Dietro le quinte – La storia di Kamil Glik: dagli inizi all’approdo in giallorosso

La vita con grande frequenza ci rivela la sua inesorabile imprevedibilità, tante volte i disegni di chi è sopra di noi ci appaiono indecifrabili a primo impatto, e richiedono anni per essere capiti e compresi fino in fondo, perché a volte il destino si manifesta nella maniera più silenziosa, con un incontro casuale, in grado di cambiare una vita e una carriera, a volte anche più di una. Kamil Glik non ha bisogno di tante presentazioni, è la punta di diamante della nuova campagna acquisti del Benevento, tornato in pompa magna nel nostro Paese dopo anni ad altissimi livelli in Francia col Monaco, ma l’ascesa dell’arcigno difensore polacco è sempre stata così in discesa? Facciamo un passo indietro.

GLI INIZI

Kamil nasce il 3 Febbraio 1988 a Jastrzebie-Zdròj, città abitata da poco meno di 100 mila abitanti, situata nel Sud della Polonia e gemellata tra le altre anche con Napoli (quasi come a specificare da subito che la Campania fosse nel suo destino, ma questo nessuno poteva saperlo). La formazione del ragazzo è a dire il vero molto più semplice del nome della sua città di origine, come tanti ragazzi si avvicina allo sport da piccolo e pratica concretamente il gioco del calcio già dall’infanzia, accasandosi negli anni nelle giovanili di varie squadre locali: il suo ruolo è quello del difensore centrale, perché è lì che riesce a dare maggiormente il suo contributo, e alle non spettacolari abilità tecniche sopperisce con grande spirito di sacrificio e aggressività agonistica.

A 18 anni il primo cambio drastico, abbandona la fredda Polonia per trasferirsi nella caliente Spagna , più precisamente nel settore giovanile dell’Horadada, dove ci mette pochissimo tempo a farsi notare e ad essere prelevato addirittura dal Real Madrid, forse il Club più iconico al mondo, che lo aggrega nella propria formazione “C” militante il Tercera Division, la quarta serie spagnola. Nell’equivalente della nostra Serie D Kamil passa due anni, ma vede che un’opportunità in un contesto più competitivo le merengues non se la sentono di dargliela, perciò nel 2008 decide di rientrare in patria, al Piast Gliwice, per giocare nel massimo campionato polacco. Qui per la prima volta Glik mette in mostra il suo talento, disputa due campionati a livelli più che soddisfacenti tanto da attirare l’attenzione di quella che all’epoca si trattava di una delle reti di osservatori più efficaci in circolazione, quella del Palermo.

L’APPRODO IN ITALIA E UN INCONTRO INASPETTATO

Così nell’estate del 2010 Glik arriva in Italia, carico di speranze dopo essere finalmente sbarcato in uno dei principali campionati europei in una squadra che per giunta stava vivendo il proprio apice sportivo: Sirigu, Miccoli, Cavani, Ilicic, Pastore sono solo alcuni degli altisonanti nomi che consentirono ai rosanero in quegli anni di lottare sempre per la qualificazione in Europa, ed è proprio qui che il polacco fa il suo debutto, nel preliminare di Europa League contro il Maribor. Quello che sembra un ottimo inizio è in realtà il preludio ad un periodo difficile: infatti l’allenatore Delio Rossi non lo vede come un titolare, anzi in campionato non riesce neanche a debuttare, fino Gennaio le sue presenze saranno solamente 4 e tutte in Europa League, tant’è che nella finestra di mercato invernale verrà scaricato in prestito al Bari, Club saldamente ultimo in classifica e apparentemente condannato alla retrocessione.

Sembra una bocciatura, un’esperienza quella in rosanero così fallimentare da rischiare di bruciarlo come purtroppo accaduto a tanti giovani talenti negli anni, ma la vita come abbiamo detto è davvero strana, e proprio quella che doveva essere una bocciatura in realtà consente a Kamil di incontrare la persona che gli cambierà la carriera: sulla panchina dei pugliesi siede infatti Gian Piero Ventura, che a differenza di Delio Rossi quel difensore polacco lo vede eccome, gli concede da subito il posto da titolare, gli dà fiducia, ne riconosce il potenziale e ha pazienza con lui anche quando sbaglia, conscio del fatto che a lui come a tutti i giovani andava solo dato tempo; l’annata finisce e il Bari retrocede mestamente, ma il tutto era semplicemente un preludio ad un qualcosa di più grande, infatti Ventura viene assunto dal Torino, Club storico del nostro calcio ma in quel momento in Serie B, con l’obiettivo di risalire il prima possibile nel Campionato massimo italiano; Ventura ha pochi dubbi, uno dei primi nomi che fa alla dirigenza granata è quello di Kamil Glik, che approda così nella prima capitale della storia d’Italia per rilanciare una volta e per tutte la sua carriera. Questa volta è tutta un’altra musica, Glik sente la fiducia di tutto l’ambiente e comincia a carburare, le sue prestazioni lì dietro sono fondamentali per dare equilibrio alla squadra e concedere alla manovra offensiva di svolgersi con più tranquillità, l’annata è trionfante e il Torino col secondo posto in Campionato torna in Serie A.

