Pagellone Napoli 2021/2022: i voti di mister Spalletti, centrocampisti e attaccanti

Giugno è come sempre tempo di prime operazioni di calciomercato, ma è anche un mese in cui tirare le somme su quanto accaduto nell’ultima stagione in modo da proiettarsi al futuro di conseguenza. Rieccoci dunque con il pagellone dedicato alla rosa del Napoli targato 2021/2022. Dopo la prima parte basata su un’analisi del rendimento di portieri e difensori, ci accingiamo a stilare la seconda parte incentrata su centrocampisti, attaccanti e mister Spalletti.

Centrocampisti

Fabian Ruiz 7 – Spalletti ha affidato allo spagnolo un ruolo chiave nel proprio scacchiere tattico e l’ex Betis, soprattutto nella prima parte di stagione, è riuscito a mettere pienamente in atto il suo diffuso bagaglio tecnico, mostrando anche una completezza ed un intelligenza tattica che nelle precedenti stagioni non aveva particolarmente palesato. Le qualità del numero 8 azzurro non sono mai state in discussione, ma il rendimento dell’ultima annata è stato decisamente il migliore dal suo arrivo in Italia ed ha segnato la sua definitiva consacrazione come uno dei migliori centrocampisti della Serie A. Inoltre ha saputo usufruire al meglio di ciò che per lui è sempre stato un marchio di fabbrica, ovvero il tiro da fuori area con il suo magico sinistro. Il classe 1996 ha messo a segno sette reti in campionato, di cui cinque tramite delle conclusioni chirurgiche da fuori. Fino ad inizio dicembre ha dato vita ad una straordinaria continuità di prestazioni, risultando molto prezioso anche in fase di impostazione e interdizione. Poi la pubalgia l’ha tenuto lontano dai campi di gioco per un mese e mezzo, un problema che gli ha continuato a creare grossi fastidi per l’intera seconda metà di stagione e di cui ancora non riesce a liberarsi completamente. 

Anguissa 7.5 – L’impatto del centrocampista camerunense è stato davvero devastante e sin dalle prime apparizioni ha stupito tutti a suon di prestazioni di grande qualità e sostanza. L’ex Fulham si è rivelato un centrocampista di straordinaria duttilità, che ad una straripante fisicità e abilità nei contrasti abbina un’ottima tecnica individuale e delle capacità eccelse nel recupero e nella gestione della palla. Gli è bastato pochissimo per integrarsi al meglio nei meccanismi e diventare un punto cardine del centrocampo azzurro. In campo fa tutto ciò che può, infatti lo stesso Spalletti ha elogiato la sua grande completezza, il suo spirito di sacrificio e sottolineato quanto il suo apporto faccia la differenza. L’emergenza infortuni che ha falcidiato il Napoli a partire dal match di San Siro contro l’Inter di fine novembre, ha visto proprio in Anguissa ed Osimhen le prime vittime. Il numero 99 è poi rientrato in occasione delle gare con Milan e Spezia, ovvero le due che hanno preceduto la sosta natalizia, prima di partire per la Coppa d’Africa. Dopo il primo stop ha ritrovato la brillantezza della prima metà di stagione soltanto nelle battute finali. La sua annata ha dunque diverse sembianze con quella di Koulibaly: primi mesi di rendimento top e poi una fase di appannamento dovuta a una condizione non ottimale in seguito ad infortunio e Coppa d’Africa. Frank, al definitivo rientro nel mese di febbraio, ha dovuto fare i conti per il posto da titolare con un’altra grande rivelazione, vale a dire Stanislav Lobotka. Nonostante il calo causato dagli intralci di cui sopra, resta il fatto che Anguissa si è dimostrato un elemento di assoluto spessore. Il riscatto a 15 milioni di euro consiste in un vero e proprio affare.

