Pillole di Calcio – Mancini si affida alla giovane Italia per ripartire. In serie A lasciano Sabatini e Andreazzoli. Il punto

Forse ci sconvolge ancora ricordare che la nazionale italiana non prenderà parte al secondo mondiale consecutivo. Il labile movimento azzurro – con un umore tendente al blu scuro piuttosto che al celeste – soffre, evidentemente, di “coazione a ripetere”, vale a dire di un inconscio bisogno a rivivere esperienze dolorose del passato. In pratica, per molti: siamo ancora a Palermo, la partita contro la Macedonia del Nord è bloccata sullo zero a zero. Trajkovski ancora non ci ha eliminato con il suo tiro letale da fuori area, siam una rappresentativa d’avanguardia che tutela il patrimonio calcistico del Paese e guai a non amplificare ogni minuzia come ad esempio l’esordio di un 2003. Va tutto bene.

Invece abbiamo perso tutti, di nuovo. Ce lo ha detto il buon Trajkovski, lo ha ribadito il suo commissario tecnico con toni anche poco cavallereschi e, come se non bastasse, lo scorso mercoledì, ce lo ha detto anche Leo Messi nello stadio in cui ci eravamo illusi che qualcosa fosse davvero cambiato. A onor del vero, a Mancini pare essere scattato un clic. Il nostro CT, infatti, ritiene che i tempi possano essere maturi per un nuovo ricambio generazionale in rosa (dopo soli quattro anni?!), e pertanto ha trasformato Coverciano in un terreno di esperimenti, convocando sempre più giovani, che spesso hanno l’opportunità di esordire in nazionale maggiore, Il tour dell’Italia, tra Finalissime perse contro i cugini d’oltreoceano dell’Argentina e gare di Nations League, sta avvenendo in un clima ben diverso da quello che ha accompagnato la squadra appena dodici mesi fa. Al commiato dei veterani di mercoledì sera è seguito un “benvenuto” alle nuove leve a cui abbiamo assistito in occasione di Italia-Germania dello scorso sabato. Il risultato è stato 1 a 1, con la giovane Italia che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo fornendo una prestazione soddisfacente e che lascia ben sperare dal momento che gli interpreti sono stati quasi tutti degli esordienti. Il volto della serata del Dall’Ara di Bologna è, senza dubbio, quello di un ragazzo di Verbania cresciuto nelle giovanili dell’Inter, emigrato calcisticamente in Svizzera per giocare con continuità e con spiccate doti nelle materie classiche come il latino, una cosa che non guasta mai. Si tratta di Wilfred Gnonto, a cui sono bastati sei minuti per servire l’assist vincente per Pellegrini e accendere una partita di cui l’Italia aveva saputo prendere autorevolmente il controllo. Le prossime partite – a cominciare da stasera contro l’Ungheria – ci diranno se quella di sabato è stata una prestazione figlia di adrenalina e voglia di impressionare di Gnonto e compagni al loro debutto, oppure se siamo davanti ad uno scenario, quantomeno, interessante. Quel che è certo è che viviamo ancora in un momento di grande incertezza, non foss’altro perché il lavoro di scouting interno di Mancini non ha mai trovato, e mai troverà (ma non mettiamo limiti alla Provvidenza) la giusta eco nei club, e una risposta altrettanto coraggiosa in fatto di “norme a tutela di..” da parte della Federazione. Lo stesso CT, al termine di questa finestra azzurra, è chiamato a chiarire una volta per tutte la sua posizione sulla permanenza alla guida tecnica. Piede di guerra fredda verso l’intero movimento oppure perseveranza nel predicare “da solo” nel deserto? È probabile che le sue scelte in fatto di campo facciano propendere per la seconda opzione.

