Nuovo Portici, stesse ambizioni: il marchio delle idee e un unico grande desiderio

Ci ha provato il Portici, ci ha provato la dirigenza a trattenere gran parte dell’ossatura della squadra che l’anno scorso ha espresso più di un buon calcio, malgrado mister Sarnataro fosse all’esordio in D. Ma il pericoloso mondo dei procuratori, secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, si sta estendendo a macchia d’olio anche nelle categorie inferiori, e per certe realtà diventa ancora più difficile riuscire a dare continuità a certi progetti. “Se il Napoli aspetta da anni lo scudetto, io aspetto da anni la serie C”. Queste le parole del patron Ragosta, parole al momento di un presidente che, sebbene la realtà non poco complicata di certi ambienti calcistici, non vuole smettere di sognare che un giorno “il Portici possa raggiungere il livello che ha già raggiunto la città, in uno stadio bellissimo – che sarà ancor più bello quando cominceranno i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo del San Ciro.

Lo scorso 6 gennaio, infatti, il primo cittadino, Vincenzo Cuomo, ha comunicato l’ammissione che il progetto di restyling dello stadio ha ottenuto in merito ai progetti di rigenerazione urbana grazie ai fondi stanziati dall’Unione Europea tramite l’attuazione per gli interventi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Una somma di circa 3 mln e 300mila euro che renderà Portici una vera e propria cittadella dello sport. Lo stesso Cuomo, nel corso della presentazione dello scorso martedì aveva dichiarato quanto sul finire dell’anno comincerò l’appalto per i lavori e, soprattutto, quanto negli anni d’oro del Napoli, Portici contava circa 10mila abbonati – il comune, ha precisato il sindaco, più che trovarsi vicino Napoli ne è quasi parte integrante.

Certo, ad un progetto di ristrutturazione così ambizioso, devono accostarti anche le ambizioni della società che, malgrado abbia rivoluzionato la squadra, sotto le direttive del nuovo ds Giuseppe Ammaturo, vuole continuare a dare continuità a quanto iniziato lo scorso anno. “L’anno scorso sono state gettate le basi – ha dichiarato poi Ragosta – ma quest’anno, già nel segno di un acquisto come Orlando, siamo pronti a muovere i primi passi verso la scalata al professionismo”. Parole forti, che si caricano si responsabilità, nei confronti delle quali soltanto il tempo potrà emettere sentenza. Ciò che conta, però, è la consapevolezza che gli investimenti economici facciano abbiano importanza soltanto in parte, e che tutto passi (come sempre) per le idee espresse sul terreno di gioco. Savio Sarnataro ha ancora una volta dimostrato, in piccolissima parte del progetto di crescita già contro la Palmese, di avere nella mente ben impresse le idee che vuole trasmettere alla propria squadra. Idee rilegate tanto all’importanza del collettivo, quanto all’esaltazione dei singoli, e per le quali l’allenatore porticese s’è detto – nel corso della presentazione della squadra – pronto ad affrontare un altro girone delicato come quello G.

È evidente che la serie C resti, almeno per ora, un grande sogno da perseguire con le proprie capacità di mescolare i giusti investimenti alla consapevolezza di un calcio che sia, sul terreno di gioco, innanzitutto espressione di idee precise, di una precisa filosofia tattica. Sarebbe certamente una delle più grandi gioie che questa città possa ricevere, vedere sotto la presidenza di Ragosta e Noia il Portici approdare nel professionismo. La strada è in salita, ed è inevitabile che mosse decise partano dalla dirigenza, che cercherà di tener fede alle proprie parole e di regalare, alla cittadina all’ombra del Vesuvio, la possibilità di ambire a più alte vette, magari tra le mura di un impianto rinato e dal nuovo aspetto. Per quanta amarezza possa esserci, per il mancato accordo tra le parti quanto a consolidamento della rosa dell’anno scorso, resta la certezza che questo Portici ha enormi potenzialità, pronte ad esprimersi nell’idea che calcio e divertimento siano sinonimi.

Il pari con la Palmese è l’inizio di una stagione che, come più volte sottolineato dal tecnico, non sarà certamente in discesa e l’ago della bilancia dovrà essere sempre la capacità di non abbattersi nei momenti delicati e quella di non esaltarsi troppo nelle vittorie. In poche parole, tenere i piedi per terra. L’obiettivo, infine, dev’essere semplicemente quello di tenere fede alle parole del gruppo Ultras Prima Linea: “Molti ci hanno messo l’anima, ma serve anche la cazzimma. Noi saremo sempre al vostro sostegno, ma dovete rispettare i sacrifici che facciamo. Quando entrate in campo ci sarà bisogno di forza, rappresentate il 1906, un vanto per la nostra città“. Sacrificio, dedizione, coraggio, consapevolezza di rappresentare colori di un’intera città e sudore sulla maglia. Queste le parole d’ordine del nuovo Portici. Ché per quanto nuovo, conserva le stesse ambizioni, le stesse idee e la voglia di lottare contro qualsiasi squadra del girone. E i presupposti, quelli non mancano…