Vent’anni di SSCNapoli – L’uomo del record Edy Reja è il primo a fare la storia: la cavalcata dalla C alla A e il record imbattuto

Quando la settima sezione del Tribunale di Napoli decreta il fallimento della Società Sportiva Calcio Napoli, il 2 agosto del 2004 – come curatore fallimentare è dichiarato l’avv. Gennaro Stradolini -, ai più può “stonare” che un imprenditore cinematografico possa rilevare una società sportiva, e per di più in una piazza che ha avuto la fortuna di avere un dio come Maradona calcare l’erba dello stadio San Paolo. Fatto sta che Aurelio De Laurentiis è l’artefice della nascita del Napoli Soccer, il costruttore paziente di quelle che saranno le basi solide di un Napoli pronto a rivendicare il proprio ruolo nel calcio che conta. Nell’impossibilità finanziaria di permettere l’iscrizione al prossimo campionato di B con l’allora presidente Naldi, alla nuova società tocca ripartire dalla serie C1. E, da lì a qualche mese, a sedere sulla panchina azzurra ci sarà un uomo che ne ha scritto una pagina importante della sua storia; senza il quale, oggi, non potremmo nemmeno parlare di terzo scudetto azzurro.

L’avvento di Reja, la ripartenza dalla serie C1 e la cavalcata in B: il Napoli abbandona gli “inferi”

L’esonero di Ventura e l’approdo di Reja. De Laurentiis sceglie Giampiero Ventura per ripartire dalla C. Le difficoltà in cui riversa la società sono palesi, dato il mercato in ritardo e l’opportunità di poter acquisire prestazioni soltanto di svincolati. In un’intervista del 2013 ad iamnaples, Ventura ha dichiarato che “nell’intervallo di Napoli-Cittadella (esordio allo stadio San Paolo, ndr) ben nove giocatori mi chiesero il cambio per quanto fossimo impreparati” e, ancora, che “quell’estate decidemmo il mercato quasi per alzata di mano”. Ad ogni modo, il tecnico tra le altre ex CT della Nazionale ha anche dichiarato che il suo esonero avvenne “senza una logica”, probabilmente dovuto soltanto agli sviluppi e ai programmi che la società si impegnava ad perseguire. Con o senza logica, la scelta del patron appare azzeccata: nel bel mezzo della sessione di mercato invernale, dalla 20^a giornata sulla panchina del Napoli c’è Edy Reja, reduce dalla promozione del Cagliari trascinato in massima serie nell’annata precedente. L’allenatore di Gorizia ha però a disposizione nuove forze fresche: il Napoli tra gli altri acquista, infatti, Calaiò, Capparella, Consonni, Fontana, Giubilato, Grava e Pià, che vanno a contornare la rosa azzurra il cui capitano è Gennaro Scarlato, prelevato dalla Ternana ad inizio stagione. Quel Napoli centra i play-off a fine stagione, cominciando a sognare la serie B: battuta la Sambenedettese in semifinale (1-1 in trasferta, 2 a 0 in casa), dopo il pari a reti bianche del San Paolo contro l’Avellino, i lupi hanno la meglio al Partenio; e nel 2 a 1 dei novanta minuti, Biancolino e Moretti regalano ai biancoverdi la promozione in cadetteria.

Il Napoli domina la C1 e torna in cadetteria. L’anno successivo comincia sotto i migliori auspici: il Napoli aggrega in squadra alcuni dei nomi che si sono poi ritagliati il proprio ruolo nella storia azzurra: Gennaro Iezzo, Nicolàs Amodio e Mariano Bogliacino su tutti, che vanno a aggiungersi ai vari Grava, Gianello, Fontana, Sosa, Pià, Montervino – che in quest’annata porta la fascia di capitano al braccio – ed Emanuele Calaiò. Gli azzurri crollano soltanto alla 14^a giornata contro il Perugia, ma vanno dritti verso la B senza ostacoli – e nonostante le quattro sconfitte in trasferta all’avvio del girone di ritorno. La cadetteria viene conquistata il 15 aprile del 2006, quando davanti a circa 42 mila persone, Capparella e Calaiò rifilano due reti al Perugia. Quel Calaiò che fu poi definito arciere – e che si rivelerà protagonista anche nell’annata successiva in serie B – fu artefice di 18 reti stagionali, confermandosi capocannoniere in campionato; furono 19 le reti totali con la maglia azzurra, mentre fu Mariano Bogliacino a collezionare il maggior numero di presenze (41) nell’arco della stagione calcistica. La qualità di quel Napoli emerse con evidenza, a tal punto che anche il cammino in Coppa Italia rivelò ottimi risultati: gli azzurri superarono 1°, 2° e 3° turno, rispettivamente contro Pescara, Reggina e Piacenza. Raggiunti gli ottavi, furono costretti a capitolare contro la Roma – prima con un sonoro 0-3 in casa, e poi con un 2 a 1 all’Olimpico (l’unica rete per i campani fu segnata da Nicolàs Amodio nei minuti di recupero).