Lobotka 8.5 – Semplicemente maestoso: un direttore d’orchestra capace di comandare il centrocampo disegnando geometrie. Durante la scorsa stagione 2020/2021 lo slovacco è stato utilizzato con il contagocce da Gattuso e balzava all’occhio il suo essere in evidente sovrappeso, ma in questa stagione ha vissuto una vera e propria rinascita. Spalletti ha puntato fortemente su di lui e i progressi sono stati notevoli sin dall’inizio del ritiro precampionato in quel di Dimaro-Folgarida, dopo che il centrocampista si era sottoposto ad una dieta programmatagli dallo staff del dottor Canonico, tramite la quale ha perso circa 6 kg. Ad inizio stagione un infortunio rimediato con la sua nazionale l’aveva nuovamente fermato, ma al momento del bisogno si è fatto trovare prontissimo fino a diventare imprescindibile per mister Spalletti. Infatti l’ex Celta Vigo, gara dopo gara, si è affermato come il fulcro della mediana azzurra, rivelandosi determinante nell’impostazione del gioco e molto abile anche nel proteggere e recuperare la palla, dettare i tempi, mandare a vuoto il pressing avversario e agire da collante con gli altri reparti. Il suo rendimento è stato straordinario e probabilmente il più continuo dell’intera rosa, nonostante i problemi fisici che l’hanno costretto a fermarsi più volte.

Demme 6 – Pensando alle premesse della scorsa estate, il centrocampista tedesco ha trovato davvero pochissimo spazio nell’arco della stagione. L’ex Lipsia era stato per diverso tempo l’equilibratore del Napoli di Gattuso, risultando una pedina fondamentale per il tecnico calabrese. Motivo per cui si pensava potesse essere l’uomo a cui Spalletti avrebbe affidato le chiavi del centrocampo. Ma l’infortunio al ginocchio rimediato nell’amichevole contro la Pro Vercelli, i conseguenti due mesi di stop e le esplosioni di Anguissa e Lobotka hanno cambiato il suo destino. Tuttavia, quando nel periodo in cui l’infermeria era piena è stato chiamato in causa, ha risposto presente fornendo, come al suo solito, un prezioso apporto. Parliamo di un elemento valido, tatticamente molto affidabile e che nell’organico può essere indubbiamente utile, ma c’è la sensazione che lo si possa lasciar partire per assecondare la volontà di Spalletti di aggiungere al reparto un profilo di maggiore fisicità.

Elmas 6.5 – Nel corso di quest’ultima stagione ha manifestato la propria duttilità adattandosi in svariati ruoli: ala, mezz’ala, mediano, trequartista. Per Spalletti è risultato un prezioso jolly, una sorta di tappabuchi per far fronte alle tante assenze, in primis di Insigne, Politano, Lozano e Ounas, di cui il tecnico, a partire da dicembre, ha dovuto più volte fare a meno. Da non dimenticare il gol pesantissimo che è valso il successo contro il Milan a San Siro, oltre alla doppietta rifilata al Leicester nella sfida decisiva per il superamento della fase a gironi di Europa League. Il ruolo che l’ex Fenerbahce ha ricoperto con maggiore frequenza è stato proprio quello di esterno d’attacco, agendo su entrambi i versanti in base alle necessità, ma mostrandosi più a suo agio sull’out di sinistra. La posizione che gli si addice maggiormente però, potrebbe rivelarsi proprio quella di trequartista alle spalle della punta. Sotto la guida Spalletti sono stati evidenti i progressi del macedone, che nelle precedenti stagioni tendeva ad apparire come un diamante grezzo che faticava a trovare una collocazione adatta. Parliamo di un calciatore che, continuando a crescere sotto il profilo della disciplina tattica e trovando maggiore continuità di prestazioni, ha tutte le potenzialità per affermarsi a livelli importanti. Dunque per Eljif la strada per la definitiva consacrazione è ben tracciata e i margini di miglioramento sono ampi.

