Pillole di Calcio – “Space Girona”. Sappiamo dov’è finito il Napoli che ha vinto lo scudetto. Che ci crediate o meno…

“Il cliente ha sempre ragione”, quante volte abbiamo sentito dire nei film, come nella realtà, che è bene fare solo ciò che fa gli interessi e il benessere di colui che paga il servizio. Sacrifici, orari di lavoro massacranti, sorrisini falsi e smancerie fasulle, spesso devono essere sacrosanti e poco importa della dignità perché il cliente ha sempre ragione. E se non dai ragione al cliente o, meglio, se non ti prendi cura in un certo modo del suo benessere, magari dando per scontato che vada tutto bene? Semplice, ti molla lasciandoti con la polvere e le ragnatele.
Ve lo ricordate Space Jam? Nel 1996, la Warner Bros produsse e distribuì un film che combinava due dei fenomeni più grandi della cultura occidentale del momento: Micheal Jordan e i Looney Toons. Il campione della pallacanestro e i cartoni animati, gli idoli di grandi e piccini, che giocavano a basket nella stessa squadra. Risultato? Un film generazionale che ha finito persino per regalare a MJ una seconda vita – da fuoriclasse assoluto, manco a dirlo – sempre nel basket, sempre con i Chicago Bulls, dopo aver fatto un passaggio nel baseball.
Nella pellicola diretta dal regista statunitense Joe Pytka, l’antagonista è un alieno chiamato Mr. Swackhammer che, su un pianeta lontano, gestisce con i suoi goffi e minuscoli schiavi un luna park in declino chiamato Moron Mountain. “Il cliente ha sempre ragione. Abbiamo bisogno di nuove attrattive”. In vista di questo scopo, il capo, allora, trova la soluzione nei Looney Toons, fenomeni nel far divertire i bambini e, perché no, anche un campione come Jordan, per deliziare anche i papà. Il suo ordine è quello di ingaggiarli immediatamente, con la forza bruta se necessario. Appunto. L’unico modo per portarli su quel pianeta sconosciuto è renderli a loro volta schiavi ma manca la prestanza fisica per soggiogarli. Idea: succhiarla tutta ai campioni dell’NBA e poi sfidare i Looney Toons in una partita di pallacanestro, sconfiggerli e renderli “prigionieri giullari” nel loro luna park alieno. Nella scena chiave del film, allora, questi parassiti marziani prelevano il talento a cinque campioni del campionato di basket migliore al mondo – nella fattispecie Charles Barkley, Patrick Ewing, Larry Johnson, Muggsy Bogues e Shawn Bradley – per poi trasformarsi nei Monstars, una squadra da sogno pressoché imbattibile con fisico, schemi e anche tanta “cazzimma”.
Post scriptum della trama: i cinque cestisti, nel frattempo, diventano dei tristi reietti alle prese con medici vari e maghi esoterici per cercare di recuperare il talento improvvisamente sparito e con esso la credibilità dinanzi ai loro tifosi. Ooops! Ma tutto questo forse ci ricorda qualcosa, o magari qualcuno impegnato in un altro sport, dove si usa un altro pallone?

Il Napoli con lo scudetto sul petto ha terminato il girone d’andata del campionato al nono posto, con 28 punti fatti e il record di squadra campione in carica ad averne conquistati di meno da quando la Serie A è tornata a 20 squadre e cioè da esattamente due decenni. Rispetto alla scorsa stagione gli azzurri hanno in meno 22 punti e 18 gol, nonostante la partenza del solo Kim e, perciò, nonostante l’apporto di Osimhen e Kvaratskhelia, rispettivamente ottavo e diciassettesimo nella classifica del Pallone d’Oro. Possibile che il Napoli della stagione ‘22/’23 se ne sia andato via con Spalletti e che il miracolo stesse esclusivamente nella sapienza del tecnico di Certaldo e di Giuntoli, maestri nel mettere tutti a proprio agio, liberi di sprigionare il loro talento? Dov’è finito Kvara, ovvero l’MVP della scorsa Serie A? e il centrocampo azzurro? E Rrahmani? Perché Di Lorenzo e Osimhen sembrano predicare invano nel deserto? E perché i vari Garcia, Meluso e Mazzarri – in ordine di arrivo – sembrano essere carneadi incapaci di incanalare nel modo giusto l’argento vivo e i valori presenti nello spogliatoio? E quale sarà la prossima virata del patron De Laurentiis? Ecco, dunque, che – a maggior ragione dopo la sconfitta per 3-0 contro il Torino, con conseguente contestazione finale – ritorna assordante la domanda: “dov’è finito il Napoli?”.

