Laddove non arrivano gambe e idee, quando le circostanze lo richiedono, è necessario gettare il cuore oltre l’ostacolo. È ciò che ha fatto il Portici di Sarnataro che, pur ritornando negli spogliatoi per un pizzico di amarezza – lo scontro diretto di centro classifica e il difficile momento della Polisportiva Santa Maria erano buone circostanze per tornare a vincere – traggono il meglio che possono terminano il match in nove contro undici.
La gara. Il tecnico porticese sopperisce alla mancanza di Romano, buttando nella mischia Castagna alle spalle di Manfrellotti e Filogamo. Il numero 21 si fa vedere bene tra le linee, dando supporto alla manovra d’attacco che coinvolge spesso la corsia di destra, e servendo l’assist che vale il vantaggio di Silvestre, al 53′. Malgrado il pallino del gioco, poi, sia per quasi tutta la ripresa tra le mani degli uomini di Nicoletti, il Portici conserva bene il vantaggio fino all’87’, quando un calcio di punizione di Gabionetta – e sul quale viene espulso per doppia ammonizione anche Calvanese (più che discutibile la decisione del sig. Moretti) – permette al Santa Maria Cilento di agganciare i vesuviani a tre minuti dal novantesimo. Un’altra beffa, o quasi, nel finale, in una gara condizionata soltanto dalle espulsioni e sulla quale stava mettendo bene le mani la formazione di Sarnataro.
Un pari giusto. Al netto delle occasioni, tuttavia, il pari sembra essere il risultato più giusto: alle due occasioni di Maio – il tiro a sfiorare il palo del 22′ e la punizione che si abbassa, di poco alta sulla traversa, dieci minuti dopo – il Portici risponde con le due conclusioni di Filogamo e Silvestre, entrambe al volo: l’attaccante impegna Grieco ad una pronta risposta al 37′, mentre il difensore si vede negare la gioia del gol (poi trovato nella ripresa) nove minuti dopo. Domina nel palleggio la Polisportiva Santa Maria, e sarebbe strano il contrario vista l’inferiorità numerica di un uomo prima, e di due calciatori poi. Tuttavia, l’impresa sembra più quella di un Portici che, in svantaggio di un attaccante e un difensore, riesce a strappare un buon punto che permette di scacciare i fantasmi delle sconfitte-beffa casalinghe contro Gelbison e Real Aversa. Un pizzico di morale in vista delle due sfide contro Lamezia Terme e Cavese – sulla carta il risultato pare essere scontato, ma sarà il campo a dare il verdetto (magari impensabile) – e in vista delle restanti otto gare che dovranno sancire l’obiettivo salvezza di una squadra che, prestazioni altalenanti a parte (spesso condizionate da infortuni, rosa corta e Covid), meriterebbe di certo la permanenza in categoria.
Le ritrovate qualità. Se il Portici delle scorse gare può non essere piaciuto, a maggior ragione quello contro il Castrovilari – in quell’occasione Sarnataro, in conferenza, sottolineò quanto fossero mancati giusti atteggiamenti e voglia di lottare su ogni pallone – quella contro la Polisportiva è una squadra che, espulsioni e baricentro basso a parte per forza di cose, ritrova palleggio e alternative offensive. Castagna si pone alle spalle del centrocampo ricevendo più di una verticalizzazione ed esseno bravo a puntare la porta di Grieco aspettando sovrapposizioni amiche. Ed è proprio sulla corsia di destra che si spinge di più: i terzini del tecnico porticese, infatti, sono spesso molto alti e chiamati ad agire insieme a trequartista e punte – in più di un’occasione Silvestre e Carotenuto in inserimento spediscono palloni al centro che, sebbene poco precisi, sono espressione di una chiave offensiva alternativa. A queste due opzioni si aggiunge, poi, anche la sola alternativa al lancio in avanti, sia per la testa delle punte a girare verso la porta, sia per una sponda ai compagni – nel dubbio, infatti, se intercettati c’è sempre la possibilità di lottare sulle seconde palle e di attaccare con rapidità e cattiveria la porta avversaria. Se a questo, poi, c’è la consapevolezza di una buona solidità difensiva – gli azzurri crollano soltanto su calcio piazzato sul quale poco può la retroguardia capitana da Calvanese e Riccio – ci si accorge delle buone doti che questa squadra ha più volte espresso, mettendo in seria difficoltà anche le grandi del girone I.
Fare i conti con continui infortuni, squalifiche e indisponibilità legate al Covid, non è facile per la massima serie, figurarsi nelle categorie minori, certamente meno tutelate e più piene d’ostacoli. Al Portici non resta che la consapevolezza dei propri mezzi e la voglia di far di tutto per agguantare una salvezza (magari mai discussa) tranquilla. Sebbene manchi qualche punticino – i passi falsi sono sempre dietro l’angolo – il buon lavoro di Sarnataro e il suo staff è sotto gli occhi di tutti. Non resta che remare insieme, dalla stessa parte, verso un’unica direzione: quella della permanenza in D per continuare a programmare e alzare l’asticella, magari già nel corso del prossimo anno.
Portici, cuore oltre l’ostacolo: pareggio in nove contro il Santa Maria Cilento
