Benfica-Napoli, trasferta azzurra in terra portoghese.  Perché la mistica di questo Napoli è nata proprio al Da Luz e quegli intrecci tra Mourinho e Conte

Nella sesta giornata della fase a gironi di Champions League, allo stadio Da Luz di Lisbona si incontrano Benfica e Napoli: una squadra che cerca di tornare grande e un’altra che grande lo è già ma quasi aveva dimenticato di esserlo. E pensare che questo grande Napoli degli anni duemila, oggi di Antonio Conte, ieri di Luciano Spalletti e da ventun anni di patron De Laurentiis, ha cominciato la sua personalissima ascesa proprio da una debacle in Portogallo, nella casa del Benfica. Correva l’anno 2008 e un giovanissimo Napoli targato Edy Reja, reduce dal trionfo in Intertoto, si giocava la possibilità di partecipare ai gironi di Coppa Uefa in uno scontro andata e ritorno con i portoghesi. All’andata al San Paolo, gli azzurri avevano trionfato per 3-2 ma al Da Luz, il compianto Reyes e Nuno Gomes, firmarono un 2-0 che concluse il primo brevissimo Erasmus di questa nuova matricola azzurra in campo europeo. Da quel momento, saranno solo due le stagioni, nei successivi 17 anni, nelle quali il Napoli non è stato presente nelle varie competizioni internazionali (2009/2010 – 2024/2025).

E così, oggi, 10 dicembre 2025, il Napoli torna in quel tempio del calcio che lo ha svezzato alla grandezza e lo fa da squadra favorita, al cospetto dei maestri lusitani, come il padrone di casa Manuel Rui Costa, vecchia gloria del calcio italiano e oggi presidente del Benfica. C’è soprattutto lui, José Mourinho, al centro della scena. L’uomo che per due decenni ha riscritto il concetto stesso di allenatore vincente oggi arriva a questo appuntamento con addosso un’etichetta scomoda: quella del tecnico “in declino”. Le ultime esperienze, tra Roma e Fenerbahçe, hanno lasciato più ombre che luci e il ritorno al Benfica, concretizzatosi quest’estate, rappresenta per lui una sfida romantica e disperata insieme, nata con modalità che ben si sposano con il personaggio di José da Setubal e che definire estemporanee rappresenterebbe un eufemismo.

Sì, perché la stagione corrente, lo Special One l’aveva cominciata alla guida dei turchi del Fenerbache, in lotta per la qualificazione in Champions League dalla porta secondaria dei play-off ed eliminati al turno decisivo per l’accesso in League phase … dal Benfica.
All’addio al Fenerbahçe, come conseguenza del mancato accesso al mega girone di Champions, si aggiunto l’improvviso “matrimonio” con quel Benfica che lo aveva eliminato dai giochi dell’Europa che conta nemmeno un mese prima, ma comunque altrettanto in difficoltà con la gestione tecnica di Bruno Lage.
Mou, in circa tre mesi, non ha di certo risollevato la squadra portoghese, attualmente terza in Primeira Liga dietro lo Sporting e la capolista Porto, e trentesima su trentasei in Champions.

Dall’altra parte, invece, c’è una squadra che ha cambiato pelle. Il Napoli di oggi non è più quello fragile di qualche settimana fa, paragonato ad un “feretro” da portare in corteo e collocato in un contesto di burrasca, con l’allenatore “dimissionario” e i calciatori prossimi a chissà quale ammutinamento nuova forma di ammutinamento.
Forse proprio le parole tonanti di Antonio Conte nel post-Bologna, unite agli accorgimenti tattici come il passaggio al 3-4-3 e l’inserimento in pianta stabile di Beukema, Lang e Neres hanno conferito ordine, ferocia e una nuova identità che poi è la vecchia, rassicurante, spaventosa (per gli altri) “veste sporca” del Napoli del quarto scudetto. La vittoria contro la Juventus è stata qualcosa di più di tre punti, la ciliegina sulla torta in un trittico di gare di Serie A contro Atalanta, Roma appunto i bianconeri che dopo la sosta, avrebbero detto molto sullo stato dell’arte di questa squadra. Ne doveva emergere un segnale al campionato incontrovertibile, in un senso o nell’altro, cioè l’uscita dai giochi scudetto o la prova di forza dei campioni: decisamente la seconda!
Questo Napoli 2.0 corre, lotta, sa aspettare e sa colpire e finora le sue prestazioni sono state un crescendo di intensità di gioco e mole di occasioni, proprio quei due capi che in negativo si imputavano a Conte poco più di un mese fa.

Le due squadre arrivano così alla notte del Da Luz con stati d’animo opposti: inquieto il Benfica, lanciato il Napoli. I portoghesi cercano una qualificazione complicata, gli azzurri vogliono consolidare un posto nelle prime ventiquattro del gruppo, dopo un avvio altalenante. È una partita che pesa, nella classifica, nella testa e che potrà dire molto, anche di ciò che verrà nel prosieguo.

E poi c’è il filo invisibile che lega ancora una volta Mourinho alla sua storia italiana: Lele Oriali. Le loro strade si sono incrociate all’Inter, nel biennio leggendario delle stagioni 2008/2009 e 2009/2010. Il Triplete, la notte di Madrid, Oriali ha raccontato tutto questo alla Gazzetta, alla vigilia di questa nuova sfida, come si raccontano i grandi amori sportivi: con rispetto, nostalgia, silenzi che valgono più delle parole. Domani si rivedranno da avversari ma mai da nemici.

In panchina, intanto, va in scena anche l’ennesimo episodio della lunga sfida tra Conte e Mourinho. Due uomini che concepiscono il potere in modo diverso, ma che condividono un tratto comune: la fame. I precedenti parlano di battaglie tese, partite avare di spettacolo ma ricchissime di tensione, a cominciare da un Atalanta-Inter del dicembre 2009, dove i bergamaschi allenati da Conte, nell’anno della retrocessione in B, fermarono sull’1-1 l’Inter di Mou che poi avrebbe vinto tutto. Colorite, tra il frizzante e l’epico, le sfide in terra inglese tra il Chelsea di Conte campione in Premier e lo United di Mourinho campione in Europa League, con la lancetta spesso a pendere dalla parte del tecnico leccese, con un 4-0 dell’ottobre 2016, per la squadra londinese, che spicca su tutti i confronti.

Ecco perché Benfica–Napoli non sarà solo una gara di Champions ma un intreccio di diversi fili, primo fra tutti, quello che lega le due panchine. Sarà una piccola resa dei conti con il passato per Mourinho, una conferma di maturità per Conte, una dichiarazione d’intenti per due club che cercano – ciascuno a modo suo – di riscrivere il proprio presente.

Foto: profilo ufficiale X Benfica