Alessandro Costantini in esclusiva a Cnp: “Lavoro molto sulla mentalità, a certi livelli i dettagli fanno la differenza. Vi racconto la mia esperienza con l’ Este…”

Protagonista del numero dello scorso dicembre “Giovani talenti si raccontano”, Alessandro Costantini, giovane portiere classe 2003 è, attualmente, in forza all’AC Este nel Girone C di Serie D, ovvero in rampa di lancio in una categoria semi-professionistica, della quale ci ha parlato in questi termini:“Mi son trovato veramente bene in questi mesi. C’è molta tranquillità e serenità nello spogliatoio. Stiamo parlando di una categoria di semiprofessionisti. Contano i risultati e l’allenamento: quando il mister inizia a spiegare si sta zitti e si inizia a lavorare come è giusto che sia da tutte le parti. È bello perché il lavoro è costante e si vede nel percorso in campionato, dove, a parte l’ultimo risultato abbiamo fatto una serie molto positiva di risultati. Al momento siamo terzi in classifica e quando sono arrivato eravamo settimi/ottavi”.

Che dimensione calcistica hai trovato nell’affrontare questa stagione, sia per quanto riguarda la partita sia, soprattutto per il lavoro settimanale?

“Il mio inserimento è stato graduale: ho fatto amicizia con la maggior parte delle persone, soprattutto ragazzi della mia età e anche i più esperti. Sono tutte delle persone invidiabili con un certo passato. Sia in Serie C che in Serie D. È giusto avere serenità ma non troppo. Nel giorno della partita ci si inizia a preparare dalla mattina, con un’alimentazione sana. Poi ci ritroviamo tutti ma con serenità perché è calcio ed è giusto divertirsi. Ci deve essere, tuttavia, una tensione al giusto. Nella partita conta tutto: conta molto anche la tifoseria quanto, del resto, lo staff perché ci seguono, seppur in maniere diverse. Abbiamo anche un’ora libera prima della partita per rilassarci e mentalizzarci”

L’Este, al momento, occupa la terza posizione del Girone C del campionato di Serie D. Sentite di poter competere per arrivare fino in fondo nei play-off?

“Certo. Stiamo lottando per arrivare il più in alto possibile. La nostra rosa è molto buona ma in realtà la squadra fa tantissimo e compete con squadre come il Legnago, il Campodarsego che aveva vinto il campionato l’anno scorso ma per problematiche extracalcistiche non è potuto salire in C. Lo stesso Legnago ha un passato in C”.

Come stai vivendo la convivenza con i tuoi compagni di squadra e, in particolare, con i tuoi colleghi di reparto?

“Mi son trovato bene un po’ con tutti a partire da Thomas Agostini, l’altro portiere. Ho stretto un buonissimo rapporto sia con lui che con Petreto che è un ragazzo che viene dalla Juniores. In generale, il ragazzo con cui ho stretto più amicizia è Alessandro Murareto che è un 2002 molto promettente con cui ho molte cose in comune anche fuori dal campo. Lui è un terzino destro ma all’occorrenza gioca anche da terzo in una difesa a tre. In generale mi trovo molto bene nello spogliatoio perché c’è un clima molto bello, di amicizia”.

Quanto è importante, nel tuo percorso, questo anno vissuto anche da dodicesimo uomo ma ad acquisire i segreti e gli strumenti del mestiere?

“È fondamentale. Da Thomas io apprendo molto così come dal mister dei portieri Marchini, io ho la possibilità di imparare molte cose e già lo sto facendo, specie limitatamente alla connessione tra me e il pallone. A certe latitudini i dettagli fanno la differenza perché bisogna fare un salto di qualità, salire uno scalino e il modo migliore è giocarsela con competitività”.

In questi giorni si giocherà la Viareggio Cup, competizione in cui molte squadre mettono in mostra i loro giovani talenti. Secondo te quanto è importante dare fiducia a i ragazzi, per crescere come movimento?

“È importante che un giovane faccia esperienza e che la faccia in campo. Tuttavia, anche qui, la titolarità è importante ma per acquisirla ci vuole mentalità. Secondo me quella non sia allena, semmai si può sviluppare quella che già si ha, crescendo e facendo anche errori. Nel mio caso, non parando un eventuale rigore o qualsiasi altra cosa. Un giovane calciatore di una società, che magari è anche pagato ma che non gioca neanche una partita è demotivato. In generale, ci sono molti ragazzi che non giocano per tantissime stagioni e comunque continuano a perseverare facendosi vedere motivate perché convinti di poter stupire l’allenatore. La mentalità è al centro di tutto. Io stesso lavoro molto su questa componente, calandola nel caso particolare del calcio. Non credo nel destino: l’unica persona su cui sento di poter contare sono io stesso”.

Fonte foto: ufficio stampa AC Este