Il racconto della Strega – Benevento: quanto è lecito aspettarsi di più?

Tredici punti da inizio stagione, tre vittorie, una sola sconfitta – in quel di Parma – e ben quattro pareggi. È questo il bilancio del Benevento di Fabio Caserta, squadra non ha certamente manifestato sul campo tutto il suo potenziale. Ai nastri di partenza i sanniti rappresentavano (e rappresentano tutt’ora) una delle squadre meglio attrezzate per approdare nuovamente in serie A. Aver trattenuto tanti calciatori importanti, e di un certo calibro, tra i quali Glik, Ionita, Lapadula, oltre ai vari Improta, Letizia, Insigne, Sau che hanno comunque già calcato campi di A e arricchito il proprio bagaglio d’esperienza è sinonimo della volontà della società di puntare immediatamente alla massima categoria italiana – il desiderio, cioè, del patron Vigorito: ritornarci e restarci a lungo.

È lecito, però, aspettarsi di più da questa squadra – o era lecito aspettarsi di più dopo otto giornate – ?. Sì, era ed è lecito, ma ci sono altre considerazioni da fare. La serie B, mai come quest’anno, rappresenta un campionato piuttosto equilibrato e più delle solite due o tre sono le pretendenti che mirano a diventare protagoniste d’annata. Motivo per il quale ogni gara risulta essere mai scontata e i pronostici lasciano il tempo che trovano. Di tempo ne ha, invece, bisogno sicuramente l’organico del tecnico calabrese, che soltanto con l’allenamento riuscirà a diventare l’espressione calcistica più vicina alle sue idee. O ancora, i vari Lapadula, Ionita e Glik hanno risentito delle loro prestazioni con le Nazionali, o meglio non hanno potuto continuare a lavorare al meglio ai meccanismi di squadra durante la sosta. In particolare, avere fuori l’attaccante titolare – si considera che già a causa di alcuni problemi fisici Lapadula non aveva potuto oliare al meglio i meccanismi offensivi del Benevento di Caserta – diventa un problema non da poco, specie considerando che la punta che raggiunse l’exploit con la maglia del Pescara rappresenta oro colato per una categoria come la B.

Ciò che, però, deve fare la differenza nonostante possa nascere un pizzico di scetticismo sulle prestazioni della compagine giallorossa è l’ambiente. Non c’è traguardo che si possa raggiungere se non c’è un ambiente unito, che rema verso lo stesso obiettivo. E, poco prima dell’arrivo di Caserta, raccogliendo pareri sull’annata scorsa della promozione in B del Perugia, si rimarcava quanto il tecnico, tra le altre anche ex della Juve Stabia, debba avere attorno tranquillità e serenità per lavorare al meglio. Perché, come detto in conferenza stampa pre-Cremonese, le somme si tirano a fine stagione, indipendentemente da quanto ci si aspettasse (o meno) dall’avvio di stagione sannita.

Ecco allora che sì, la “pretesa” di un Benevento che potesse quanto meno evitare certi passi troppo piccoli è più che lecita, ma è lecito altresì avere fiducia nelle potenzialità del progetto messo in piedi dalla società sannita. Nella consapevolezza che la classifica resta corta e che le capacità dell’organico di Caserta sono sicuramente ancora da esprimere al meglio – tirando le somme a fine stagione – è altrettanto lecito prendere in considerazione i fattori che si sono analizzati, tenendo a bada l’irrefrenabile voglia di volere a tutti i costi (e subito) la vetta della classifica, la certezza di un’altra promozione in attesa della A. Serve pazienza, serve fiducia, il tempo è un signore che si fa attendere e il cammino per il raggiungimento di un sogno è ancora (giustamente) lungo.