Sta assumendo sempre di più i contorni di una guerra fredda, invece, quella tra Walter Sabatini e il presidente della Salernitana Danilo Iervolino, in un ambiente dove la magia dell’impresa sportiva dei Granata non si è ancora estinta. Neanche, però, il tempo di essere accolti dal Santo Padre che i Salernitani e il mister Davide Nicola – che ha sposato il progetto Iervolino per la prossima stagione – hanno dovuto dire addio al loro direttore sportivo, sollevato dall’incarico a causa di alcune divergenze sportive con il patron di Palma Campania. In questa fase è proprio la stampa il principale veicolo di un agone dialettico in stile Antica Grecia, dove gli attori in questione non se le mandano a dire. E pensare che tutto era cominciato dalla volontà comune di preservare i calciatori migliori, tutelando il club, eventuale venditore, e il valore crescente dei ragazzi stessi. Quando c’è di mezzo il dio denaro, però, tutto cammina su un filo sottilissimo. Quello tra Iervolino e Sabatini, che sei mesi fa si sceglievano a vicenda per salvare, in tutti i sensi, la Salernitana, si è spezzato irreversibilmente in questi giorni, a causa di ingenti procure da pagare agli agenti del parco calciatori che Sabatini ha portato all’Arechi, e non solo. La goccia che ha fatto traboccare il vaso coinvolge un calciatore presente in rosa sin dall’inizio della scorsa stagione, ovvero Lassana Coulibaly, con il quale agente – stando alle parole che il presidente ha rilasciato ieri alla Gazzetta dello Sport – Sabatini avrebbe preso accordi da un milione di euro affinché non fossero accettate le avances di altri club. Evidentemente troppo per l’imprenditore, nontanto per l’esborso in sé quanto per il “divario etico”. Sicuramente non è andata giù neanche la netta chiusura del dirigente ex Roma ed Inter su un approdo di Cavani a Salerno, un sogno che Iervolino vuole ancora coltivare, così come tutto il resto, all’insegna, però, di valori e strategie di manovra differenti.

Conflitti, inquietudini e cambi repentini di scenari. È successo più o meno questo anche ad Empoli, piazza altrettanto calda, con un carisma differente rispetto a quelle campane ma con un presidente a fare, ugualmente, la voce grosse. Stavolta, però, il bersaglio non è stato il direttore sportivo – per quanto la posizione del DS Pietro Accardi non sia solidissima bensì l’allenatore Aurelio Andreazzoli. Il tecnico di Massa ha costituito la redenzione calcistica più grande del presidente Corsi, forse l’unico del panorama calcistico di casa nostra che mai vedremo battersi il petto per avere commesso un errore. In quel caso l’errore era stato il doppio esonero dell’ex tecnico della Roma, avvenuto nella stagione 2018/2019. Ma Empoli è una piazza sana, la famiglia empolese dei Corsi vive e veicola un calcio sani ed è così che un’anima affine a tale cosmo come quella di Andreazzoli, ci tornerebbe altre cento volte, mettendo da parte anche le futili questioni di orgoglio. Questo non vuol dire, tuttavia, abbracciare in maniera acritica ogni scelta fatta, o assecondata, dalla proprietà. Nella fattispecie, la scelta non condivisa dal mister è stata quella di utilizzare l’Empoli come una “cavia” per esperimenti vari, come dare via calciatori funzionali e rodati come Samuele Ricci e inserirne dei nuovi. Alla luce di un mercato invernale di indebolimento, il tecnico ha dovuto reinventarsi posizioni e calciatori, tra i quali Asslani, a cui è stato dato il tempo di sostituire al meglio il parente Ricci. Era stato, dunque, messo in preventivo un periodo di involuzione nei risultati, di una squadra, ricordiamolo, che solo leggendo i nomi, avrebbe dovuto chiudere diciannovesima/ventesima. A maggio, invece, l’Empoli di Andreazzoli ha concluso la sua stagione con un quattordicesimo posto con 41 punti e ub quarto di finale di Coppa Italia sfiorato nei minuti di recupero e poi perso contro l’Inter, poi vincitrice del torneo. Probabilmente il tecnico sessantottenne avrà chiesto alla dirigenza dopo averlo fatto a gran voce nel post-gara dell’ultima uscita in Serie A di provare a slanciarsi oltre i propri limiti, privandosi meno per non precludersi, anzitempo, piazzamenti più importanti e, perché no, quell’Europa che, sappiamo bene non essere una chimera, dopo averla raggiunta con Gigi Cagni nel campionato 2006/2007. La spiegazione di Fabrizio Corsi tuttavia non regge molto: i motivi dell’esonero della terza peggior difesa del campionato e della media punti più bassa rispetto all’andata non sono figli di un appiattimento del lavoro del tecnico, o meglio, se lo sono diventati, forse, è stato per un lavoro dei vertici poco gratificante e che ha contribuito ad indebolire la rosa. Un altro motivo citato è stato quella della perdita di smalto e convinzione dei calciatori. La verità è che una squadra che in tre settimane si traveste da “boia” del Napoli per lo scudetto e da “quasi boia” di Inter e Salernitana, dopo aver raggiunto la matematica salvezza, è tutto fuorché “non convinta”. Semmai si può dire che non è rassegnata a dover, ogni anno, partire arrendendosi ad un destino da “squadra cuscinetto” al quale pare averla abbandonata innanzitutto il suo primo tifoso.

Fonte foto: pagina ufficiale Twitter Nazionale Italiana