Serie A: ritornano le “sette sorelle “. L’analisi dopo la prima giornata di campionato

Pronti, via, si parte con la Serie A. Il campionato italiano si è aperto con le emozioni portate dallo spettacolo dei tifosi allo stadio. Ritorno alla normalità? Forse. Senza dubbio è un ritorno al calcio, il calcio di casa nostra, depauperato dopo gli addii illustri di campioni come Hakimi, Lukaku, Romero, De Paul, Donnaruma, Conte e Cristiano Ronaldo( per quest’ultimo manca solo l’ufficialità ) ma che riaccoglie dei condottieri come Josè Mourinho, Maurizio Sarri, Luciano Spalletti e Massimiliano Allegri, rispettivamente sulle panchine di Roma, Lazio, Napoli e Juventus. A queste quattro squadre che hanno deciso di cambiare guida tecnica si aggiunge l’Inter, la quale – per esigenze differenti – ha optato per un allenatore già in Serie A lo scorso anno come Simone Inzaghi. Milan e Atalanta, invece, tra le sette squadre di vertice, sono le uniche a non aver cambiato i rispettivi timonieri.  Tutte queste sette compagini sembrano avere in comune l’esigenza di ridefinire i propri punti di riferimento, in vista di una stagione in cui sono chiamate a riconfermarsi ad alte latitudini e a fare bene in ambito internazionale. Al netto di un mercato ancora in divenire, di una forma dei calciatori ancora da definire e di un contesto climatico particolarmente limitante per qualsiasi atleta, è andata in scena la prima giornata di campionato e ognuna di queste “sette sorelle” ha mostrato già dei valori significativi.

L’Inter ha vinto convincendo. La prestazione contro il Genoa di Ballardini – in attesa di eventuali conferme o passi indietro nelle successive giornate di campionato – è stata pressoché ottima, con un netto 4 a 0 e con i Nerazzurri che hanno dimostrato di non aver dissipato né le energie positive né i fondamentali tattici della precedente gestione. Merito anche della scelta della società di aver puntato ad un profilo, come Simone Inzaghi, che garantisse continuità al sistema di gioco utilizzato da Conte. Il nuovo allenatore ha, però, aggiunto ai meccanismi già abbondantemente assimilati nei due anni passati – come la costruzione dal basso con i tre centrali (e il portiere) e il gioco sugli esterni – un’attitudine nuova al pressing aggressivo mirato ad un recupero palla “lampo”. In questa struttura sono stati calati interpreti come Calhanoglu – che di certo non ha la capacità di dettare i tempi del gioco come Eriksen, ma che, di suo, ha già portato i colpi, le soluzioni offensive e la personalità sufficienti – e Dzeko, meno debordante di Lukaku, ma, di certo, non meno in grado di fraseggiare con i compagni e di assicurare geometrie al reparto offensivo, in compartecipazione con Lautaro Martinez, assente contro il Grifone. Chi si è messo, inaspettatamente, in luce nella prima giornata è stato Vidal – fino a qualche giorno fa un pesante esubero –, autore di un gol e un assist come i due precedenti giocatori, e candidato a diventare un importante fattore di questa squadra.

Il Milan vince la prima partita del suo campionato della consacrazione e lo fa con una squadra orfana del suo “presidente” Kessie oltre che di Ibrahimovic. La squadra di Pioli mostra di non aver, assolutamente, smarrito i principi della solidità e della lucidità, fondamentali, prima, per indirizzare il match verso la vittoria e, poi, per difenderla. Con la vittoria di Marassi contro la Sampdoria per 1 a 0 il Milan si mette, anche e definitivamente, alle spalle i dubbi di quest’estate legati alla decisione di non rinnovare i contratti di due elementi determinanti per l’inizio di questo nuovo ciclo: il portiere (Donnarumma) l’ormai ex numero 10 (Calhanoglu).  Ebbene, i calciatori di maggior impatto nel risolvere la pratica Samp sono stati proprio il nuovo portiere e il nuovo 10. Grande prova del nuovo “numero 1” Maignan che ha fatto almeno tre parate decisive ma ha dimostrato anche di saper imbeccare bene i compagni per le azioni offensive come in occasione del gol di Brahim Diaz. L’ex Real Madrid si ri-presenta in rossonero con i crismi del predestinato, tuttavia, è difficile pensare che possa supportare da solo l’attacco, in una stagione che vede il Milan di nuovo in Champions League. Motivo per il quale si cercherà di prendere un’alternativa d’esperienza al giocatore spagnolo.