Quel che conta, però, è quel Napoli-Perugia del 15 aprile 2006, incorniciato da un San Paolo gremito di gente e di passione azzurra. Un obiettivo atteso due anni – dopo i play-off persi nell’annata precedente al Partenio di Avellino – raggiunto con la girata di testa di Calaiò e la sforbiciata di Capparella. A pochi minuti dalla fine del match, i tifosi partenopei sbandierano striscioni con su scritto Carraro infame, il presidente della FIGC responsabile della decisione di far ripartire il Napoli dalla serie C1. Sul 2 a 0, il Perugia rischia colpendo il legno di riaprire l’incontro; bloccata la sfera, Gennaro Iezzo bacia il palo che l’ha voluta distante dalla rete. L’esultanza di Reja, l’esplosione azzurra di un San Paolo che intona ‘O surdato ‘nnamurato come non si vedeva da anni e 65 punti in classifica. “I ragazzi sono stati straordinari – dichiarò Reja a Sky nell’immediato post –, siamo stati bravi ad essere sempre equilibrati ed umili”. L’umiltà di quel Napoli trascina gli azzurri lontano dagli “inferi” della serie C1. Nessuno sa ancora che il Napoli non ci sarebbe più tornato, e che la stagione successiva nasconde un’impresa ancora più grande.

Il ritorno in serie A e in Europa, le gare memorabili e l’esonero: Edy Reja continua a scrivere la storia azzurra

La riconquista della serie A. Nell’estate del 2005 il Napoli rinforza la rosa e arrivano, tra i più, acquisti di un certo calibro per la B: Paolo Cannavaro, Domizzi, Garics, Dalla Bona, Bucchi e un certo Roberto De Zerbi. Restano Iezzo – che sarà capitano per questa stagione -, Grava, Pià, Calaiò, Capparella, Bogliacino, Gianello, Amodio e Vitale tra i nomi più adatti alla cadetteria. Il campionato si prospetta certamente non poco complicato: ci sono squadre come Genoa e Juventus tra le altre. Nonostante i 9 punti di penalizzazione a causa dello scandalo Calciopoli, i bianconeri staccheranno le dirette concorrenti con sei punti di vantaggio su Napoli e Genoa, entrambe a 79 punti. Il Napoli esordisce nello storico 4 a 2 contro il Treviso, dove va a segno Bucchi per due volte, Grava (con una intuizione restata impressa nelle menti azzurre) e Dalla Bona, indimenticabile per l’eurogol siglato al volo dalla distanza. Impresso nella mente, inoltre, il pari casalingo contro la Juventus di Del Piero, al cui vantaggio rispose con un gol al volo Mariano Bogliacino. Dopo le 18 reti segnate nella passata stagione di C1, ancora una volta tra le fila azzurre fa la differenza Emanuele Calaiò. L’arciere si rende artefice di ben 14 reti messe a segno, che contribuiranno notevolmente ala buona riuscita della promozione nella massima serie. E’ certamente una quella più storica, ad un passo dalla A nell’ultima giornata al San Paolo: al 7′, da un cross di Erminio Rullo – acquistato nel mercato invernale -, svetta l’attaccante siciliano che gira punendo il Lecce. Tanto basterà per andare giocarsi l’ultima di campionato con una certa serenità…