GLI ANNI DELLA CONSACRAZIONE

Rientrato in A dalla porta principale, Glik si afferma definitivamente come difensore con annate di grandissimo livello dal punto di vista sia personale che di squadra: qualche cartellino rosso a causa della foga con cui gioca ogni tanto ci scappa, ma per il resto è un’autentica diga, rende infernale la vita degli attaccanti avversari e sviluppa anche un discreto senso del goal, specializzandosi nel fondamentale del colpo di testa su calcio piazzato, con un culmine di 7 reti nella stagione 2014/15. Dopo una salvezza tranquilla al primo anno, il punto più alto della sua esperienza granata lo ha raggiunto nel 2013/14, quando la sua squadra con un incredibile settimo posto raggiunge una storica qualificazione in Europa League: Glik sarà protagonista anche in questa competizione, disputata in maniera più che dignitosa dai suoi con la vittoria in casa dell’Athletic Bilbao come ciliegina sulla torta. Ogni ciclo, anche quello più bello, tuttavia ha un inizio e una fine, così nel 2016 quando anche Ventura lascia Torino per approdare sulla panchina della nazionale (con risultati che forse sarebbe meglio non ricordare), Kamil capisce che anche per lui è arrivato il momento di una nuova sfida, di testare le proprie abilità a un livello più alto, così accetta l’offerta del Monaco, uno dei Club di punta della Ligue 1 francese.

Qui la carriera di Glik raggiunge senza ombra di dubbio l’apice: conquistatosi subito il posto da titolare, ha un ruolo chiave in una squadra che tra gli altri aveva Fabinho, Falcao e un Mbappé in rampa di lancio, una formazione che disputerà una stagione meravigliosa culminata con la semifinale di Champions League (al debutto assoluto per Glik nella competizione) persa contro la Juventus e soprattutto con l’incredibile vittoria in Campionato contro il Paris Saint-Germain, corazzata super favorita sulla carta e che ha vinto 7 degli ultimi 8 Campionati, la maggior parte con largo margine sulla concorrenza. A testimonianza del ruolo di primo piano rivestito da Glik in questa impresa, viene inserito nella Top 11 della stagione e alla fine del 2017 sarà premiato come “Atleta polacco dell’anno”, davanti a un certo Robert Lewandoski che spalleggerà anche in nazionale nelle vesti di vice capitano ai Mondiali 2018. A Montecarlo disputa altre 3 stagioni positive per lui ma condite da alti e bassi per la squadra, che a causa delle numerose cessioni (di cui Mbappé proprio al PSG) non riuscirà più neanche a impensierire i rivali per la vittoria del titolo, così nel pazzo anno 2020, Kamil decide di lasciare la Francia e accettare una missione coraggiosa.

BENEVENTO: LA CHIUSURA DI UN CERCHIO

Decide di tornare in Italia, il Paese che lo ha in un certo senso adottato dal punto di vista professionale, e accetta la proposta dell’ambizioso Benevento, Club neopromosso in Serie A con l’obiettivo di restarci per tanti anni e aprire un ciclo: per farlo ha bisogno chiaramente di profili adatti all’impresa, uomini di esperienza a certi livelli che sappiano guidare i più giovani e trasmettergli una mentalità vincente; Glik approdando a Benevento ha scelto di non essere solo un giocatore: ha scelto di essere il punto di riferimento, l’uomo immagine della società e principale rappresentante di ciò che essa ambisce a diventare.

Le prime partite del difensore dal suo ritorno in Italia sono già agli archivi, un rendimento ancora non al top visto che si deve riadattare ad un Campionato che negli anni in cui è stato lontano è cambiato e si è evoluto in termini di gioco e di star-power medio, ma si può già intravedere la sua impronta sulla squadra: sulle 3 partite giocate con lui in campo il Benevento ha subito 7 goal, nell’unico incontro senza di lui 5; è un bottino tutto sommato migliorabile, un giocatore ambizioso come il polacco punterà sempre al clean sheet, ma è già palese come la sua figura sia in grado di guidare l’intero reparto e quando entrerà a pieni ritmi è probabile che anche l’intera squadra salirà di livello creando grattacapi a molte rivali. Dalla fredda Polonia al caldo mediterraneo dello stivale, forse la più grande intuizione di Gian Piero Ventura: Kamil Glik.