Beh… Che ci crediate o meno il talento dei calciatori del Napoli è stato letteralmente “rubato”, in stile Space Jam, dagli addetti ai lavori di una squadra spagnola anzi, catalana – lì ci tengono a certi dettagli – ossia il Girona Futbol Club. Il luogo del “delitto” è lo stadio Teofilo Patini di Castel Di Sangro che, lo scorso 2 agosto è stato teatro di un’amichevole tra Napoli e, appunto Girona. L’Abruzzo è, da qualche anno, terra ospitante di una parte della tournée estiva azzurra e, talvolta, anche di questa squadra semisconosciuta (ora non più) che milita, generalmente, tra Liga e Segunda Division spagnola.
Nato nel luglio del 1930 – nel bel mezzo del primo mondiale di calcio che si stava svolgendo dall’altra parte dell’Oceano Atlantico – il Girona ha sempre mantenuto il suo andamento a sali-scendi tra le categorie del calcio spagnolo. Nel 1970 i catalani biancorossi traslocano nella loro casa storica di Montilivi, teatrino di partite di campionati di interregionale finché nel 2008 non raggiungono la promozione in Serie B spagnola dopo 49 anni di serie minori. Altra data storica è il 23 agosto del 2017, quando il 44,3% delle azioni del club è rilevato da City Football Group, colosso proprietario di club come Red Bull Bragantino in Brasile, Palermo e soprattutto Manchester City. A proposito di Manchester City, sapete chi è il presidente del consiglio di amministrazione del Girona? Guardiola. Non l’allenatore Pep bensì il fratello Pere. E sapete chi passa ore e ore – spesso concentrate in un solo giorno – a telefono con Guardiola, ma stavolta quello più conosciuto e famoso, cioè Pep? Un tale Miguel Ángel Sánchez Muñoz, conosciuto da tutti come Mìchel (pronuncia Mìccel), vale a dire l’allenatore dei bianco-rossi. Originario di Madrid e formatosi calcisticamente al Rayo Vallecano – quindi nel sottobosco della capitale – Mìchel è ingaggiato dal Girona nel 2021-22 per riportare i catalani in Liga. L’impresa riesce ai play-off di Segunda Division ma il miracolo è quello dei due anni successivi. Nella stagione 2022-2023 arriva una salvezza tranquilla, con un decimo posto a quota 49 punti e il rimpianto di non averne fatti almeno cinque in più per garantirsi un posto nelle coppe europee. Il momento più alto della stagione resta senza dubbio il 4-2 rifilato agli allora campioni del mondo del Real Madrid con poker di Valentin Taty Castellanos, oggi attaccante della Lazio.
Sono questi i piccoli ma significativi prodromi della stagione clamorosa 2023-2024 che vede il Girona, al momento, secondo a quota 48 punti come il Real Madrid – che però è primo in virtù dello scontro diretto vinto – ma con il miglior attacco con 46 gol, come il Napoli scudettato al giro di boa. Perfetto ritmo scudetto per i terribili ragazzi di Mìchel che nemmeno una settimana fa hanno battuto in casa l’Atletico Madrid per 4-3 ed esattamente un mese fa hanno esibito il loro calcio sul campo del Barcellona vincendo con il risultato, persino stretto, di 4-2.

Ma chi sono questi Monstars che in un normale pomeriggio estivo hanno assorbito segreti e virtù di quella che è stata la squadra più bella d’Europa? Detto del tecnico, vale la pena citare gli interpreti a partire dal portiere: Gazzaniga, Yan Couto, Eric Garcia, Blind, Miguel Gutierrez, Aleix, David Lopez (proprio quel David Lopez), Yangel Herrera, Savinho e gli ucraini Tsygankov e Dovbyk. Non vanno dimenticati gli altri titolari intercambiabili come Arnau Martinez, Pablo Torre, Portu e il sempreverde uruguagio Cristhian Stuani che quindici anni fa giocava alla Reggina in Serie A. Il modulo di riferimento è il 4-3-3 ma spesso muta in un 3-4-3 a seconda delle fasi di gioco. La parola d’ordine che promana dal “deus ex machina” Mìchel è “como en la calle” (come in strada) ed è il manifesto del Girona che gioca un calcio totale ma sfacciato, propositivo contro ogni avversario, mai per lo 0-0, sicuro perché figlio della consapevolezza acquisita dallo spogliatoio. La mancanza di un numero 10 – che c’è ma si tratta dell’infortunato di lungo corso Borja Garcìa – è sopperita dal talento collettivo dal quale, però, spicca la totalità di un terzino che è numero diez nella testa, vale a dire il madrileño classe 2001 Miguel Gutierrez che ha velocità, strappi e la comprensione del gioco di un regista. Vedere per credere il gol contro il Barcellona messo a segno lo scorso 10 dicembre al culmine di 90’ da masterclass.
Curiosità: anche quell’amichevole di Castel Di Sangro dello scorso 2 agosto era finita 4-2, ma per il Napoli di Rudi Garcìa, vittorioso ai rigori su un Girona che era venuto a fare da corridoio d’onore ai campioni d’Italia. All’epoca di questa amichevole, se non altro, aveva senso rivolgersi alla piccola squadra catalana con il più classico dei: “Fattell cu chi è meglij e te ‘e fanc e’ spese!”, ovvero frequenta chi è meglio di te e sii disposto a pagare per starci insieme.

Un ringraziamento speciale va al dream team de La Fiera del Calcio (che trovate su Twitch, Youtube, Spotify e su tutti i social), ovvero l’unico canale che in Italia narra, con passione e con assoluta competenza, le gesta sportive del Girona e di qualsiasi altra squadra meritevole presente sul globo terracqueo, senza mai scendere né salire da nessun carro, semmai spiegandone vita, morte e miracoli. Così è stato e sarà anche per il Napoli perché questo è l’unico modo per fare un’informazione autentica.

Fonte foto: pagina ufficiale SSC Napoli