal), Embolo (Borussia Mönchengladbach) e Shaqiri (Liverpool). Sicuramente il Galles, che ha sostituito la leggenda Giggs al timone della squadra, si affiderà al talento inesauribile di Bale, reduce da una stagione altalenante al Tottenham in cui è andato a segno, comunque, sedici volte. Occhi puntati anche sul centrocampista juventino Ramsey, e sulla giovane ala del Manchester United James, il quale vanta uno score interessante con la Nazionale maggiore gallese con quattro gol in 20 partite giocate.
La percezione, al momento, è che la nostra Nazionale sia la favorita numero uno per la vittoria del gruppo A, o quantomeno, per il passaggio agli ottavi. Di sicuro, però, dovesse andare avanti nella competizione, sarebbe destinata a veder diminuire i favori dei pronostici. Ragionando, piuttosto, meno in fatto di quote e percentuali, gli Azzurri potrebbero pagare l’inesperienza data da una massiccia presenza di giovani ma, soprattutto, il fatto che altre squadre applicano, da molto più tempo, la cultura della proposta calcistica e lo fanno con interpreti eccellenti già affermatisi al top con i propri club in giro per l’Europa. La speranza è che si approcci a questo Europeo non come se si trattasse di una prova generale in vista dei mondiali – il cui pass deve essere ancora conquistato – che si giocheranno tra un anno e mezzo ma come una tappa importante, in un percorso fin d’ora convincente, da nobilitare con l’umiltà, le idee e il gioco, segni sempre più caratteristici della “Nuova Italia”.
Francesco Monda