L’Atalanta ha vinto in extremis 2 a 1 allo Stadio “Grande Torino”, in una partita molto complicata contro una squadra, come quella granata, apparsa molto carica e propositiva, che tanto somiglia al suo allenatore Juric. Lo ha fatto con i gol del suo uomo più talentuoso, ovverosia Muriel, e di un giovane promettente come Piccoli, l’anno scorso in prestito allo Spezia, e che potrà davvero dire la sua, in un ambiente come Bergamo che, storicamente, mette sempre i giovani nelle condizioni di esaltarsi. Contro il Torino i tre punti sono arrivati grazie al carattere e non con le modalità con cui Gasperini ha abituato i calciofili italiani e non. Questo dato, se da un lato conferma un trend che vede la Dea fare risultati e prestazioni altalenanti a cavallo tra estate e autunno, dall’altro testimonia la maturità di una squadra che forse ha trovato nel cinismo – non sempre esibito in alcuni momenti cruciali delle scorse stagioni – l’ultimo tassello per poter puntare a qualcosa in più di un piazzamento Champions.

La Juventus, costretta al pari in rimonta per 2-2 contro l’Udinese, è stata l’unica tra le sette a non raccogliere i tre punti. Ad Udine, l’esordio dell’Allegri-bis è andato in scena con una sorpresa: Ronaldo in panchina. Ma considerando gli ultimi scenari di mercato, con un Ronaldo sempre più lontano da Torino, la suddetta scelta ad oggi appare meno sorprendente.

I due gol della rimonta friulana sono, senz’altro, da imputare a Szczensy, colpevole nel valutare in modo errato le due uscite in occasione del rigore fischiato e del gol di Deulofeu. D’altra parte ci sono state anche note positive: Cuadrado si è riconfermato un elemento imprescindibile per le sue doti come imprevedibilità e tasso tecnico, che il secondo gol della partita ben sintetizza; Dybala, dopo le turbolenze della passata stagione, è tornato, di prepotenza, con gol e assist e sarà la pietra d’angolo per la costruzione di questa nuova Juventus. Nominando l’argentino vice-capitano, Allegri ne ha ribadito la centralità nel progetto e, di certo, dopo questa prima uscita, non avrà cambiato idea a riguardo. Il nuovo-vecchio corso targato Max Allegri, però, non si fonda solo sulle individualità, se è vero che queste, infatti, partecipano di un collettivo a cui non verrà più chiesto di giocare “bene”, semmai l’imperativo sarà quello di leggere nel migliore dei modi tutte le diverse fasi del match, adattarsi a queste e, infine, vincere, così come non è successo ad Udine.