Zielinski 5 – E’ piuttosto evidente come il polacco abbia compiuto un brusco passo indietro rispetto alla stagione 2020/2021, che sembrava aver segnato per lui il raggiungimento della definitiva consacrazione e maturità calcistica. Questa sarebbe dovuta essere l’annata delle conferme, ma il suo trend è stato molto al di sotto delle aspettative e in definitiva si è rivelato addirittura il peggiore delle sei stagioni trascorse all’ombra del Vesuvio. In diverse partite è parso totalmente inoperoso e con poco mordente, senza dare alcun segnale di una sua reale presenza in campo. Il limite storico del numero 20 azzurro è la discontinuità nelle prestazioni, ma, a malincuore, va ammesso che nel corso dell’ultima stagione è stato continuo in negativo. Piotr è un calciatore dotato di mezzi tecnici sopraffini e con nelle proprie corde colpi fenomenali, ma purtroppo il suo potenziale è ormai destinato a restare in buona parte inespresso.

Attaccanti

Lozano 5 – Deludente anche il bilancio stagionale del messicano, che, tolte rare eccezioni come la doppietta a Bologna, ha condotto un’annata decisamente sottotono. Da un calciatore per cui sono stati investiti ben 40 milioni di euro è lecito aspettarsi tutt’altro, ma il suo apporto alla causa è stato quasi nullo. L’ex Psv è parso più volte inconsistente, evidenziando limiti fisici, tecnici e senza mai riuscire a trovare lo spunto decisivo. In queste tre stagioni a Napoli è riuscito ad incidere come dovrebbe soltanto nella prima metà del suo secondo anno di permanenza. Per il resto Hirving Lozano, in rapporto qualità-prezzo, si è ad ora rivelato un vero e proprio flop.

Politano 6 – Anche lui emblema dell’involuzione accusata dagli esterni offensivi rispetto alla stagione precedente. Dopo gli undici gol tra campionato e coppe della stagione 2020/2021, in quest’ultima le reti sono state soltanto cinque. Tuttavia il suo trend, costellato da alti e bassi, è nel complesso sufficiente. In confronto a Lozano è risultato certamente più prezioso ed incisivo, non a caso Spalletti l’ha preferito al messicano un buon numero di volte. Da apprezzare il suo sacrificio in fase difensiva. I numeri non esaltanti degli esterni dal punto di vista realizzativo possono spiegarsi anche con il lavoro in ripiegamento che mister Luciano chiede a quest’ultimi, i quali sono conseguentemente portati ad agire più lontani dalla porta.

Insigne 6.5 – Tra i vari problemi fisici e le questioni extra-campo che hanno inevitabilmente inciso, Lorenzo non ha certamente vissuto la sua miglior annata per rendimento. Dopo la stagione sontuosa con Gattuso in panchina, che l’ha visto segnare ben 19 gol e fornire 14 assist, quest’anno, delle 11 reti messe a segno in campionato soltanto due sono arrivate su azione. Tuttavia, come d’altronde sempre in questi dieci anni, l’abnegazione non è mancata, neanche nei momenti di maggiore difficoltà. Anche nel suo caso c’è da segnalare il costante spirito di sacrificio in ripiegamento, oltre ai nove assist. Non bisogna far altro che ringraziare un figlio di questa città che ha amato, onorato e dato l’anima per la maglia azzurra, entrando di diritto nella storia del club. E’ diventato capitano, ha raggiunto quota 433 presenze, fornito quasi 100 assist, vinto 3 trofei ed è arrivato ad essere il secondo miglior marcatore della storia del club con la bellezza di 122 gol segnati. Non sappiamo quando e se rivedremo un napoletano, così come un calciatore di una qualsiasi origine, poter vantare numeri di tale spessore in maglia azzurra. Quest’ultimo è un fattore attualmente trascurato da alcuni e che con ogni probabilità balzerà all’occhio quando effettivamente ci si renderà conto della sua assenza.

