Pillole di Calcio – Don Marcelo Bielsa, l’uomo e il progetto al di là del fallimento

Non lasciate che il fallimento deteriori la vostra autostima. Quando si vince, il messaggio di ammirazione è così confuso, stimola così tanto l’amor proprio e questo deforma parecchio. Quando si perde, succede il contrario, c’è una tendenza morbosa a screditarti, a offenderti, solo perché hai perso. In ogni compito si può vincere o perdere, l’importante è la nobiltà dei mezzi utilizzati, questo è l’importante; l’importante è il percorso, la dignità con cui vivi il cammino alla ricerca dell’obiettivo. Il resto è solo una storia per venderci una realtà che non è tale.

La pillola che vogliamo presentare oggi ruota attorno a queste parole, all’uomo che le ha pronunciate e alla sua filosofia, che è entrata a far parte del mondo del calcio all’inizio degli anni Novanta e che ancora adesso accompagna quasi tutti gli addetti ai lavori, spesso anche a loro insaputa.
La storia di Marcelo Alberto Bielsa Caldera, assomiglia molto alla storia di un filosofo greco del V secolo a.C.: proveniente da una famiglia ricca, di estrazione culturale decisamente elevata e, pertanto, con tutto il tempo e le possibilità per dedicarsi ai propri piaceri, quello che i latini avrebbero definito otium, ma, soprattutto, perché la sua terra è quella più fertile per coltivare la propria passione. Quella del giovane Marcelo da Rosario, in Argentina, – figlio di un avvocato e di un’insegnante e fratello di un futuro ministro – è il Fùtbol. Oltre al lavoro teorico di lettura di libri e giornali, nella sua biblioteca domestica da circa trentamila volumi, Bielsa si fa le ossa anche sul campo, giocando da difensore centrale nel Newell’s Old Boys, nell’Instituto Atlético Central Còrdoba e, infine, nel Club Atletico Argentino Rosario ma, a soli ventisei anni, appende gli scarpini al chiodo perché non si considera all’altezza.
Inizia così ad allenare, prima presso la selezione dell’università di Buenos Aires e poi per le giovanili del Newell’s. Prima, però, i giocatori bisogna reclutarli, operazione impossibile per pochi uomini e, per giunta, in un paese con 2 milioni e mezzo di km2, ma tempo e fantasia sono state da sempre categorie che hanno contraddistinto il giovane Marcelo il quale, dopo aver accuratamente diviso il paese in settanta zone, le visita tutte a bordo della sua Fiat 147 percorrendo 25 mila chilometri in totale e scovando ragazzi che, in seguito, sarebbero diventati i migliori della loro generazione: su tutti Maurizio Pochettino. Proprio con l’attuale tecnico del Paris Saint Germain, Bielsa vince un titolo con la prima squadra del Newell’s, dopo aver espresso un calcio meraviglioso. Nel 2009 il club rossonero di Rosario decide di intitolare il suo stadio con il suo nome “Marcelo Bielsa”.
Sarebbe troppo riduttivo ricondurre alla vittoria di due trofei il motivo per il quale una società decide di intitolare uno stadio ad una persona, oltretutto in vita. La verità è che ci troviamo dinanzi ad un uomo che fin dagli albori della sua carriera ha influito su tutti coloro che lo hanno conosciuto, i quali sono stati attratti dalla sua filosofia di vita e dai valori che ha insegnato ogni giorno, come il lavoro, la dignità, la coerenza.

Quella stessa coerenza che nell’estate del 2011 non lo ha portato a diventare l’allenatore dell’Inter perché già impegnato, seppur soltanto verbalmente, con l’allora candidato presidente dell’Athletic Bilbao Josu Urrutia. Da un lato i Campioni del Mondo per Club e il loro presidente Massimo Moratti, dall’altro un club decisamente meno vincente, appena sesto nel precedente campionato e con un organigramma societario pressoché ignoto. Ma una parola è una parola ed è su quella parola, su quella che fondamentalmente era l’ipotesi di un posto di lavoro, che il Loco Bielsadefinito così da un’icona del calcio argentino e madridista come Jorge Valdano per il suo “eccesso di virtù” – ha lavorato per un mese intero, studiando per filo e per segno la storia del club basco, e soprattutto la storia della sua ultima stagione, con ciascuna delle 42 partite guardate due volte, vivisezionando anche quelle disputate dai calciatori che sarebbero rientrati dai prestiti, e quelle delle squadre avversarie. Otium calcistico di un uomo che aveva visto nell’Athletic Club il luogo giusto (attenzione: “luogo”, non “progetto, perché quelli lì costruisce lui, all’occorrenza anche per i suoi successori) in cui ripartire, dopo aver reso grande la Nazionale del Cile. Ed effettivamente Bielsa ottiene quel posto di lavoro, e con esso tutto l’amore di una terra unica nel suo genere, dove la fierezza del popolo basco si mischia alla mistica e alla fede, anche e soprattutto quando si parla di calcio e quando a parlarne è proprio lui. In due stagioni colleziona un decimo e un dodicesimo posto in Liga, apparentemente un bottino magro che, tuttavia, diventa una favola da raccontare alle future generazioni se ci si mette davanti ad uno schermo a vedere quella squadra giocare, soprattutto contro il Manchester United e lo Schalke 04 nell’edizione 2011/2012 dell’Europa League, soltanto accarezzata e persa in finale contro la corazzata Atletico Madrid allenata dal suo figlioccio Diego Pablo Simeone. Altra sua creatura calcistica, quantomeno negli ideali, è Pep Guardiola che, tutt’ora, non perde occasione per ribadire che il Loco è il miglior allenatore che vi sia oggi nel panorama del pallone, e che, quell’anno, fermò nuovamente i suoi ragazzi nella seconda finale, battendoli per 3 a 0 in Coppa del Rey con il Barcellona di Messi, Xavi e Iniesta.

