Il paradosso dell’essere altalenanti, la consapevolezza di una squadra che qualitativamente è da serie A, ma che continua a stare un piccolo passo indietro rispetto alle altre concorrenti. La fotografia del Benevento di stagione sta tutta nella trasferta-beffa di Cosenza: Camporese salta più in alto di tutti, condannando i sanniti a tre minuti dalla fine, e rispolverando ancora una volta i limiti del lavoro di Caserta. Nella gara di stagione più delicata, sono venute meno le qualità per le quali il tecnico calabrese ha sempre voluto si contraddistinguesse la propria squadra: il cinismo, riflesso nella capacità di saper sfruttare anche le poche occasioni che capitano – è clamorosa quella che si divora un calciatore come Farias nel primo tempo della sfida controvi rossoblù – e l’evitare di compromettere una sfida che quanto meno sarebbe dovuta terminare in parità.
È vero pure che non è matematicamente finita per la promozione diretta, ma che il Benevento dovrà vincerne quattro su quattro e sperare nel passo falso di qualche concorrente, una su tutte il Lecce. E grande fetta di serie A potrebbe anche passare dalla trasferta lombarda contro il Monza, che, con qualche colpo di scena, potrebbe anche diventare l’occasione per strappare un pass per la massima serie. Dodici punti non sono pochi, e la matematica potrebbe ancora rovesciare le carte in tavola della classifica, ma è pur vero che tutto dovrà passare per le mani del Benevento. Ed è certamente un peccato che, dopo la sconfitta del Benito Stirpe di Frosinone, i sanniti abbiano marciato troppo poco sulla continuità, fermandosi proprio in una sfida che per quanto nel calcio non fosse scontata – la voglia di salvezza trascina certe squadre come il Cosenza a fare imprese del genere – pur sempre riflessa nell’enorme distanza tattica che c’è tra le due squadre. A partire dall’idea di gioco, passando per la qualità degli interpreti.
Cosa resta, dunque? Resta l’obiettivo principale: vincerne quattro e tirare le somme a fine stagione – che siano quelle di un buon piazzamento ai playoff, che siano quelle di un, a questo punto inaspettato, salto di categoria. Guardandosi dietro gli uomini di Caserta hanno più di un rimpianto, al pari del Napoli di Spalletti, per aver perso punto specialmente in casa contro squadre come Ascoli e Frosinone. A ciò si aggiunge che la vittoria contro il Pisa è uno dei pochi scontri diretti vinti dal tecnico calabrese contro le prime della classe. Troppo poco per ritrovarsi a lottare lassù col Lecce, ma abbastanza per cercare di passare sotto la porta della A, mentre si sta chiudendo, attraverso i playoff.
Ad avere la meglio, però, in un campionato di B, che ci ha abituato a colpi di scena sempre più spesso, alla fine sono sempre due caratteristiche: la costanza e la continuità. I sanniti erano certo sulla buona strada, e c’è più di un rammarico pensando agli scontri in cui si sono persi punti. C’è, però, poco tempo per rimuginarci su, c’è, invece, il tempo per pensare già a domani e alla trasferta di Pordenone – all’importante scontro Monza-Brescia, alla Cremonese che ospiterà proprio il Cosenza di Bisoli e al Lecce impegnato nella trasferta dell’Oreste Granillo. Dare un occhio alle altre è anche giusto, ma nella consapevolezza che il Benevento non potrà più fare passi falsi. La speranza della A si aggrappa, in qualunque caso, alla consapevolezza di una obiettivo: vincere le ultime quattro sperando, tra qualità e buona sorte, che il popolo del Sannio possa riabbracciare la massima serie, e che possa riabbracciarla anche il Vigorito uomo e presidente, che il calcio lo ha da sempre condito con l’unico elemento necessario alle grandi imprese, la passione.
