Il racconto della Strega – Benevento: il rischio (non) calcolato e le prove di maturità

Non affrettare i giudizi. È a questa premessa – parola del presidente Oreste Vigorito – che bisogna partire prima di analizzare quanto successo nella sfida dello scorso venerdì tra Benevento e Lecce. Le prime tre gare di campionato, infatti – la vittoria con l’Alessandria, la sconfitta di Parma e il pari proprio nella sfida contro i salentini – sono insufficienti a tracciare il lavoro che è stato (e quello che sarà) di Caserta, tecnico che indubbiamente ne ha gettate le basi, evidenti in particolari dinamiche di gioco. Come in ogni prestazione, il tecnico ex Juve Stabia avrà tratto quanto di buono conservare e quanto di meno buono su cui lavorare, per oliare ancor meglio i meccanismi del suo undici e raggiungere l’equilibrio a cui ogni allenatore aspira.

Il rischio (non) calcolato. La gara del Vigorito contro il Lecce, dopo la prestazione col Napoli – Caserta aveva già sottolineato quanto la goleada contro gli azzurri lasciasse il tempo che trova – ha evidentemente infiammato gli animi dei tifosi sanniti, alcuni amareggiati proprio per il pari contro gli uomini di Baroni. Squadra, comunque, che ha dimostrato buon palleggio e certamente poco cinismo sotto porta, considerazione questa da non tralasciare in virtù delle tante occasioni che il Lecce avrebbe potuto meglio sfruttare. Ed è proprio da queste occasioni che si vuole partire: il rischio (non) calcolato fa parte dell’idea di gioco di Caserta. Dunque, un rischio calcolato perché quando si ha intenzione di metter su un calcio offensivo, è inevitabile concedere qualcosa di più agli avversari. Tuttavia, rischio anche non calcolato, visto che è messo in dubbio che Caserta aspirasse a ripartenze contro i soli due centrali sanniti da parte di Coda e compagni. Il calcio del tecnico calabrese prevede la partecipazione alla manovra d’attacco dei terzini, spesso Foulon e Letizia, a dare ampiezza e opzione di gioco. Se, però, ripartenza diventa quasi sinonimo di gol subito, c’è qualcosa che non va. Ed è sicuramente un aspetto su cui l’ex Juve Stabia – ex calciatore anche del Lecce, stagione 2008/09, al termine della quale i salentini trovarono, poi, la retrocessione. C’è, inoltre, un’ultima considerazione: più spesso l’allenatore giallorosso ha sottolineato l’importanza di non forzare la giocata. Evidentemente, anche il ‘vizio’ di costruire con i due centrali difensivi, coinvolgendo spesso Calò che si abbassa, può diventare un’arma a doppio taglio.

Le prove di maturità. Si ripassa dalle parole di Caserta per capire, però, che certamente ci sono tanti aspetti positivi da conservare e preservare. In primis, la prova di maturità a cui s’è già accennato anche nel titolo. La capacità, cioè, di mantenere la calma anche nei minuti finali di gioco – quelli, per intenderci, che erano stati fatali a Parma quando al duo Vazquez-Mihaila è bastato poco per centrare tre punti poi non così meritati in virtù delle occasioni sannite. Contro il Lecce, il Benevento ha dimostrato bravura, da un lato, nel mantenere alto il livello di concentrazione quanto a retroguardia difensiva, dall’altro, la capacità di sfruttare anche le uniche palle gol che potessero capitare. L’occasione di Improta, infatti, nasce quasi a sorpresa: ed è certo che, se fosse stato gol, si starebbe elogiando il lavoro del tecnico calabrese. C’è, dunque, bisogno di equilibrio e lucidità. Freddezza nel tornare alle parole dell’allenatore nella conferenza stampa di presentazione, quando sottolineò che il suo Benevento deve lottare e, se necessario, saper vincere le gare anche con delle palle sporche. Ecco perché la gara di Lecce può rivelarsi come un momento di passaggio, pur sempre necessario, per aspirare a limare quei dettagli che ancora sono troppo spigolosi nell’assetto tattico sannita. Il ritorno, quindi, alle parole di Vigorito: non affrettare i giudizi. Avere pazienza, stare uniti, starne fuori dal circolo vizioso di critiche che facilmente (è inevitabile), in piazze così calde, possono emergere.

Quello che vuole il Benevento, nella persona del presidente Vigorito che ha parlato lo scorso lunedì ad Ottogol, è ciò che vuole la piazza tutta: il ritorno, prima possibile, nella massima serie. Il sostegno del tifo sannita, così caloroso e affezionato alla società e alla storia del patron giallorosso, è simbolo dei buoni presupposti che ci sono per realizzare un’altra impresa. C’è, però, bisogno di mantenere sempre i piedi per terra, dell’umiltà che – parole sempre del presidente – mancò lo scorso anno, quando alcune vittorie in A trascinarono troppo la mente tra le nuvole. Si chiude il cerchio: il ricominciare da un nuovo tecnico, da una squadra in parte nuova, e da una categoria ‘nuova’ (si fa per dire) esige l’esser pazienti e l’accettare di assistere – l’amore per il Benevento vorrebbe già la perfezione ed è, per cui, impaziente – a certe fasi di transizione, pur sempre necessarie per giungere all’obiettivo che una società si prefissa.

Foto: Benevento Calcio