“Se la Salernitana si salva, vado a piedi dal Papa!”.
Quando il 15 febbraio Davide Nicola venne annunciato come nuovo allenatore della Salernitana, in sostituzione di Stefano Colantuono, furono queste le parole che accompagnarono la sua presentazione nel club granata. Un patto con se stesso, una promessa ricolma di grinta e speranza del mister piemontese, il quale ha raccolto la Salernitana ultima in classifica e, in tre mesi, è stato in grado di impiantare in tutto il ggruppouna mentalità vincente, che ha permesso ai granata di raggiungere la salvezza alla 38° nonché ultima giornata di campionato.
Ma rimettiamo gli orologi indietro di qualche anno.
Davide Nicola nasce a Luserna San Giovanni, paese in provincia di Torino, il 5 marzo 1973. La sua carriera da difensore non è delle più fruttuose, considerando che in Serie A disputerà appena quindici gare nella stagione 2004/2005, quando vestiva la maglia bianconera del Siena. Molto più affascinante ed avvincente è invece la sua carriera da allenatore, che prende il via nel 2010, con il Lumezzane, squadra con la quale aveva appeso gli scarpini al chiodo.
Dopo due anni sulla panchina dei valgobbini, con i quali era andato vicinissimo al giocare i play-off per la Lega Pro, riceve la chiamata dal presidente del Livorno Aldo Spinelli, che gli propone la guida tecnica del club toscano in Serie B. L’offerta è allettante, anche se il clima in casa Livorno non è proprio idilliaco: se infatti sono varie le problematiche dal punto di vista dei risultati (i labronici nella stagione precedente avevano evitato i play-out solo all’ultima di campionato), la dipartita di Piermario Morosini, deceduto durante il match contro il Pescara a soli ventisei anni a causa di un malore, è ancora presente ed assillante nella testa di giocatori e tifosi. Nonostante questi fattori, il primo anno è da incorniciare, dal momento che gli amaranto concludono il campionato al terzo posto e, dopo aver sconfitto Brescia ed Empoli ai play-off, accedono in massima serie, dedicando questo successo al loro compagno di squadra scomparso prematuramente un anno prima.
Il ritorno in Serie A dopo tre anni di assenza si rivela però insoddisfacente, con il Livorno che a gennaio si trova in ultima posizione con tredici punti totalizzati. Nicola dunque verrà sostituito da Attilio Perotti, il quale verrà poi rimpiazzato da Di Carlo. Ma in entrambi i casi la situazione del club toscano non migliora, con Spinelli che decide di richiamare il tecnico torinese per le ultime quattro giornate, ma ormai è troppo tardi e, dopo solo un anno, il Livorno ritorna in cadetteria con venticinque punti in trentotto gare.
Nella stagione 2015/2016 lascia la Toscana e viene prelevato dal Bari al posto del lombardo Devis Mangia: un Nicola al San Nicola.
Soltanto cinquantaquattro punti per i galletti, che non vanno oltre il decimo posto, mancando di cinque punti un posizionamento ai play-off. L’anno dopo il tecnico viene riconfermato, almeno per la prima metà del campionato, che vedrà i pugliesi andare vicini al record di punti realizzati in un singolo girone d’andata, ovvero trentacinque, due in meno rispetto ai trentasette conquistati da Antonio Conte nell’annata 2008/2009.
Segue poi un periodo in cui l’ex difensore di Genoa e Siena non sarà alla guida di nessun club. La quiete prima della tempesta: infatti, dopo sei mesi senza panchina, Nicola viene nominato nuovo tecnico del Crotone in Serie A, subentrando ad Ivan Juric. Nove punti in diciannove partite per i calabresi, che sembrano ormai destinati alla retrocessione. Ma nel girone di ritorno qualcosa cambia: alla 30° giornata arriva il successo al Bentegodi contro il Chievo, seguito dal trionfo all’Ezio Scida contro l’Inter di Pioli. In sette giornate gli squali conquisteranno diciassette punti, arrivando a quota trentuno. Alla penultima c’è la Juventus, che infrange la serie di risultati utili consecutivi dagli squali battendoli per 3-0 e alzando al cielo la coppa del trentatreesimo scudetto. Ad una giornata dalla fine, il Crotone è fuori dalla zona salvezza con un punto in meno rispetto all’Empoli. Sembra ormai finita, poiché la 38° giornata vede gli uomini di Nicola impegnati allo Scida contro la Lazio di Inzaghi, in lotta per il quarto posto, e gli azzurri di Martusciello contro il Palermo, già retrocesso, al Barbera.
“Se il Crotone si salva torno in bici da Crotone a Torino”.
Il mister piemontese aveva pronunciato questa frase prima della gara contro l’Inter, vista più come una battuta sarcastica che come un impegno da mantenere. Eppure, trainati da una tifoseria incandescente, il Crotone riesce a sconfiggere i biancocelesti per 3-1, mentre l’Empoli cade per 2-1 a Palermo con i goal di Nestorovski ed Henrique. Al fischio dell’arbitro la gioia è incontenibile, il pubblico è in visibilio. Un membro dello staff mostra alla telecamera un foglio con su scritto “Scusateci se siamo rimasti in Serie A“, mentre il “povero” Nicola si vede costretto a mantenere fede al proprio patto, compiendo un viaggio di circa 1300 km in bici dalla provincia calabrese fino a casa sua.
