Il racconto della Strega – Il Benevento e l’arte dei cambi: saper leggere la gara

Salvo poche parentesi (come nel caso del Sarri nel triennio napoletano) piuttosto eccelse, una spanna più sopra rispetto a tutti gli altri, gli allenatori moderni non sono né strateghi né tattici. Sono, invece, un mix: la capacità di imporsi sulla squadra con un’idea, con la propria filosofia di calcio, e la capacità di sapersi adattare alle circostanza alle quali si è costretti dagli avversari, sapendo muovere le giuste pedine per arrivare a vincere, pur sempre l’unico obiettivo di chi scende sul rettangolo verde.

Tante le facce che il Benevento di Caserta ha mostrato nelle ultime gare, dalla imposizione del proprio gioco – dominio totale del pallone – alla capacità di incidere con chi subentra dalla panchina. Contro il Pordenone enorme valore ha il cambio che ha portato all’ingresso di Giuseppe Di Serio, che, affiancando Lapadula e dando peso all’attacco, trova anche la prima gioia stagionale con la maglia giallorossa. La ciliegina sulla torta di una prestazione che non è stata certamente brillante, ma che ha raggiunto comunque l’obiettivo della terza vittoria consecutiva.

Si capisce ancor di più, dunque, quanto il calcio sia uno sport situazionale e quando stia diventando necessario il saper leggere le fasi di gioco. Diventa sempre più importante l’impronta del tecnico, “costretto” a scendere a compromessi con il campo: rinunciare anche a parte della filosofia di gioco in cambio di scelte che sono finalizzare a raggiungere i tre punti. Dinamica che, proprio alla luce di casi isolati come Sarri, Kloop, Guardiola, appare essere piuttosto diffusa nel calcio moderno, perché sempre. più diffuse sono le contromisure di squadre che vanno alla ricerca di una propria identità.

I grandi obiettivi – è chiaro che l’essere protagonisti nel campionato di B riflette la volontà della società di Vigorito di riprovare l’assalto alla A – passano anche per queste sfumature. Perché la scelta di Caserta è espressione di voler vedere un Benevento giocare secondo una propria idea, ma è anche espressione di chi vuole cercare di vincere a tutti i costi, pur di non perdere di vista la meta a cui voler arrivare. Identità – si è visto contro la Reggina attraverso il possesso palla e il coinvolgimento di tanti uomini nella manovra d’attacco – mentalità vincente – a Vicenza non si vince se non si vuole con ogni mezzo e sfruttando qualsiasi episodio – e determinazione – la voglia di capovolgere l’incontro contro il Pordenone – sono tutti segnali di una squadra versatile che sa riconoscere momenti di gioco e che ha in testa l’obiettivo da raggiungere. Se a questo si aggiunge la straordinaria unione di gruppo e le ormai chiare a tutti capacità tecniche della rosa gestita da Caserta ci si rende conto che, malgrado la strada da fare sia tanta, i sanniti possono ambire a sogni già assaporati dalla piazza così calda di Benevento. Basta il lavoro, basta crederci, sempre.