Il successivo 10 giugno 2007, infatti, Genoa e Napoli “non si fanno male”, e non vanno oltre il pari a reti bianche – le due compagini, in realtà, non si risparmiano e colpiscono un legno a testa che mina l’equilibrio dell’incontro. Una gara priva di particolari emozioni, da un punto di vista realizzativo, diventa però un’altra pagina di storia: giunte a pari punti, con i rossoblù a +9 sulla quarta classificata (condizione necessaria a non conquistarsi la promozione passando per i playoff), le due società festeggiano insieme il ritorno in serie A, inaugurando un gemellaggio che si è perso soltanto negli ultimi anni. Tuttavia, qualunque tifoso non può che commuoversi e sorridere di fronte alle immagini di due città di mare che si abbracciano per un traguardo raggiunto in due. Sulla panchina del Genoa siede un certo Giampiero Gasperini, e non è un caso che da lì a una decina di anni diventi uno dei migliori allenatori in serie A e in Europa, trascinatore di un’Atalanta giunta sul tetto d’Europa la scorsa annata culminata nella conquista dell’Europa League contro il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso. Il presidente Aurelio De Laurentiis raggiunge un’altra tappa fondamentale della storia azzurra: il ritorno nella massima serie, con la mente già al futuro e alla riconquista di un posto nelle competizioni europee.

Gli anni in A, tra traguardi inaspettati e partite memorabili. L’annata 2007-2008 è battezzata da acquisti storici che faranno la storia del Napoli: in azzurro arrivano gli sconosciuti Marek Hamsik ed Ezequiel Lavezzi, insieme ad altri innesti come Contini, Blasi, Gargano e Marcelo Zalayeta; dicono addio, tra gli altri, Bucchi, Pià, Amodio e Giubilato. Dopo l’avvio shock, con lo 0-2 rifilato dal Cagliari al San Paolo, il Napoli si distingue ad Udine. La gara è diventata memorabile per l’impatto che Lavezzi ebbe sul campionato italiano, siglando una delle cinque reti – due di Zalayeta, una di Sosa e una di Domizzi le altre – che valsero un clamoroso 0 a 5 in terra friulana. Come non segnalare la prima rete di Marekiaro Hamsik contro la Sampdoria, e il pirotecnico 4 a 4 all’Olimpico contro la Roma in cui lo slovacco andò nuovamente a segno. Nessuno avrebbe mai immaginato che quel ragazzino con la cresta sarebbe diventato uno dei pilastri, e capitani, più importanti della storia azzurra del dopo Diego Armando Maradona. Inoltre, da menzionare è il 3 a 1 casalingo contro la Juventus – che, come riporta la Gazzetta dello Sport dell’epoca, non registrava una sconfitta al San Paolo dal 1990. Nel gennaio 2008, nonostante la sconfitta per 5 a 2 del Napoli contro il Milan nel giorno dell’esordio di Pato, Gennaro Iezzo si rese artefice di una delle immagini rimaste nella mente dei tifosi partenopei: la doppia parata proprio sul brasiliano, prima di doversi arrendere alla rete di Seedorf. Il successivo marzo, invece, un pallonetto di Zalayeta trafisse Juli Cesar, regalando al Napoli la gioia di battere l’Inter in casa. La vendetta contro i cugini rossoneri ci fu verso la fine dell’anno – un 3 a 1 in cui andò a segno Hamsik con una cavalcata importante -, col Napoli che collezionò ben 50 punti stagionali guadagnandosi l’accetto all’Intertoto.

La stagione 2008-2009 è l’ultima di Reja, e comincia con la consapevolezza di dover preparare il ritorno in Europa dopo 14 anni di assenza. Nella sessione estiva del calciomercato approdano in azzurro calciatori come Maggio, Aronica, German Denis e Rinaudo, mentre salutano Domizzi, Sosa e Calaiò. Il Napoli comincia la preparazione in anticipo, avendo da disputare il 3° turno di Intertoto contro i greci del Panionios. Al Napoli bastano due reti, una di Bogliacino e una di Hamsik, per batterli tra l’andata e il ritorno col punteggio di 1 a 0, e accedendo così ai preliminari di Coppa UEFA. Otto, invece, sono i gol rifilati agli albanesi del Vllaznia: nelle due gare d’andata e ritorno a distinguersi è Ignacio Pià, che mette a segno ben tre reti (due distanti dal San Paolo e una tra le mura amiche dell’impianto di Fuorigrotta). L’avvio di stagione in campionato, intanto, è più che positivo: alla nona giornata il Napoli colleziona ben 6 vittorie, 2 pareggi e una sola sconfitta, insieme all’Udinese, battendo compagini del calibro di Fiorentina, Juventus (2 a 1 in casa con le reti di Hamsik e Lavezzi) e Lazio. Gli azzurri, nonostante l’eliminazione al primo turno di Coppa UEFA contro un Benfica più attrezzato, terminano il girone di andata collezionando 33 punti e un quarto posto che fa sognare la Champions.

