Grintoso, caparbio, testardo con tanta personalità e voglia di non arrendersi anche sul 2-0 inziale. Il primo Benevento di Pippo Inzaghi in serie A è un capolavoro. La vittoria maturata grazie alla rete di Letizia, dopo una sorprendente doppietta di Luca Caldirola, è stata la dimostrazione di una squadra che non si è mai arresa al punteggio di partenza, che non si è adagiata rimandando tutto alla gara successiva, che non c’è stata a fare la figura della neopromossa. Dimostreremo che contro il Benevento il vento è cambiato […] – aveva detto l’ex tecnico del Bologna in conferenza stampa. Detto fatto. La Samp di Ranieri sprofonda con la seconda sconfitta stagionale, mentre le Streghe sognano con la prima vittoria in A nell’anno del riscatto, con la volontà di cancellare la brutta esperienza di tre anni fa.
Com’è maturata la vittoria dei ragazzi di Inzaghi? Si è provato a dare un occhio più attento alla gara: tante le note positive, poche quelle stonate sulle quali, specie in serie A però, ci sarà non poco da lavorare. Siamo soltanto agli inizi, il mercato ancora deve chiudersi e il Benevento, nel complesso, lascia ben sperare.
Fase di possesso e costruzione. Lo avevamo anticipato già con la Reggina: il Benevento sceglie di costruire sempre dal basso. E’ sì una caratteristica positiva del calcio moderno e di un gioco propositivo, ma che al tempoo stesso si trascina dietro le relative conseguenze. E’ così che nasce il gol della Sampdoria che rischia di resuscitare sul campo i fantasmi di tre anni fa: l’errore di Montipò con i piedi è tipico di chi sa che in quella porzione di campo sbagliare comporta grossi rischi; la palla regalata a Bonazzoli è un assist troppo facile per il vantaggio doriano siglato da Quagliarella.

La Sampdoria, comunque, fa densità “ingabbiando” o tenendo a vista d’occhio Schiattarella, perno del centrocampo giallorosso. In questo modo si costringe il Benevento al lancio lungo o a costruire dagli esterni, spesso con Letizia (è suo il cross per l’occasione di Moncini nel primo tempo) che sceglie di lanciare lungo le ali o di appoggiare a Moncini per la sponda. Ionita e Dabo sono due mezze ali di gamba, per cui spesso c’è più distanza sul terreno, fra Schiattarella che si abbassa e i due che salgono. In questo modo si allarga il centrocampo blucerchiato, ma forse i giallorossi faticano di più a costruire come fatto contro la Reggina. In quel caso Hetemaj si abbassava insieme a Schiattarella per offrire ai centrali una doppia opzione di passaggio. Nel caso in questione sono spesso i centrali a prendersi la responsabilità di impostare, uno su tutti Caldirola, che spesso cercano l’esterno o direttamente la punta. Con esiti negativi, ne beneficia, però, soltanto la Samp.
Quando invece è Dabo a ripartire di buona gamba i giallorossi riescono a spaventare la porta difesa da Audero e, palla a terra, sfiorano più volte il pareggio prima della mischia col tap-in di Caldirola. Nella ripresa il Benevento riesce ad imporsi palla a terra (il possesso del 60%, per di più con la palla tenuta spesso nella porzione di campo avversaria la dice lunga sulle qualità dei giallorossi). L’asso nella manica si chiama Gianluca Caprari: l’acquisto più importante per avere un degno concorrente di Marco Sau. Entrambi, infatti, per le caratteristiche spesso vengono in contro prendendosi la responsabilità di gestire la manovra d’attacco e di fare da filtro fra centrocampo e difesa. Se le Streghe spaventano è proprio grazie al maghetto romano che nel secondo tempo mette in crisi la difesa di Ranieri gestendo gran parte delle azioni che partono dalla sinistra.
Fase di non possesso. Inzaghi in fase di non possesso chiede sempre una grande pressione e sopratutto grande compattezza di squadra. Il 4-3-2-1 (4-3-3) che siamo abituati a vedere spesso si trasforma in un 4-5-1 con gli esterni pronti a ritornare e coprire in fase di ripartenza avversaria. L’errore sul primo gol è un banale errore di marcatura: come si vede dalla foto in basso, Dabo si perde alle spalle Colley che è tenuto da Glik soltanto a vista. In mezzo ai due calciatori è facile per il centrale della Sampdoria siglare la prima rete stagionale.

Se Dabo e Ionita danno tanto in fase di costruzione rendendo il Benevento anche più offensivo, forse un po’ tolgono in fase difensiva, permettendo alla Sampdoria ripartenze veloci con un centrocampo più aperto. I blucerchiati, in aggiunta, sfruttano sopratutto i cambi di fascia e gli inserimenti alle spalle di Letizia mettono più volte in difficoltà le Streghe. Ma se il Benevento nella ripresa riesce a far bene è anche sopratutto grazie ad un assetto tattico diverso: l’ingresso di Tuia rende più folta l’area di rigore costringendo i doriani al cross. C’è, dunque, il passaggio da una difesa a 4 ad una difesa quasi a 3 con un Letizia che spinge di più sugli esterni (al momento del gol è quasi sulla trequarti avversaria). Tutto confermato da Inzaghi che, proprio in serata ad OttoGol ha sottolineato che quando qualche squadra mette un esterno in più, si può passare alla difesa a 3 ed impedire le imbucate centrali.
Il “nuovo” 3-5-2 (quasi un 3-5-1-1 se si pensa all’entrata in scena di Marco Sau) permette non solo di fare densità in area, impedendo le imbucate centrali, ma permette anche di ripartire: Improta, subentrato a Dabo, è un calciatore di buona gamba e dai piedi più educati dell’ex Spal. E’ sua la palla che per poco non permette a Sau il tap-in vincente del 2-3. Inzaghi toglie Moncini e inserisce Lapadula: l’ex Lecce ha nelle corde grinta e capacità di lottare su ogni pallone, qualità che gli permettono nei minuti finali di reggere da solo il peso dell’attacco. Infine, l’ingresso di Hetemaj per Roberto Insigne permette al centrocampo giallorosso di avere un altro calciatore che tiene palla fra i piedi cercando di “addormentare” la partita e continuare a puntare sul possesso palla.
Cosa sì, cosa no. Sul primo Benevento in campionato Inzaghi avrà sicuramente da lavorare. La vittoria di Genova, però, passa anche dalla capacità di leggere la gara e dai cambi in partita che hanno permesso ai giallorossi di imporsi sui ragazzi di Ranieri. Insomma, voglia di non mollare, di scacciare i fantasmi di tre anni fa, di imporsi sul’avversario con un gioco propositivo. C’è tutto questo nel mix di una squadra che rispetta appieno il carattere di un allenatore che vuole dire sempre la sua, sopratutto facendolo con un calcio propositivo. Il riassunto di questo Benevento è proprio in una frase di Inzaghi: “Sulle gare dobbiamo pensare alla squadra. Non voglio credere e non voglio pensare che un calciatore possa da solo vincere una gara”.
Fonte foto: profilo ufficiale Youtube Serie A