In quella che, di fatto, è stata la prima partita con pubblico al “Diego Armando Maradona” il Napoli ha dato una notevole dimostrazione di carattere, avendo ragione per 2 a 0 del neopromosso Venezia e, soprattutto, dispensando subito un grande quantitativo di emozioni. La squadra di Spalletti – in attesa di capire come si evolveranno questi ultimi giorni di mercato – non ha, fondamentalmente cambiato nulla nel suo parco calciatori e questa scelta, obbligata o meno, ha portato subito i suoi buoni frutti. Contro il Venezia, infatti, è stata subito decisiva l’unità d’intenti di un gruppo ormai consolidato, che negli ultimi due anni ha fatto sempre fronte comune a problematiche di diverso genere. L’espulsione di Oshimen dopo ventitré minuti ha rappresentato una doccia fredda per gli Azzurri, i quali hanno dovuto rinunciare presto al terminale perfetto per il loro gioco ma che, sempre compatti, e sapientemente guidati da bordocampo, hanno preso i tre punti con spirito e determinazione. Con le pedine a sua disposizione, perfettamente calabili nella sua idea di gioco, Spalletti può davvero fare un passo avanti rispetto alle precedenti gestioni, sia sue che della squadra di cui è il nuovo condottiero. Di un altro condottiero avrà però bisogno il mister di Certaldo, vale a dire di quell’Insigne della cui maglia non importa più la tonalità di azzurro (purché sia solo azzurro), perché tanto si sa che il suo atteggiamento si è assestato ad un livello di leader maximo, che si tratti di Napoli o di Nazionale. Sue le parole che hanno suonato la carica ai compagni dopo essere rimasti in dieci; suo il ruolo d’emergenza da unica punta, in un 4-4-1 (o 4-3-1-1) che ha richiamato le vincenti scelte tattiche di Mancini che, nelle ultime partite con l’Italia, lo ha spesso schierato da falso 9. E l’augurio è che tutto ciò possa essere di buon auspicio per questa stagione azzurra.

La Lazio ha rivoluzionato la propria guida tecnica affidando il gruppo squadra alle idee di Maurizio Sarri. Ad Empoli i Biancocelesti hanno fatto parecchia fatica, soprattutto all’inizio, contro una squadra di casa, essenzialmente votata al bel gioco e alla proposta, anche grazie ad un recente passato sotto la guida dell’allenatore di Figline Valdarno. La vittoria della Lazio per 3 a 1 in rimonta è il risultato di una squadra che è in divenire verso orizzonti tecnico-tattici, che adesso è fisiologicamente difficile esprimere al meglio ma che, nel frattempo, vince sfruttando al meglio le armi a disposizione e quelle appena messe nell’arsenale: Milinkovic-Savic si conferma un calciatore devastante sia in fase di inserimento che di impostazione; Immobile riparte da ciò che sa fare meglio, vale a dire fare gol; Lazzari ha dimostrato di poter recepire i dettami del suo nuovo mentore e di mettergli al servizio tutte le sue qualità; infine, Pedro – gettato nella mischia dal primo minuto –, a cui spetta il compito, meno difficile di rispolverare i suoi appunti di calcio sarrista presi con lui, da protagonista, in quel di Londra. Ultima nota per Luis Alberto: la panchina di Empoli ha dimostrato che forse c’è ancora qualche scoria da smaltire con il suo nuovo mister. Il popolo laziale dovrà, forse, attendere ancora un po’ prima che il suo Mago torni a pieno regime.

La nuova Roma di Josè Mourinho ha lanciato immediatamente il nuovo 9 Abraham nella sfida contro la Fiorentina. La punta inglese non ha messo il suo nome sul tabellino dei marcatori ma ha offerto subito un contributo prezioso alla causa, propiziando due dei tre gol segnati ad una buona Fiorentina. Ottimo anche l’esordio in giallorosso del probabile partner d’attacco di Abraham, vale a dire Shomurodov. L’ex genoano è stato designato dallo Special One come uno degli uomini per far ripartire la Roma, sia nelle gerarchie del calcio italiano – dopo tredici anni senza un trofeo e tre senza accesso in Champions League – che in mezzo al campo nei novanta minuti. Proprio a questo proposito, gli strappi in velocità che l’uzbeko può garantire insieme al ben più esperto Mkhitaryan – in gol contro la Viola – e il rientrante Zaniolo – espulso per doppio giallo – rappresentano un’arma esplosiva per andare a caccia di successi importanti. In attesa di capire se ci saranno nuovi rinforzi dal mercato, il mister portoghese dovrà registrare la difesa, orfana dell’infortunato Smalling, spesso in difficoltà anche nella prima uscita di coppa.

Fonte foto: sito ufficiale SSC Napoli