Ounas 5.5 – Dopo l’ottima esperienza in prestito al Crotone e i segnali incoraggianti nel corso del precampionato, attorno all’algerino si erano create ottime aspettative. Nelle prime gare gli è stato concesso spazio a gara in corso, ma in seguito, anche a causa dei frequenti stop per infortunio, è stato man mano relegato ai margini della rosa. Spalletti ha di fatto promosso Elmas a quarto esterno offensivo, dunque l’ex Bordeaux ha visto poco il campo anche quando era a disposizione. Calciatore dotato di esplosività ed ottima tecnica individuale, ma spesso un po’ confusionario ed eccessivamente solista. Per lui due gol contro Legia Varsavia e Leicester in Europa League e poi, tolti un paio di buoni ingressi nella ripresa, nulla di particolarmente rilevante.

Mertens 8 – Nonostante una stagione in cui ha dovuto convivere con l’utilizzo ridotto e con una totale assenza di segnali da parte della società in merito al rinnovo di contratto, Ciro non ha fatto una piega e ha sempre manifestato il suo essere concentrato anima e corpo per la causa. Gli è stato concesso lo spazio che meritava soltanto nell’ultimo mese, ma quando è stato chiamato in causa ha sempre fatto la differenza con le sue capacità innate di rendersi decisivo negli ultimi 20 metri. E’ sempre stato pronto a prendersi la squadra sulle spalle e a dare la scossa emotiva e tecnica, conferendo qualità, inventiva e imprevedibilità all’offensiva. Il folletto belga ha realizzato tredici gol stagionali nonostante gli appena 1736 minuti giocati. C’è un dato emblematico anche riguardo alle poche occasioni in cui il miglior marcatore della storia del club ha agito da sottopunta alle spalle del 9, infatti, con entrambi in campo, il Napoli ha messo a segno quattordici gol in meno di 500′. Lo stesso Osimhen, in diverse gare poco supportato dal resto della squadra, ha visibilmente tratto beneficio dalla presenza del 14. Con Mertens ad agire tra le linee, il centravanti nigeriano ha goduto indubbiamente di maggiore supporto e quantità di palloni giocabili, che provenienti dal piede fatato di Dries consistono, ovviamente, in oro colato. La sua permanenza sembra purtroppo fortemente in bilico e la speranza è che infine le parti riescano a trovare la soluzione per venirsi incontro. In una squadra che nei momenti di maggiore pressione ha spesso palesato delle evidenti carenze di personalità, la presenza di uomini spogliatoio come Dries Mertens, dotati di esperienza e di leadership tecnica e carismatica, deve essere una priorità.

Osimhen 8 – Ad inizio stagione si è espresso su livelli devastanti esaltando a pieno le proprie doti atletiche. Il suo attacco alla profondità, condito da una straripante forza fisica e da scatti fulminei, si è rivelato arma letale. Poi l’incidente di San Siro ha sancito uno stop di due mesi che è pesato come un macigno. Il tempo impiegato per tornare in condizione dopo il rientro non è stato molto, come dimostrato dai 6 gol in 7 gare: dal rientro da titolare a Venezia fino alla doppietta rifilata all’Udinese. La sua importanza è ampiamente certificata dai numeri, infatti in campionato vanta 14 gol e 5 assist in 27 presenze. Con in campo il nigeriano, il Napoli ha collezionato ben 18 vittorie, per il resto 5 pari e 4 sconfitte. Può certamente migliorare sotto il profilo tecnico, ma la sua energia, esplosività e la capacità di sovrastare i difensori avversari lo rendono un vero trascinatore. Il numero 9 azzurro inoltre, ha palesato nel colpo di testa un’altra propria specialità. Davvero un gran peccato che Spalletti abbia deciso soltanto nel finale di optare con frequenza per la soluzione Mertens-Osimhen insieme. Come suddetto, i due hanno mostrato grande intesa tra di loro, alzando notevolmente l’indice di pericolosità dell’attacco. I primi due anni in azzurro di Victor sono stati caratterizzati da intralci di vario tipo che, pur non precludendogli il raggiungimento della doppia cifra, gli hanno impedito di mostrarsi a pieno e di incidere quanto avrebbe potuto e voluto. Victor, a meno di offerte irrinunciabili, resterà e dunque la speranza è di poterlo vedere all’opera in una stagione non condizionata da infortuni.