Nel girone di ritorno, però, qualcosa si rompe: il Napoli paga il calo fisico dettato dall’anticipata preparazione atletica e alcuni problemi di spogliatoio – specialmente tra italiani e argentini, complice principalmente il portiere Nicolas Navarro. Dopo l’ultima vittoria in casa contro il Catania, l’11 gennaio del 2009, il Napoli non riuscirà più ad ottenere 3 punti, fino alla 27^a giornata di campionato: le dinamiche di squadra, ormai piuttosto delicate ed arenate, comportano la sconfitta contro la Lazio in casa, per 2 a 0. A pagarne le conseguenze è proprio Edy Reja, che verrà esonerato. Al suo posto De Laurentiis opterà per Roberto Donadoni.

Edy Reja, tra record e umiltà: un punto di non ritorno nella storia della SSC Napoli

Edoardo Reja ha rappresentato un pilastro fondamentale nella storia della gestione societaria di Aurelio De Laurentiis, nonché il pioniere della rinascita di un Napoli “morto” dopo il fallimento societario del presidente Naldi. Quando si cita il tecnico di Gorizia, tocca fare i conti con l’esempio di una professionalità quasi fuori tempo. Mai una parola fuori posto che abbia fatto scalpore mediatico, ma tanto lavoro, dedizione e sacrificio. E, soprattutto, l’umiltà: l’umiltà di chi sa che soltanto pedalando a testa bassa si ottengono risultati. Giunto a Napoli dopo una promozione in serie A con il Cagliari l’annata precedente dell’avvento di De Laurentiis – e lui che di promozioni se ne intende: una col Brescia nel ’97 e una col Vicenza nel 2000 – ha avuto la capacità di gestire al meglio i calciatori a propria disposizione, conquistando con gli azzurri sia la promozione in B che quella in A. Ha, inoltre, rappresentato il ritorno in Europa del Napoli dopo 14 anni di assenza, indirizzando il club su investimenti che avrebbero spianato la strada ai successi futuri della società azzurra. Con un gioco efficace, magari non sempre bello da vedere – perché di altri anni, e di un’epoca in cui il calcio non si era ancora evoluto a tal punto da ruotare intorno ad un’idea tattica ben delineata -, ma appassionante a tal punto da creare un forte connubio tra tifosi e squadra, Reja è il primo indimenticabile allenatore azzurro, detenente di un importante record. E’, infatti, l’allenatore più longevo sulla panchina azzurra, essendoci stato seduto per ben cinque stagioni (seppur non complete). Definì De Laurentiis, in un’intervista al Corriere dello Sport, come amabile provocatore, sottolineando quanto fosse un presidente difficile da gestire, ma quanto non avesse mai interferito col suo ruolo di allenatore – “semmai, dopo, si divertiva a provocarmi, perché hai fatto giocare Tizio e non Caio”.

L’umiltà di Reja, che basta a definirlo come uomo e come allenatore, sta tutta nella separazione col Napoli: fu lui, dopo la sconfitta su citata contro la Lazio, a presentare le dimissioni. Inizialmente il patron fu perplesso, ma fu indirizzato verso Roberto Donadoni, in un momento considerato ideale dal tecnico di Gorizia per permettere agli azzurri di essere pronti agli albori della stagione successiva. Questo il motivo per cui Reja è stato per De Laurentiis più che un allenatore, ma un amico al quale la SSC Napoli ha sempre riservato le porte aperte, consapevole dell’immensa gratitudine che gli riconoscesse per i successi e per le tappe storiche collezionate a Napoli. Quelle stesse tappe che hanno costituito un importante punto di non ritorno: il Napoli, negli anni successivi, non si affaccerà mai più agli inferi della B e della C, anzi sarà destinato ad un altro – e ancor più immenso – capitolo della propria storia calcistica e non.

FOTO: Account ufficiali X di SCC Napoli e Lazio