Nonostante questo miracolo sportivo, l’esperienza dell’allenatore sulla panchina dei rossoblù non ha lunga durata, poiché dopo una serie di risultati negativi viene esonerato prima del termine del girone d’andata per far spazio a Zenga.
Nella stagione 2018/2019, Nicola avrà una breve esperienza con l’Udinese, allo sbando dopo le prime tredici partite sotto la guida di Velazquez. Tuttavia, neanche il mister appena arrivato sarà in grado di infondere nella squadra il giusto spirito e, dopo la 28° giornata, condita dalla sconfitta per 4-2 contro il Napoli al San Paolo, lascia il posto a Tudor, con il quale i i friulani termineranno la stagione in dodicesima posizione.
Successivamente ritornerà a Genoa, con cui era iniziato il suo percorso da calciatore professionista. Ancora una volta, la compagine che si trova a dover gestire è il fanalino di coda del campionato. Ma, come avvenuto a Crotone, “The Savior One” riesce a dare un’identità alla formazione ligure, che risalirà le posizioni e raggiungerà il suo obiettivo ancora una volta alla 38° stagionale, battendo per 3-0 il Verona e spedendo il Lecce in cadetteria.
Un’altra, ennesima impresa di Nicola sarà quella poi col Torino nel 2021: dopo il disastro compiuto da Marco Giampaolo, i granata sono terzultimi, con tredici punti totalizzati in diciotto giornate. Ma, in seguito all’esonero dell’allenatore nato a Bellinzona, il Torino di Nicola prende coraggio e, anche con qualche inaspettata rimonta contro Benevento e Atalanta, racimola punti. Quando ormai la situazione sembra essersi ristabilizzata, arrivano però due sconfitte pesantissime contro Milan e Spezia, con i piemontesi che subiscono in totale undici reti, siglandone soltanto una. Tuttavia, nel recupero della 28° giornata contro la Lazio, con la complicità di un rigore fallito da Immobile e con una prestazione super di Sirigu, il Torino riesce a salvarsi con una giornata di anticipo. Ancora una volta, mister Nicola festeggia la salvezza di fronte ai biancocelesti di Inzaghi.
Ancora una volta, il traguardo raggiunto non è sufficiente per convincere la società a riconfermarlo.
Ed infine, arriva quella che alcuni media e opinionisti hanno definito la sua “impresa più grande”.
La Salernitana, alla sua terza presenza in Serie A, dopo aver raggiunto la promozione sotto la guida di Castori, spera di agguantare un risultato mai raggiunto prima: disputare la massima serie per due anni di fila. Ma la partenza è fiacca e, dopo otto match, con quattro punti in tasca, l’allenatore marchigiano viene scaricato al posto di Colantuono. Con il tecnico ex Atalanta e Palermo arriva il primo successo esterno della stagione, ovvero i tre punti ottenuti al Penzo contro il Venezia. Ma sarà una tantum, poiché dopo quel trionfo giungeranno sette batoste in otto gare, con una sola rete messa a segno e venti subite.
La situazione è catastrofica, poiché ai vari deficit della squadra si aggiungono problemi legati alla società, i quali rischiano di diventare motivo per escludere la Salernitana dal campionato, senza poi dimenticare gli infortuni di uomini chiave e la presenza di positività al Covid nel gruppo. Al momento dell’esonero di Colantuono, con tredici punti in ventuno partite, le chance di salvezza per i campani sono del 7%. Un misero ed insignificante 7%.
Ma poi l’arrivo di Iervolino e Sabatini, gli acquisti di Ederson, Bohinen, Fazio, Verdi e Radovanovic.
Il 2-2 contro il Milan capolista, le tre vittorie consecutive contro Samp, Udinese e Fiorentina, i quattro punti nei due scontri diretti con Venezia e Cagliari.
I miracoli di Sepe, le sponde di Djuric, le semirovesciate di Bonazzoli, le chiusure di Gyomber, le galoppate di Mazzocchi.
E, soprattutto, l’incredibile supporto dei tifosi, i quali neanche nei momenti più bui hanno abbandonati i loro beniamini.
Nicola ha impresso nei suoi ragazzi la sua filosofia, “sempre al massimo“, trasformando quel 7% in 100% dopo il pareggio del Cagliari a Venezia, che è valso una storica salvezza per il club granata
“Nuntio vobis gaudium magnum“, che in latino significa “vi annuncio una grande gioia”, è la formula con cui viene eletto un nuovo Papa oppure, usata in maniera scherzosa, con cui si vuole comunicare una lieta notizia. Per Davide Nicola, il “gaudium magnum” è che adesso, dopo essere riuscito in un qualcosa di impronosticabile, potrà compiere il suo pellegrinaggio verso il Vaticano.
Un incontro tra due figure che, seppure in contesti totalmente differenti, di miracoli ne sanno qualcosa.
fonte foto: sito ufficiale U.S. Salernitana 1919