Petagna 6 – E’ riuscito a ritagliarsi maggiore spazio soltanto durante il periodo di assenza di Osimhen. Parliamo di un attaccante non dotato di grandi mezzi e spesso poco efficace in fase realizzativa, ma che sicuramente va apprezzato per la dedizione, il sacrificio e le ottime capacità nello svolgimento del cosiddetto “lavoro sporco”. In campo è molto bravo nel far salire la squadra, proteggere palla e fare a sportellate con i difensori avversari: un lavoro spesso tendente a passare in secondo piano, ma che in realtà in un certo tipo di gare risulta molto prezioso. Da non dimenticare il gol pesantissimo alla seconda di campionato in Genoa-Napoli, che regalò ai partenopei un successo in extremis che diede fiducia e autostima. Dunque possiamo dire che anche in questa stagione il ruolo di terzo attaccante l’ha svolto con sufficienza.

Allenatore

Spalletti 7 – Il gran filotto iniziale porta la firma del mister, che ha avuto il merito di risollevare psicologicamente lo spogliatoio dopo il nefasto Napoli-Verona e di dare alla squadra un’identità ben precisa nel giro di poco tempo. Era evidente come l’operato del tecnico stesse producendo grossi benefici, sia sul collettivo che sui singoli. Un altro merito che gli va riconosciuto, infatti, è l’essere riuscito a valorizzare al meglio elementi che si pensava sarebbero stati soltanto dei comprimari e che invece si sono ritagliati il loro spazio fornendo un contributo determinante, ovvero Rrahmani, Juan Jesus e Lobotka su tutti, ma anche lo stesso Elmas. L’allenatore toscano inoltre, ha saputo gestire egregiamente i due mesi in cui è stato costretto a fare di necessità virtù, dovendo fare i conti con una rosa decimata da infortuni a catena. Va sottolineato come, a partire da Inter-Napoli di fine novembre, Spalletti abbia dovuto far fronte ad assenze di gran rilievo praticamente per l’intera stagione, infatti l’infermeria è rimasta vuota soltanto in occasione delle ultime quattro gare. Il suo lavoro lo si può definire straordinario fino alla metà di febbraio. Ma successivamente la gestione di alcune gare, soprattutto quelle in casa, è parsa alquanto discutibile, da un punto di vista sia di scelte, iniziali e a gara in corso, che di atteggiamento tattico. Proprio sul più bello gli azzurri sono parsi i lontani parenti della squadra che sino a qualche mese prima godeva di un’identità tattica ben collaudata, facendo leva su un gioco corale di primissima qualità e una difesa quasi impenetrabile. L’impressione era che il tecnico fosse riuscito a far definitivamente maturare il gruppo sotto il profilo della personalità e convinzione nei propri mezzi, ma all’appuntamento con la storia sono nuovamente emerse delle carenze evidenti da questo punto di vista. Le prove opache con Fiorentina, Roma ed Empoli sono state l’emblema della pesante involuzione, tecnico-tattica e psico-fisica, accusata nel clou della lotta scudetto. Poi c’è stato il cambio di rotta nelle quattro giornate finali, che per intensità, autorevolezza e trame di gioco hanno ricordato molto le prestazioni della prima metà del girone d’andata: constatazione di una compagine capace di rendersi devastante e di divertirsi se è con la mente sgombra, ma allo stesso tempo tendente a sciogliersi come neve al sole quando è sottoposta a determinate pressioni. In effetti non è un caso che il Napoli abbia espresso al meglio il proprio potenziale nella parte iniziale della stagione, ovvero in una fase in cui non avvertiva il peso di dover competere per il titolo. Il sogno tricolore era decisamente alla portata e la sensazione è davvero quella di aver perso l’occasione della vita. Tuttavia, per i meriti sopra citati e l’obiettivo Champions raggiunto in scioltezza, la valutazione di Luciano Spalletti va oltre la sufficienza.