Il calcio di Bielsa è imperniato su due sistemi di gioco iconici e che lo hanno reso celebre, vale a dire il 3-3-3-1 e 4-1-4-1 dove i quattro della linea di centrocampo giocano più vicino all’attaccante che non ai difensori, a loro volta alti con lo scopo di restringere il campo e asfissiare col pressing. Un calcio fatto di estrema mobilità, sia quando si tratta della palla, sia quando si tratta degli uomini in fase di non possesso. Un gioco di proposta offensiva costante fatto di educazione alle idee e ai valori dell’allenatore, idee e valori che tanto bastano per persuadere un suo scudiero a gettarsi nel fuoco per lui.

È stato così anche nella sua ultima esperienza in Inghilterra, una delle più intense e durature della sua carriera. Nel luglio del 2018 l’imprenditore milanese Andrea Radrizzani, presidente del Leeds United, lo sceglie per guidare i White di Elland Road verso la Premier League. Nella prima stagione in Championship, nel campionato 2018/19, ottiene dei buoni risultati ma il terzo posto finale non basta per il salto di categoria. Infatti, la squadra del Loco è eliminata nella semifinale dei play-off contro il Derby County allenato da Lampard, promesso sposo del Chelsea. La promozione arriva nella stagione successiva, che si rivela essere un monologo bianco e che culmina, dunque, con il meritato accesso alla vetrina dei campioni, nella quale il Leeds non sfigura affatto. Nella stagione 20/21, infatti, Bielsa conduce i suoi ad un nono posto in Premier che rappresenta una pagina memorabile del calcio inglese, soprattutto perché tale piazzamento è stato ottenuto con un impianto di calciatori pressoché identico a quello della sua prima stagione in Championship. Rimane scolpita, nella carriera di Bielsa e non solo, la vittoria del Leeds sul campo del Manchester City di Guardiola – poi vincitore di quella Premier – del 10 aprile 2021, ottenuta dopo aver giocato in 10 uomini per più di un tempo e, nonostante tale handicap, senza aver mai rinunciato a giocare a calcio. Il suo calcio. La storia del Loco sulla panchina dei Whites si è conclusa lo scorso 27 febbraio, quando il club ha comunicato di aver raggiunto un accordo con il tecnico argentino per la rescissione consensuale del suo contratto, dopo aver conquistato 23 punti in 26 giornate e una serie di sconfitte che hanno minato la tranquillità nell’ambiente. Un addio che non ha lasciato indifferenti i suoi, oramai, ex calciatori inglesi, ciascuno a modo suo debitore di almeno un ringraziamento all’uomo, prim’ancora che al tecnico.

Siamo certi che il tecnico rosarino, a pochi giorni dalla conclusione del suo mandato al Leeds, non sia di certo più libero, preso, come il suo solito, da uno studio loco e disperato sul calcio contemporaneo. La domanda è: qualche squadra avrà già fatto un sondaggio per lui? Ma, soprattutto, vedremo mai Don Marcelo in Italia? Quello che non molti sanno è che nell’estate 2016, Bielsa è stato, seppur per pochissime ore, l’allenatore della Lazio. Il contratto era già stato depositato in Lega, tuttavia sarebbe stato lo stesso tecnico argentino a rassegnare le dimissioni pochi giorni dopo la presunta ufficialità per “mancanza di prospettive”. In poche parole: “Vogliamo almeno 4 calciatori nuovi, con certi standard, prima del 5 luglio, per poterli poi allenare a partire dal ritiro. Se non ci garantite tutto ciò io e il mio staff andiamo via!”.
La piazza italiana alla quale, però, verrebbe naturale associare Marcelo Bielsa è, senza dubbio, Napoli, perché, esattamente come Bilbao, è unica nel suo genere, ed è in special modo ai piedi del Vesuvio che il Dio del Calcio ha deciso di lasciare le sue tracce, orme che non aspettano altro che essere ripercorse, magari da un altro argentino, stavolta in panca.

Per qualcuno questa è la storia di un venditore di fumo, di un eterno incompiuto, per la serie “giudico il professionista in base ai trofei che ha conquistato”. Per altri, invece, è la storia di un dono, dell’ennesima meraviglia proveniente da quella magnifica terra chiamata Argentina. Se è vero, infatti, che gli Inglesi hanno inventato questo sport, è vero anche che i sudamericani sono stati i primi ad amarlo veramente e a mostrare a tutti come si fa. Non spetta a noi giudicare chi ha ragione. Quello che di sicuro possiamo fare è, come sempre, far conoscere i fatti e soprattutto la fonte che ci ha fatto entrare nell’universo pazzo di Bielsa, ovverosia Carlo Pizzigoni, giornalista, storico del calcio e autore, tra le tante opere, di Locos por el Futbol (2016) e di Marcelo Bielsa. Storia, aneddoti, metodologia, evoluzione tattica (2021), veri e propri manuali di ispirazione.

Fonte foto in evidenza: sito ufficiale Leeds United Football Club
Fonte foto interna: pagina ufficiale Instagram Leeds United Football Club