Esattamente un mese dopo la notte eterna dello scorso 4 maggio, Napoli ha vissuto l’ultimo splendido atto di questa stagione indimenticabile, nella quale il comandante Luciano Spalletti e i suoi prodigiosi ragazzi hanno dato vita ad una favola meravigliosa, entrando di diritto nella leggenda e guadagnandosi l’immortalità. E’ stata una cavalcata trionfale e pienamente riconducibile ad un sogno ad occhi aperti, di cui l’intero popolo partenopeo porterà per l’eternità ogni singolo istante ed ogni singola emozione dentro il cuore, la mente e l’anima. Un sogno che segnerà indelebilmente le vite dei tifosi azzurri di ogni generazione, sia dei più grandi che hanno vissuto i trionfi dell’era Maradona ed aspettavano da allora di rivivere questi momenti che dei nati dopo il 1990, i quali avevano avuto modo di vivere determinate sensazioni soltanto tramite racconti e vecchi filmati. Immagini come quella di capitan Di Lorenzo che alza al cielo di Fuorigrotta la coppa dello scudetto e del girotondo da brividi degli eroi azzurri sulle note dell’inno cantato da Nino D’Angelo, sono la chiusura perfetta di un capitolo che è un immenso privilegio aver vissuto. Altrettanto toccante il gesto del Cholito Simeone, che, come un segno del destino, da argentino Campione d’Italia a Napoli, segna l’ultimo gol di questa annata magica e lo dedica a Diego Armando Maradona, innalzando la maglia numero 10 del Pibe nello stadio che porta il suo nome.
Si può essere soltanto infinitamente grati ai protagonisti del terzo tricolore, che hanno regalato alla città sensazioni mai provate prima, come la consapevolezza di essere talmente più forti di tutto e tutti che stavolta niente e nessuno avrebbe potuto impedire la realizzazione del sogno tanto agognato. Il solco che i Campioni d’Italia hanno creato alle proprie spalle è stato di un’enormità tale non soltanto da togliere ogni velleità di rimonta alle inseguitrici, ma persino da abbattere la tradizionale scaramanzia e generare una totale esplosione d’azzurro tra le strade e i vicoli della città sin dal mese di febbraio. L’aver sconfitto tutte le diciannove avversarie di questa Serie A certifica ulteriormente il cammino stratosferico compiuto da questa fantastica squadra, che è riuscita nell’impresa di triturare letteralmente uno dei campionati più competitivi degli ultimi venti anni. Non accadeva infatti dalla 1992/1993 che l’Italia potesse fregiarsi di una finalista in tre competizioni europee su tre, a ciò va aggiunta la crescita notevole delle compagini di metà classifica rispetto alle scorse annate, della quale il Napoli ha avuto l’enorme merito di essere stata l’unica tra le big a non risentirne.
L’immenso capolavoro che è valso la conquista del titolo dopo trentatré anni, porta in primis, senza dubbio alcuno, la firma di Luciano Spalletti, che da magnifico condottiero qual è stato, ha saputo plasmare la squadra alla perfezione sotto ogni aspetto. E’ entrato nella testa, nel cuore e nelle gambe dei suoi calciatori, formandone un gruppo unito, compatto e senza alcun tipo di personalismi, capace, attraverso i dettami del mister, di incantare l’Europa intera grazie all’espressione di un calcio stellare. Al tecnico va inoltre riconosciuto il merito di essersi immedesimato grandiosamente nel sentimento popolare, cogliendo sin da subito l’amore viscerale per la maglia azzurra che vige in questa città e il significato di far parte del Napoli. Quel “Tutto per lei” da lui coniato è la prova lampante di quanto la napoletanità gli sia entrata dentro. Tra i numerosi meriti attribuibili all’ormai purtroppo ex allenatore azzurro, c’è anche l’aver saputo agire da collante tra tifoseria e società, giocando infatti un ruolo a dir poco determinante nella pace tra il Presidente De Laurentiis e i gruppi ultras, che ha segnato una svolta epocale per tutto l’ambiente Napoli.
In queste settimane Luciano Spalletti è inondato dall’amore e dalla gratitudine di un popolo che lo ricorderà per sempre come un vero e proprio eroe ed un’intramontabile icona. Lascia da grande vincitore, ma in realtà va via soltanto fisicamente, del resto Luciano, pur avendo deciso di non proseguire la sua avventura all’ombra del Vesuvio, ci ha tenuto a compiere un gesto che sancisse in maniera definitiva il legame indissolubile con Napoli squadra e città, tatuandosi sulla pelle la leggendaria impresa compiuta. L’immagine del lettino dove dormiva, presente in quello che era il suo ufficio al centro sportivo di Castel Volturno, è l’emblema di tutta la dedizione messa durante l’avventura in terra partenopea. Il suo successore avrà un arduo compito, in quanto si ritroverà a dover raccogliere la pesantissima eredità lasciata dal miglior allenatore della storia del Napoli, nonché da un uomo che per i suoi calciatori è stato un padre ed un maestro sia di calcio che di vita.
E’ il trionfo anche del popolo napoletano, il quale ha dato ennesima prova, oltre che della propria inimitabile passione, appartenenza e genialità, anche di grande civiltà, mostrando al mondo intero come si festeggia uno scudetto. Oltre un milione di persone in strada e nessun incidente, un dato di fatto che rappresenta un significativo schiaffo morale nei confronti di chi prospettava scenari drammatici sulla base dei soliti luoghi comuni. Così come motivo di enorme soddisfazione è il boom di turisti, che dimostra quanto Napoli sia attualmente tra le mete più ambite per viaggiatori di tutto il mondo. Proprio in virtù della lezione di civiltà impartita, resta tutt’ora inspiegabile il mancato giro del bus scoperto. Un tema sul quale Napoli è stata indubbiamente vittima di una grave ed ingiusta disparità di trattamento, visto e considerato che la sfilata del pullman scoperto è da diversi anni un’usanza diffusa in tutto il mondo per celebrare successi sportivi. Dopo un mese di festa esemplare, il popolo partenopeo avrebbe meritato più di qualunque altro di abbracciare da vicino i propri idoli, così come la squadra stessa meritava di celebrare il proprio trionfo entrando ancor di più a stretto contatto con il calore della folla.
Un fortissimo applauso va ovviamente anche ai partenopei emigrati, che hanno reso questa festa globale e dato piena conferma di un’identità forte ed inscalfibile nonostante la lontananza da casa. Dopo che il triplice fischio dell’arbitro Abisso ha consegnato alla storia le ore 22:37 di giovedì 4 maggio 2023, sono stati molteplici gli angoli di Napoli venutisi a formare in ogni parte d’Italia e del Mondo, a conferma del valore inestimabile di questo successo da un punto di vista sportivo, storico, culturale e sociale.
Grazie Napoli… sei la favola più bella! Uomini forti, destini eterni!
