In esclusiva Campania nel pallone ha avuto il piacere di intervistare il direttore della testata violanews.com, Saverio Pestuggia, in merito al volta-pagina della Fiorentina negli scorsi giorni, il ritorno di Prandelli sulla panchina viola e la gara in programma domani mattina al Franchi, nel lunch match contro il Benevento di Inzaghi.
L’annata della Fiorentina non è cominciata nel migliore dei modi, com’è stato accolto il ritorno di Prandelli?
“Prandelli è bresciano, ma dopo l’esperienza con la Fiorentina decise di vivere a Firenze e si sente, a tutti gli effetti fiorentino. Gli ultimi anni, quando non ha allenato, ha pagato l’abbonamento in tribuna, sempre pronto a vedere la viola. Su Iachini c’è stato un po’ di scetticismo: è un uomo d’oro, ma vista all’esterno ha tentato di fare il passo più lungo della gamba. Dopo Montella, è stato chiesto a Iachini di raddrizzare la marcia, di essere un mediano, senza pretendere gioco e lo ha fatto alla grande. E’ un allenatore a cui è sempre stata chiesto la salvezza. Commisso ha deciso di investire su di lui anche questa stagione e non ne ha raccolto i frutti. Tuttavia, nell’epilogo con la Fiorentina la colpa è di tutti, anche se ora la Viola ha poco o più di due punti in meno rispetto a quanto ci si aspettava.
Da un punto di vista tattico che assetto si aspetta domani?
“Prandelli oggi in conferenza ha dichiarato di voler cambiare poco, evitando di dire altro per non dare vantaggi a Pippo (Inzaghi, ndr). Lo ha sempre fatto e cercava sempre di tenere tutti sulla corda, principalmente i giocatori. Domani mi aspetto una squadra senza tanti nazionali: è difficile che faccia giocare Vlahovic, così come Milenkovic. Quest’ultimo, però, si è già inserito al meglio nel meccanismo di squadra. Stesso discorso vale per i sudamericani, e per Callejon, visto che si è negativizzato da poco. Domani mi aspetto un 3-5-2: Prandelli ha sottolineato che i cambiamenti vanno fatti poco alla volta. Probabilmente Ribery giocherà in appoggio a Cutrone, con Kouame esterno. Si è chiesto un po’ più di coraggio alla squadra: quello che diceva Eriksson che l’importante è rappresentato dalle soluzioni offensive e difensive. Ci sono allenatori come Zeman che prediligono tre soluzioni offensive e magari nessuna difensiva. Nel caso di Iachini forse la soluzione più adatta era l’appoggio arretrato per finalizzare a rete. Credo che Prandelli chiederà un qualcosa di più alla squadra, senza rischiare di sbilanciarsi troppo”.
Cosa pensa dell’ambiente Benevento? Com’è stato il secondo approccio alla serie A?
“Le sconfitte contro le big ci stanno tutte. Il Benevento dovrà costruire la sua salvezza in casa, anche se a volte rischi di scoprirti di più. Quello che mancherà ai giallorossi è rappresentato dai tifosi: se ci fossero in casa farebbero la differenza, con l’entusiasmo di tornare in serie A e la consapevolezza di una squadra che vuole rimanerci. E’ un campionato molto strano, sia nelle zone alte che in quelle basse. Speriamo che i calciatori possano essere più liberi dall’incubo Covid. In una situazione così diventa facile avere indisponibili. Quando sono in campo non ci pensano, ma la preparazione non è mai facile. Il Benevento sta facendo il suo percorso e in classifica è accanto a squadre della sua portata. L’entusiasmo dell’ambiente dovrà portare la squadra a salvarsi.
Su Inzaghi dico che si è saputo mettere in gioco: è andato a Benevento, in una situazione nuova ed è stato capace di fare la sua figura, riportando il club in serie A. C’è da dirgli bravo, a lui e ai suoi ragazzi per la stagione scorsa. Non sarà facile contro la Fiorentina”.
Cosa pensa della filosofia di gioco di Inzaghi? Essere propositivi o essere un po’ più rinunciatari?
“Penso che essere rinunciatari non vada bene, perché mal che vada ti porti a casa uno 0-0, un solo punto in classifica. Una volta con i due punti in classifica, con la vecchia media inglese, ci si poteva salvare. La differenza fra i grandi club e i club di serie B è che in serie B, molto più facilmente, si possono sbagliare anche 3-4 palle gol, mentre in serie A alla prima occasione una squadra può farti male. Dunque, va bene sì un calcio propositivo, che fa bene anche ai tifosi, ma con un occhio sempre alla fase difensiva, senza essere spregiudicati. Propositivo, ma non spregiudicato”.
Fiorentina-Benevento è anche la partita di Davide Astori. Che gara sarà e cosa si prova a rievocare certi ricordi dopo tre anni?
“Quella gara fu veramente commovente, ricordo perfettamente le facce del Benevento davanti alle cancellate dello stadio. Fiori, fotografie e tanta tanta commozione. Giocare quella partita non è stato facile. Segnò Victor Hugo ed esultò facendo il gesto del ‘capitano’ di fronte alla panchina e alla maglia di Astori. Ora sono passati tanti anni, ma l’armadietto di Davide è sempre lì, con il suo numero 13. Il fatto che, come tre anni fa, non ci possa essere l’applauso al 13° minuto smorza un po’ i toni. Credo che da parte del Benevento ci sia tutta la volontà di giocarsi la partita, la Fiorentina vorrà farlo un po’ di più, ma non credo ci sia una favorita netta.
Prandelli ha vissuto in prima persona il dolore della morte della moglie, ricordo ancora i 5 minuti di applausi del pubblico. E’ una persona che va al di là di tutte le cose, indipendentemente da come può essere giudicato. La città lo ha adottato, grazie al suo carattere e grazie ai risultati. Quando tutto ritornerà alla normalità sono sicuro parlerà anche di Astori. Davide era una brava persona: se qualcuno avesse pensato che facesse il calciatore, non ci avrebbe creduto per quanto fosse umile. Non rappresentava, come i calciatori di oggi, un’azienda il cui obiettivo è il business. In quel tragico momento fu bravissimo anche Pioli, un’altra bravissima persona che si comportò da vero padre di famiglia. Ora a lui faccio tutti i complimenti per i risultati con il Milan. Con lui l’avventura con la Fiorentina andò come nessuno si aspettasse e forse in quell’occasione fu fin troppo buono, laddove ci fosse bisogno di un po’ di più ‘rigidità'”.
Ultima curiosità. Com’è stata recepita la cessione di Chiesa alla Juventus? Cosa significa non averlo rimpiazzato?
“Chiesa ha sempre giocato esterno nel 3-5-2. L’acquisto di Callejon purtroppo non ha del tutto sostituito le sue qualità. Ci sarebbe dovuta essere una programmazione da parte della società. Quando parlai con Pradé, mi anticipò un anno prima che a certe offerte l’avrebbe potuto dar via. Poi si è rotto il rapporto con la città, con i tifosi e il suo errore è stato quello di dire che non avrebbe accettato alcuna squadra all’estero. Disse implicitamente di voler andare alla Juventus e, in più, restando avrebbe giocato in un modulo non suo. Con tutte queste circostanze Chiesa non poteva rimanere e quando ti trovi a dover affrontare una situazione così agli sgoccioli, capisco l’impossibilità di rimpiazzarlo”.
ESCLUSIVA CNP – Pestuggia, direttore di Violanews: “Con Prandelli grande entusiasmo. Benevento? Si giocherà la gara a viso aperto…”
